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Misericordia è rivoluzione culturale

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Nell’udienza un appello per un immediato cessate il fuoco in Siria

Le opere di misericordia sono “il miglior antidoto” a un mondo malato del “virus dell’indifferenza”. Ne è convinto Papa Francesco, che nell’udienza del 12 ottobre – conclusasi con un appello per “un immediato cessate il fuoco” in Siria – ha esortato i 32mila fedeli presenti in piazza a “imparare di nuovo a memoria” le opere di misericordia corporali e spirituali – oggetto delle prossime catechesi – e a compiere “almeno” un’opera di misericordia al giorno. Il risultato, ha assicurato, sarebbe “una vera rivoluzione culturale”, come quella operata da Madre Teresa.
Ha cominciato a 360° il Papa, per ricordare che “la misericordia non è riservata solo a dei momenti particolari, ma abbraccia tutta la nostra esistenza quotidiana”. “Essere testimoni di misericordia” non significa “compiere grandi sforzi o gesti sovraumani”: il Signore “ci indica una strada molto più semplice, fatta di piccoli gesti”. “Ogni volta che diamo da mangiare a chi ha fame e da bere a chi ha sete, che vestiamo una persona nuda e accogliamo un forestiero, che visitiamo un ammalato o un carcerato, lo facciamo a lui”, ha detto il Papa citando il brano del Vangelo di Matteo che suona un po’ come il “testamento” di Gesù ed esortando a riscoprire le opere di misericordia corporali e spirituali. Francesco ne ha citato una a lui molto cara, già segnalata all’attenzione del popolo di Dio in altre occasioni e ora entrata “nel linguaggio comune”: “Sopportare pazientemente le persone moleste”, “e ce ne sono di persone moleste!”, ha aggiunto a braccio elencando poi le altre sei: consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, pregare Dio per i vivi e per i morti.
“In un mondo purtroppo colpito dal virus dell’indifferenza, le opere di misericordia sono il miglior antidoto”, ha sintetizzato Francesco annunciando che saranno proprio le opere di misericordia corporali e spirituali l’argomento delle prossime catechesi del mercoledì. “Spesso sono le persone più vicine a noi che hanno bisogno del nostro aiuto”: “Non dobbiamo andare alla ricerca di chissà quali imprese da realizzare”, basta “sentire che Gesù è presente lì dove c’è un bisogno, una persona che ha un bisogno sia fisico che spirituale”, il consiglio del Papa a braccio. “Riconoscere il suo volto in quello di chi è nel bisogno” vuol dire evitare che “Cristo ci passi accanto senza che lo riconosciamo”. A questo proposito, il Papa ha ricordato la frase di Sant’Agostino: “Timeo Iesum transeuntem”. “Mi sono domandato perché Sant’Agostino ha detto di temere il passaggio di Gesù”, il commento di Francesco: “La risposta, purtroppo, è nei nostri comportamenti: perché spesso siamo distratti, indifferenti, e quando il Signore ci passa vicino noi perdiamo l’occasione dell’incontro con lui”. “Ho paura che il Signore passi e non lo riconosca”, ha affermato il Papa traducendo a braccio la frase menzionata: “Che passi davanti a me in una di queste persone piccole, bisognose, e io non mi accorgo che è Gesù”.
Compiere “almeno” un’opera di misericordia al giorno, per realizzare “una vera rivoluzione culturale”. Francesco ha concluso la catechesi con questo invito. “Sono convinto che attraverso questi semplici gesti quotidiani possiamo compiere una vera rivoluzione culturale, come è stato in passato”, ha continuato. “Quanti Santi sono ancora oggi ricordati non per le grandi opere che hanno realizzato ma per la carità che hanno saputo trasmettere!”, ha esclamato il Papa citando Madre Teresa, da poco canonizzata: “Non la ricordiamo per le tante case che ha aperto nel mondo, ma perché si chinava su ogni persona che trovava in mezzo alla strada per restituirle la dignità. Quanti bambini abbandonati ha stretto tra le sue braccia; quanti moribondi ha accompagnato sulla soglia dell’eternità tenendoli per mano!”. “Queste opere di misericordia sono i tratti del volto di Gesù Cristo che si prende cura dei suoi fratelli più piccoli per portare a ciascuno la tenerezza e la vicinanza di Dio – ha spiegato -. Che lo Spirito Santo accenda in noi il desiderio di vivere con questo stile di vita”. “Impariamo di nuovo a memoria le opere di misericordia corporale e spirituale e chiediamo al Signore di aiutarci a metterle in pratica ogni giorno”, la consegna finale: “E nel momento nel quale vediamo Gesù, in una persona che è nel bisogno”, l’ultima aggiunta fuori testo. •

M.Michela Nicolais

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