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L'estasi di Santa Teresa d'Avila del Bernini

La tri-noetica visione del mondo

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Viaggio della mente umana: dalla sintassi all’estasi passando per l’estetica

Sýntaxis, aísthesis, ékstasis

1. Sýn-taxis: il noûs e il profilo sintattico (superficie) del mondo
Il mondo e la vita, lo spazio e il tempo, sono scritti con i caratteri di una lingua la cui parola supera i confini della vita e del mondo, del tempo e dello spazio. Questa parola è nel mondo, ma anche ‘altrove’ rispetto al mondo, ‘altra’ rispetto alle cose.
Immanente e trascendente. Per leggerla e ascoltarla in esteso possediamo tre gradi di sensus e di nóesis (di senso e pensiero/intelligenza); tre differenti bande fondamentali di sintonia cromatica, mediante le quali la nostra mente (noûs) entra in relazione con i corrispettivi basilari e salienti profili del mondo.
Ciascuno di quesi gradi, oltre che testo e testimone di se stesso, è anche contesto, pre-testo e testimone degli altri. V’è da dire che queste diverse intenzioni dello sguardo accadono simultaneamente. Talora, però, la loro forma è scandita dal ritmo della successione (regia ‘diairetica’ o logica), talora – regia ‘sinairetica’ – da quello della simultaneità.
A un primo grado troviamo il senso e l’intelligenza che possiamo definire ‘sintattici’. Con essi cerchiamo, inventiamo, riscontriamo, un ordine nelle cose, una loro struttura (sýn-taxis); una loro ‘datità’ misurabile, suddivisibile e organizzabile, secondo relazioni pratiche e teoriche.
È il grado del comune essere nel mondo, del contatto immediato, della discriminazione spontanea, dell’orientamento e della ricerca di indizi che convincono all’azione; dell’indagine scientifica e tecnologica; della politica, del diritto, dell’economia e della storia.

2. Aísthesis: il noûs e il profilo estetico (profondità sporgente) del reale
Ma questo primo grado, pur autosufficiente strutturalmente e sufficiente cognitivamente per molti, non è più ‘sufficiente’ se vogliamo appagare il desiderio di penetrare nei recessi dell’esistenza; sentiamo, infatti, che il nostro spirito sta stretto dentro il reticolo superficiale delle cose, che esse ‘sono’ più di quello che – apparentemente – ‘sono’.
Avvertiamo un innamoramento che ci avvolge e attira, che ci fa andare; intuiamo che esistono altri livelli di intelligenza e di senso. Il secondo passo di questo procedere è anch’esso pieno di nóesis, ma di una nóesis la cui ‘forma’ supera e ricomprende quella sintattica. Su di essa si fonda, ma la illumina e la trascende.
È la nóesis dello sguardo ‘estetico’ (aisthánomai, avverto); la nóesis dell’animadvertere, dell’animum ad vertere, dell’indirizzare il cuore e l’occhio interiore al suo proprio fuoco; la nóesis della rivelazione (Platone).
Si può qualificare questo livello come quel piano linguistico nel cui ambito le cose ci raccontano il loro rilievo e la loro profondità, il loro sporgere allo sguardo, il loro volto non frammentario, il polo dialogante che possiamo afferrare e, a nostra volta, raccontare, entrando con esso in risonanza. Si disvelano, le cose, e rivelano il loro nome segreto; e noi, di passo in passo, ci ritroviamo, insieme ad esse, nel loro álla agoreúein, in un parlare che è parlare d’altro (allegoria).

3. Ék-stasis: il noûs e il profilo estatico (ulteriorità) dell’esistenza
Anche il piano estetico ha una sua autosufficienza; ma il suo stesso ex-porsi segnala agli spiriti sensibili la ‘necessità’ di procedere oltre, e si dispiega qual momento di transizione e d’interfaccia tra il piano sintattico e quello ‘estatico’ (ék-stasis, excessus mentis). Nell’ék-stasis si esce ‘fuori’ dalle cose e si ‘dialoga’ con i riflessi di quell’in(de)finito verbo che è in in(de)finito eccesso rispetto ad esse, e ne costituisce lo sfondo/origine di senso e ulteriore significato.
È il grado del sentire e dell’intelligenza aperti, di una nóesis trans-ascendente e più profonda, che oltrepassa, ravviva e riassume le precedenti. Il misterioso álla agoreúein che si parla in questo mondo ‘altro’ è più difficile da rendere in termini sintatticamente udibili e riferibili; e perciò la migliore e diretta via d’ingresso è quella contemplativa, mistica, religiosa. •

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