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Urge la prevenzione

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242 miliardi di euro: i danni provocati da terremoti, frane, alluvioni

Il terremoto che il 24 agosto ha colpito il Centro Italia ha inevitabilmente scatenato discussioni e polemiche su ciò che si poteva fare e non è stato fatto negli anni per cercare di contenere questi pericoli. In Europa il nostro Paese è il più colpito dai terremoti, ma nonostante ciò si continua a investire poco in prevenzione con la conseguenza che il patrimonio edilizio è vecchio e non è in grado di sostenere scosse di tale intensità.
Basti pensare che circa il 70% dei fabbricati è stato costruito prima dell’entrata in vigore della normativa antisismica (1974). A rilevarlo è l’Ance (Associazione nazionale costruttori edili) che ha fatto una riflessione sulle conseguenze della mancata prevenzione dei danni a edifici pubblici e privati derivanti da calamità naturali.
class2012_02provIn termini economici il costo è altissimo: circa 3,5 miliardi di euro all’anno.
Infatti i danni provocati in Italia da terremoti, frane e alluvioni, dal 1944 a oggi, è pari a 242,5 miliardi di euro. Il 75% del totale, 181 miliardi, riguarda i sismi, il restante 25%, 61,5 miliardi, è da addebitare al dissesto idrogeologico (Rapporto sullo stato del territorio italiano di Ance e Cresme, Centro ricerche economiche e sociali del mercato dell’edilizia).
Per questo bisogna alzare il livello di sicurezza delle abitazioni adeguandole al territorio in cui sono state costruite. Come?
«Con un piano di investimenti pubblici mirati per la manutenzione e il miglioramento delle infrastrutture esistenti e l’uso intelligente della leva fiscale, con l’estensione del bonus antisismica del 65% per i lavori di prevenzione e messa in sicurezza statica, indipendentemente dalle condizioni poste ora dalla legge, permetterebbero di salvaguardare le vite umane e tutelare il nostro fragile territorio», propone il presidente dell’Ance, Claudio De Albertis.
Non solo case. Anche scuole e ospedali sono a rischio. Sempre l’Ance spiega che 64.800 edifici sono a uso esclusivo o prevalente uso scolastico: uno su dieci è stato realizzato in epoca anteriore al 1919 e complessivamente oltre il 60% prima del 1971.
Più di 24mila scuole (37%) si trovano in aree pericolose. Gli ospedali nel territorio nazionale sono circa 5.700. Le strutture esistenti nelle aree a rischio sismico sono 1.822.
Quasi il 45% dell’intero patrimonio, pari a 11.470 edifici tra scuole e ospedali, si trova nelle regioni del Sud e il 22% al Centro. Al Nord è più contenuto quello esposto a rischio. •

Valentina Ferlazzo

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