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Giubileo prima e dopo il sisma

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Al Santuario lesionato dell’Ambro la misericordia è “di casa”

Non c’è migliore collocamento di una Porta Santa che in un santuario: luogo di affluenza di tanti pellegrini, ambiente dove lo Spirito parla nel silenzio ai cuori e dove nel tempo la misericordia di Dio si è fatta carne in doni, conversioni, miracoli e grazie multiformi. E per un “giubileo diffuso” come quello della misericordia, il santuario della Madonna dell’Ambro nelle sue forme, nei suoi singolari silenzi, negli spazi immensi dei monti azzurri è stato scelto quale santuario giubilare con la sua porta santa aperta il 18 giugno scorso da S.E. Mons. Luigi Conti arcivescovo di Fermo.
“Questa porta della misericordia – ha detto alla cerimonia di apertura – si apre in virtù della fede, ed attraversarla vuol dire rinsaldare quell’alleanza che Dio ha stretto con tutti noi, ricordandoci che Lui ci sarà sempre fedele e non ci abbandonerà mai. Occorre attraversare quel varco lasciando fuori resistenze, incertezze, solitudini, e farsi accogliere dall’amore incondizionato di Dio”.
Ha parlato di Maria quale porta del cielo e passaggio dall’uomo vecchio alla nuova umanità, di una Madre che abbraccia teneramente le sue creature, del femminile misericordioso di Dio, del grembo verginale, santo, umile, silenzioso accogliente.
Già il santuario aveva vissuto alcuni momenti di giubilo.
Interessanti sono stati i ragazzi delle scuole medie di Amandola e Montefortino che prima del Natale 2015 hanno rallegrato il sagrato nell’offerta dell’ “Angelo della misericordia”: un disegno su un’originale tovaglietta plastificata che diceva a tutti “Non temere… questo è l’anno della misericordia”. Hanno scritto anche una preghiera. “Maria, madre del mio Signore, aiutaci nell’anno santo a costruire questo mondo, così come l’ha sognato Dio, dove regni la giustizia, dove riecheggi la pace e dove risplenda, in tutta la sua magnificenza, la natura protetta dall’uomo”.
Dal giorno dell’apertura della porta santa ogni domenica l’appuntamento al Santuario era alle 10,30 per un cammino a piedi. Come un fiume a cui si congiungono numerosi affluenti, giungevano i pellegrini, soli, a gruppi, in cammino da parrocchie lontane. La processione partiva dal sagrato del Santuario e si ingrandiva pian piano… Iniziavano in pochi e facevano un ampio giro sulla piazza, salivano la strada che costeggia il fiume e, a poco a poco, crescevano e diventavano così tanti davanti alla porta santa, che lo spazio angusto non riusciva a contenerli. Il cammino processionale era ritmato dalle Ave Marie del rosario e dal canto delle pie donne devote della Madre che rinverdivano melodie passate. Qualche volta si raggiungeva anche la cascata per un momento di preghiera al monumento bronzeo dell’apparizione. Alla porta santa ad attendere i tanti fedeli poteva esserci un vescovo come Mons. Gervasio Gestori o vari sacerdoti di passaggio. Parole di misericordia e di benedizione accompagnavano in silenzio il passaggio che si concludeva nella cappella della Madonna.
Se un segno giubilare è il pellegrinaggio, coloro che son partiti da lontano e camminando processionalmente hanno oltrepassato la porta santa, nella fede hanno espresso la gioia di essere sempre accompagnati dalla mano di Dio. Nel mese di agosto ogni giorno è stata occasione per vivere l’esperienza di un itinerario di vita, di conversione e misericordia. Belle e stupende le nostre giornate di agosto, colorate di tantissimi pellegrini, in un ambiente incontaminato dove il vociare dei bambini si mischiava al rumore dell’acqua del fiume. Quanti doni dal cielo, quante grazie! Abbiamo toccato con mano come l’anno santo sia stato un grande dono per tutti, una riscoperta della chiesa vista come sacramento di misericordia, un momento di partecipazione e un tempo ricco di fermento evangelico e di rinnovamento di vita: esso produrrà bellezza e sorpresa al modo del granello di senape e del lievito .
Poi, il 24 agosto, ore 3,36, il terremoto. Tutte le chiese del territorio lesionate. Il nostro bel Santuario…ferito di dentro nella sua bellezza e arte. Terribile la consapevolezza di non poter più entrare.
Terribile vedere le transenne davanti alla piccola salita che conduceva alla porta Santa. Smarrimento, silenzio, paura. Se la misericordia al santuario dell’Ambro si era manifestata fino a quel momento nel prendersi a cuore i nostri poveri, i nostri ammalati, come buoni samaritani o buoni pastori che portano in spalla le pecorelle smarrite, ora toccava a noi essere poveri, impauriti, senza dimora, senza certezze; toccava a noi vivere la paura e la tristezza delle pecorelle smarrite della terra. In questo scambio repentino dei ruoli abbiamo imparato sulla misericordia più che in tanti sermoni, più che in tante liturgie. Gli eventi ci hanno costretto ad aprire nuove porte. Non più la porta esterna da varcare, ma gli spazi immensi e nascosti e terribili dell’anima. E lì abbiamo ricominciato il nostro cammino, un itinerario più silenzioso, più solitario, difficile all’inizio. Entrare dentro quello spazio poco conosciuto, entrare e toccare il Tempio nascosto, il santuario dell’anima, il piccolo castello che conduce al centro prezioso, è stato il nostro obbiettivo. E così abbiamo aperto, a poco a poco, una nuova porta santa, più piccola, più nascosta, ma più preziosa. Ci siamo resi conto che la misericordia è un’arte che si impara giorno dopo giorno nel tempo e nello spazio donatici.
Allora nella “shekina” (tenda ) posta al centro della piazza, la misericordia di Dio, come buon samaritano, si è resa visibile nel vescovo Luigi Conti che, visibilmente preoccupato durante la celebrazione eucaristica del 3 settembre per una forte scossa tellurica, ha esortato a vincere ogni paura per essere “carità diffusa” nel territorio. Poi don Oscar, venuto da Alessandria il 2 ottobre con un gruppo di giovani, ha fatto dono di tanti viveri ai terremotati. “Per essere servi inutili – ha detto – è più importante l’ESSERE del FARE”. Parole di misericordia anche quelle di Don Franco Monterubbianesi che nella sua omelia, con la forza e il vigore di un giovane alla bella età di 85 anni ha esclamato: “Dio, Tu ci dai la certezza che la preghiera dell’umile penetra le nubi, fa che le scosse del terremoto servano anche per scuotere le coscienze e per risorgere ad un mondo nuovo. La nostra chiesa deve lavorare in un grande concerto per ricostruire la giustizia, la fratellanza e l’amore”.
Il dono dell’anno santo per noi ha significato ricominciare: di nuovo, da capo, un’altra volta, senza arrendersi mai. Vivere è l’infinita pazienza di ricominciare, di riabbracciare sé stessi e di aprirsi alle porte dell’infinito. Al santuario di Maria, sotto la tenda, abbiamo, a poco a poco, ricominciato… abbiamo aperto sentieri, siamo diventati porta l’uno per l’altro. Abbiamo percepito tutti una grande forza nella preghiera, forza che saliva dal basso, che invadeva la tenda, che faceva tornare a casa come rinati, come ri-sollevati. Siamo certi: il santuario della Madonna rinascerà su tante pietre vive! Grazie Papa Francesco per questo dono dell’anno della misericordia. •
Padre Gianfranco Priori

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