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RITRATTI: Virgilio Mercuri

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Siamo sicuri che esistano solo Deruta e Castelli per le ceramiche?

A Grottazzolina c’è un piccolo negozio-laboratorio che ne produce di ottime. Con tanto di tornio, tornello, forno, argilla rossa, pennelli e colori.

Il locale è un po’ nascosto (Parco della Rimembranza), ma chi lo scopre, entra in un altro mondo. Quello di Virgilio Mercuri: 76 anni molto vigili e una interessante storia alle spalle.

Lui è maestro elementare in pensione. Ha insegnato per «40 anni e otto mesi», precisa con orgoglio e con un po’ di malinconia. Segno che amava molto la scuola e i suoi allievi. Da giovane, in attesa di far lezioni, con alcuni amici aveva aperto un laboratorio di ceramica.

La piccola impresa ora è del figlio Luca, ingegnere gestionale. Ma Virgilio ancora bazzica la bottega, spolvera i pezzi unici prodotti, e qualche volta torna a disegnare un paesaggio.

È lui che ci fa da guida, che indica le anfore, i piatti, le acquasantiere, i centro-tavoli, i lampadari. Le scene disegnate sono di paesaggi bucolici, donne velate, Sibille.

Ci sono anche i vasi da farmacia. Un tempo non esistevano le multinazionali della chimica. Esistevano i farmacisti che preparavano personalmente i farmaci, usando anche, o soprattutto, le erbe. E, proprio nelle vecchie farmacie, su scaffali di legno scurito dal tempo, facevano bella mostra proprio i vasi dipinti. Oggi, ad acquistarli sono i collezionisti. Anche a Fermo ce ne stanno, spiega Virgilio. Di lui, Cesare Dall’Osso, medico e collezionista ceramologo fermano, scrisse molti anni fa: «Nato a Montottone (AP) fra i Sibillini e il mare, ha aperto gli occhi sulle dolci colline marchigiane riempiendoli dei suoi colori. Il verde tenero delle primavere, il bruno concreto dei campi arati, l’azzurro fra il cielo e mare, il giallo caldo delle messi mature, il viola sfumato delle distanti montagne. Tutti questi colori li rivede trasparenti, concreti, immutabili nella maiolica: il verde ramina, il bruno ferraccia, l’azzurro cobalto, il giallo antimonio e il viola manganese. Della tecnica ceramica per riprodurli e fissarli s’impossessa da solo, ché le necessità della vita non consentono apprendistato di bottega, né l’ausilio della scuola d’arte. La malia delle ceramiche della vicina Castelli lo cattura. Ne riproduce inizialmente, poi ne rivive e interpreta i paesaggi tanto simili a quelli della sua terra. Paesaggi, dove tra le querce autunnali contorte e le rovine antiche, vivono piccoli borghi raccolti, che le dinastie castellane dei Grue e dei Gentili si hanno lasciato e che il maestro Virgilio Mercuri ha fatto tornare».

Oggi il vecchio laboratorio produce anche artistiche placche copri-interruttori. Come dire: arte e commercio insieme. Soprattutto on-line.

Virgilio Mercuri nasce a Montottone nel 1940. Si diploma all’Istituto magistrale e inizia ad insegnare nella scuola del Convento dei padri Francescani di Montottone. Quindi, si iscrive alla facoltà di Pedagogia di Urbino. Nel frattempo, con alcuni amici, in attesa di una cattedra e assecondando una passione giovanile, apre un laboratorio di ceramica artistica. Nel 1969 vince il concorso per le Elementari. E’ l’ingresso ufficiale nella scuola pubblica italiana. Con una predilezione: la matematica, la geometria, la perfezione delle forme.  La passione e la professionalità artistiche vengono lasciate in eredità al figlio Luca.

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