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Una scena de “I Promessi Sposi” recitati dalla “Cricca di Santa Lucia”

In memoria di Claudio

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Morrovalle piange Claudio Pandolfi, un uomo dedito al lavoro e all’impegno per la cittadinanza

Tristezza senza fine ci sta procurando quest’autunno. Il terremoto non ci dà tregua. Ogni minimo rumore, quando si è in casa, è fonte di angoscia. Come se non bastasse, la morte ci visita e ci lascia costernati. Claudio Pandolfi, classe 1962, il presidente del Circolo ACLI di Santa Lucia, frazione di Morrovalle, ci ha lasciati dopo una lunga malattia, nonostante tutte le cure sostenute.

Claudio Pandolfi nel pieno dell’attività al Circolo ACLI a Santa Lucia di Morrovalle
Claudio Pandolfi nel pieno dell’attività al Circolo ACLI a Santa Lucia di Morrovalle

Ero a Pescara mercoledì mattina due novembre, quando si è celebrato il funerale. Sono rientrato a Civitanova Marche nel tardo pomeriggio dello stesso giorno. Una telefonata a mia mamma per dirle che ero tornato e la notizia datami da mia cognata. Non ci potevo credere. Ero andato a trovare Claudio all’ospedale qualche settimana fa. Avevo saputo del suo ricovero da Tonino, suo fratello, che abita a Montecosaro poco lontano dalla pizzeria “Il Mulino”.
Ero nel locale in compagnia di due famiglie assieme a mia moglie e Tonino, anche lui in pizzeria, mi aveva detto che Claudio non stava bene ed era stato ricoverato. Il giorno dopo, al pomeriggio, ero all’ospedale. L’avevo trovato sofferente ma anche sorridente e fiducioso al pari della mamma, dei fratelli, di una cognata e dei nipoti che erano venuti a trovarlo. Abbiamo parlato del Circolo ACLI di Santa Lucia e del suo lavoro presso la ditta “F.A.S. Arredamenti s. r. l.”, fondata il primo gennaio 2014, di cui era socio assieme ad altri quattro giovani imprenditori. Scherzando gli avevo detto di stabilirsi quanto prima, perché il Circolo non poteva stare senza di lui. Mi aveva risposto con un sorriso quale solo lui era solito regalare.
Claudio era buono come il pane. Era generoso come pochi. Dire che era una persona perbene è riduttivo. Dedicava tutto il proprio tempo libero al Circolo. Era lui che teneva i contatti con l’Amministrazione Comunale, con la Parrocchia San Bartolomeo e con le altre associazioni di volontariato. Reggeva il Circolo ACLI di Santa Lucia di Morrovalle con competenza, cortesia e garbo impareggiabili. Ogni volta che mi recavo in visita alla sede, stabiliva subito una relazione affettiva basata sull’attenzione. L’interlocutore era sempre una cosa preziosa ai suoi occhi. Mi parlava dei progetti realizzati e quelli da realizzare. Era entusiasta di quello che il circolo andava via via realizzando. Ci teneva che la sede fosse un luogo d’incontro ma anche di dibattiti. Organizzava, con il direttivo, incontri e conferenze su argomenti più diversi. Al Circolo sono passati don Vincenzo Galiè, Moroni e altri studiosi. Fin dalla fondazione del Circolo, Claudio è stato sempre il presidente, perché capace e bravo nel tenere unito il gruppo di amici. Voleva che la sede fosse sì un luogo dove si tenevano gare di briscola, di calcetto e di altro, ma chiedeva sempre uno sforzo per innalzare il livello culturale di tutti.
Dopo aver inaugurato la sede del Circolo ACLI, Claudio e tutti i membri del direttivo avevano voluto riportare alla luce la festa di San Vincenzo Ferreri, che per vari motivi era stata interrotta negli anni ottanta. Questa festa, con la sagra dei vincisgrassi, dura tuttora; si tiene nel mese di maggio e ha avuto un successo sempre crescente nel corso degli ultimi anni; per Claudio era un po’ come una sua creatura.
Nel 2006, Claudio fu tra i fondatori del gruppo teatrale “La Cricca di Santa Lucia”. Anche in quest’attività dimostrava tutto il suo impegno, partecipando alla recitazione e alla realizzazione delle scenografie.

Circolo ACLI Santa Lucia festa degli anziani
Circolo ACLI Santa Lucia festa degli anziani

Aveva iniziato presto a lavorare presso la ditta “Gabellieri” di Santa Lucia, fondata dal mitico Graziano Gabellieri e continuata dai suoi figli: Lino, Gabriele e Paola. Come non ricordare poi anche la signora Delia, la moglie del fondatore e mamma dei tre ragazzi! Una vita divisa tra la bottega, la casa e la cucina. I primi lavori degli anni sessanta: le vetrinette, con la madia per mettere a lievitare il pane quando veniva fatto ancora in casa, la “rialzatina” con i ripiani per sistemare i bicchieri e le tazze, il tavolo della cucina con la base di formica. Era una novità. Fa tenerezza ricordare tutto questo. Claudio ha imparato il lavoro dell’ebanista, dire falegname è riduttivo, proprio in questa bottega artigiana. Aveva accumulato competenze tecniche ed esperienze lavorative che sono ritornate utili, quando il 1 gennaio 2014, assieme a Beniamino, Fabrizio, Enrico e Matteo, rilevata la vecchia proprietà, i magnifici cinque ne fondano una nuova. Nel corso di una visita che feci alla attuale ditta “F.A.S. Arredamenti s. r. l.” qualche anno fa, Claudio, Beniamino, Fabrizio, Enrico e Matteo, con tuta e mascherina lavoravano di concerto con altri operai. Dovevano rispettare delle scadenze. Si sa che per chi è nel commercio, la consegna del prodotto alla scadenza convenuta è segno di serietà professionale. Ci si fa un buon nome se si mantengono gli impegni presi e se si lavora puntando sulla qualità del prodotto.
Stavano producendo 250 camere per un grosso albergo, commissionate dal re del Marocco. In passato la ditta ha lavorato anche per il Vaticano, ai tempi del pontificato di Giovanni Paolo II. Santa Lucia di Morrovalle, una frazione del tutto anonima, distante cinque chilometri dal capoluogo e undici da Macerata! Cinquant’anni fa nessuno poteva pensare che, grazie a cinque coraggiosi ragazzi, il suo nome poteva varcare il Mediterraneo fino ad approdare alla corte del re del Marocco. Claudio è stato anche lui l’artefice del successo commerciale della ditta.
“Siamo come le foglie nate alla stagione florida/ crescono così rapide nel sole/ godiamo per un gramo tempo i fiori dell’età/ dagli dei non sapendo il bene, il male. /Rigide accanto, stanno due parvenze brune:/ l’una ha un destino di vecchiezza atroce, / l’altra di morte. E il frutto di giovinezza è un attimo/ quanto dilaga sulla terra il sole” (Mimnermo). Claudio ci ha lasciati ancora giovane, non ha conosciuto la vecchiaia ma ci ha insegnato che la vita va spesa nel fare il bene sempre, nel tempo libero e nel lavoro, con entusiasmo, dedizione e abnegazione. •

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