Home » voce ecclesiale » Chiuso l’Anno Santo

Chiuso l’Anno Santo

Stampa l articolo

Fermo: la Casa del Clero del seminario raccoglie 7mila euro per i terremotati

Non solo culto, ma anche carità. Passare per la porta santa della misericordia vuol dire avere un cuore misero. Accettare la misericordia divina, secondo l’episodio del servo spietato, raccontato da Matteo (18,23-35), vuol dire anche condonare il debito che si possiede nei confronti di qualcuno. Vuol dire anche convertire il cuore alle esigenze degli altri, che in questo momento hanno il volto delle persone colpite dal terremoto. I sacerdoti residenti nella Casa del Clero del Seminario di Fermo hanno messo mano al portafoglio e hanno donato più di 7mila euro a don Paolo De Angelis in rappresentanza della Vicaria di Amandola, la più colpita dal sisma del 24 agosto scorso.
Ma ricapitoliamo quella giornata. Il 13 ottobre ha sorpreso tutti per l’esito del pellegrinaggio e per la generosità.
I residenti nella Casa del Clero del Seminario di Fermo hanno anticipato la chiusura dell’Anno Santo della Misericordia di un mese. Per paura del freddo di novembre hanno scelto di anticipare la chiusura del Giubileo, con passaggio della porta Santa, preghiere secondo il Sommo Pontefice, confessione e… carità.
Giovedì 13 ottobre dunque è una fredda giornata autunnale. Ma il sole spuntato dopo giorni di pioggia quasi benedice questa iniziativa. I sacerdoti anziani e malati intabarrati in cappotti e cappelli, le suore, i seminaristi e gli infermieri si recano in pellegrinaggio nella Cattedrale di Fermo per acquistare l’indulgenza plenaria.
Alle ore 10 si parte con due pulmini e due autovetture. Una ventina di persone. La meta è il Museo diocesano, dove, chi vuole può essere guidato da un’esperta guida per le sale del Museo dove è raccolta la storia e le espressioni artistiche della comunità cristiana, sparsa nell’Arcidiocesi fermana. Le opere in mostra sono quelle del Tesoro della Cattedrale di Fermo, con l’aggiunta di altre provenienti dall’Arcivescovado, da chiese di Fermo e dalla Arcidiocesi.
Arriva il Vescovo, Mons. Luigi Conti, e poi il Vicario della zona montana di Amandola, don Paolo. Alle ore 10,45, con il segno della croce il Vescovo, indossata una stola bianca, dà il via alla celebrazione. Dopo il saluto iniziale ci si incammina verso la Porta santa. Davanti a tutti guida il piccolo corteo il Vescovo. Seguono, adagio e arrancando un po’, i convenuti. Davanti alla porta santa della Cattedrale, il Vescovo proclama: “Io sono la porta, chi passa per me, sarà salvo, entrerà e uscirà e troverà pascolo”. Si intona il canto “camminerò nella tua strada Signor” e tutti i presenti si avviano verso la Cappella del Santissimo.
Il Vicario Generale, don Pietro Orazi, legge un brano del vangelo di Luca (15, 1-7) e il rettore un brano della lettera agli Anziani di San Giovanni Paolo II.
Il vescovo, durante l’omelia, riprendendo le parole di San Giovanni Paolo II ribadisce che “quando Dio permette la nostra sofferenza a causa della malattia, della solitudine o per altre ragioni connesse con l’età avanzata, ci dà sempre la grazia e la forza perché ci uniamo con più amore al sacrificio del Figlio e partecipiamo con più intensità al suo progetto salvifico. Siamone persuasi: Egli è Padre, un Padre ricco di amore e di misericordia”.
Terminata l’omelia, quasi per dar corpo alle parole, mons. Ubaldo Speranza, in rappresentanza di tutti i residenti nella Casa del Clero del Seminario, dona a don Paolo le buste anonime dove ogni sacerdote ha messo la propria offerta.
Don Paolo ringrazia a nome della Vicaria. Durante la consegna delle offerte, viene intonato il canto “Dov’è carità e amore qui c’è Dio”. Quindi, con un’unica voce s’innalza, in quella cappella abbellita dagli affreschi degli apostoli, il Credo, il Padre nostro e altre preghiere secondo le intenzioni del Sommo Pontefice.
Si ricorda ai presenti che è possibile anche celebrare il sacramento della confessione requisito necessario per l’indulgenza insieme alla Comunione sacramentale.
Con il canto della Salve Regina si conclude la preghiera.
Don Paolo vuole, nel frattempo, rendere conto delle offerte ricevute. I suoi occhi parlano prima della bocca. Resta stupito anche lui. Sono più di 7 mila euro e qualche decina di dollari. Dice che ancora non sa a cosa serviranno, dato che molte sono le esigenze. Ci sono molteplici urgenze. Amandola non ha più una chiesa agibile. Celebrano l’eucaristia in un locale della prefettura.
Concludere l’Anno Santo è un gesto che indica una conversione alla Parola di Dio e alla Parola dei poveri di Jahwè, gli i ndifesi, gli ultimi, i senza voce.
I sacerdoti anziani e malati hanno ascoltato la voce di Dio e quella degli uomini. Deo gratias. •

About Nicola Del Gobbo

Direttore de La Voce delle Marche

Vedi anche

Senza scuola non si cresce

Visso: il terremoto cancella anche i segni di una scuola fortemente voluta dalla popolazione “Il …

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: