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La forza liberante della speranza

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Francesco al Giubileo dei carcerati

Gesù ha concluso il suo viaggio verso la meta ultima del suo pellegrinare terreno: Gerusalemme. Un camminare fatto di insegnamenti, di gesti, di racconti, ma anche di incomprensioni e di incredulità. Nella città santa, Gesù si trova a condividere anche le domande dell’uomo, ciò che ci aspetta dopo la morte. La questione gli viene posta da una domanda rivoltagli dai sadducei, cioè i sacerdoti custodi del tempio e del culto, che non credono nella risurrezione e riconoscono come testo ispirato solamente i primi cinque libri delle scritture, il Pentateuco, praticando sostanzialmente una lettura fondamentalista della Torah. E proprio perché nella Torah, nella sua interpretazione letterale, non c’è riferimento alla resurrezione dei morti, i sadducei la rigettavano, a differenza dei farisei e degli esseni, che invece la professavano come destino ultimo dei giusti. La domanda, allora: una donna che, in base alla legge del levirato stabilita da Mosè, ha spostato successivamente sette fratelli morti, l’uno dopo l’altro, senza che le abbiano dato un figlio, nella risurrezione di chi sarà moglie? In quel tempo era dominane una concezione materiale del destino dopo la morte, una continuazione della vita precedente.
Gesù non entra nella disputa tra sadducei e farisei, “non cade nel tranello e ribadisce la verità della risurrezione, spiegando che l’esistenza dopo la morte sarà diversa da quella sulla terra”, afferma Papa Francesco all’Angelus, che aggiunge: “Non è possibile applicare le categorie di questo mondo alle realtà che vanno oltre e sono più grandi di ciò che vediamo in questa vita”. Qui viviamo realtà provvisorie che finiscono; nell’al di là, “dopo la risurrezione, non avremo più la morte come orizzonte e vivremo tutto, anche i legami umani, nella dimensione di Dio, in maniera trasfigurata”, ricorda il Papa. La risurrezione “è un nuovo genere di vita che già sperimentiamo nell’oggi; è la vittoria sul nulla che già possiamo pregustare. La risurrezione è il fondamento della fede cristiana”.
Il messaggio proposto è quello della speranza che non delude, dono di Dio, ed è posta, dice Francesco, “nel più profondo del cuore di ogni persona perché possa rischiarare con la sua luce il presente, spesso turbato e offuscato da tante situazioni che portano tristezza e dolore. Abbiamo bisogno di rendere sempre più salde le radici della nostra speranza”.
Speranza è anche la parola che il Papa propone ai “fratelli e sorelle carcerati”, nel Giubileo loro dedicato: “Non esiste luogo nel nostro cuore che non possa essere raggiunto dall’amore di Dio. Dove c’è una persona che ha sbagliato, là si fa ancora più presente la misericordia del Padre, per suscitare pentimento, perdono, riconciliazione, pace”. Il mancato rispetto della legge “ha meritato la condanna; e la privazione della libertà è la forma più pesante della pena che si sconta”. Ma la speranza “non può venire meno. Una cosa, infatti, è ciò che meritiamo per il male compiuto; altra cosa, invece, è il ‘respiro’ della speranza, che non può essere soffocato da niente e da nessuno”.
La speranza: il cristiano non è l’uomo dalle risposte facili e pronte, ma ha davanti a sé una prospettiva che si alimenta proprio nella Parola e ha la forza della speranza, “che non può essere tolta a nessuno”, afferma ancora il Papa nella celebrazione in San Pietro per il Giubileo dei carcerati; “la speranza è la prova interiore della forza della misericordia di Dio, che chiede di guardare avanti e di vincere, con la fede e l’abbandono in Lui, l’attrattiva verso il male e il peccato”. Tutti abbiamo la possibilità di sbagliare, afferma ancora Francesco; “l’ipocrisia fa sì che non si pensi alla possibilità di cambiare vita”. Ci si dimentica che “tutti siamo peccatori e, spesso, siamo anche prigionieri senza rendercene conto. Quando si rimane chiusi nei propri pregiudizi, o si è schiavi degli idoli di un falso benessere, quando ci si muove dentro schemi ideologici o si assolutizzano leggi di mercato che schiacciano le persone, in realtà non si fa altro che stare tra le strette pareti della cella dell’individualismo e dell’autosufficienza, privati della verità che genera la libertà”. •

Fabio Zavattaro

Fermo: Giubileo dei detenuti

Anche il carcere di Fermo ha partecipato al Giubileo dei detenuti. Due le persone che hanno partecipato all’evento a Roma, per chiedere speranza e una giustizia vera. Il Giubileo è anche per i detenuti, per le persone che si trovano in difficoltà dentro le carceri, che scontano una pena e che devono farlo in maniera dignitosa. Ad accogliere i detenuti nelle carceri italiane e i loro familiari, Papa Francesco che ha chiesto per loro, per chi se lo merita, un atto di clemenza. A Roma sono andati anche due detenuti nel carcere di Fermo, Vincenzo Gambardella e Giovanni Paoltroni, che hanno avuto il permesso di partire in maniera autonoma e senza scorta, con una organizzazione meticolosa da parte della direzione del carcere e dell’area trattamentale. Sono stati momenti molti intensi, ad ascoltare le parole del Santo Padre che ha incitato alla speranza e alla dignità, di fronte anche alle persone che lavorano nelle carceri, dagli agenti di Polizia Penitenziaria ai direttori e gli educatori. Il Giubileo è stato anche l’occasione per chiedere una reale e vera riforma della giustizia, più vicina alle persone, per una detenzione che miri davvero alla rieducazione dei condannati. Per questo in tante carceri ci sono stati due giorni di sciopero della fame, hanno aderito anche i detenuti di Fermo che però non hanno voluto sprecare il pasto e hanno deciso di donare tutto il cibo preparato tra le mura della casa di reclusione alla mensa sociale de Il Ponte. Il direttivo de Il Ponte, con il presidente Silvano Gallucci, hanno mandato una lettera ufficiale di ringraziamento, precisando che il cibo donato è stato destinato a tre nuclei familiari fermani in difficoltà estrema, peraltro peggiorata a causa del terremoto. Giorni dunque di vera riflessione, per un pensiero di speranza che il Papa ha donato e che rimane nelle persone di buona volontà.•

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