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Capparuccia: il lavoro di Elisa per il Natale 2016

Ho rifatto il presepe

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Dopo non so quanto tempo e perchè l’ho smesso

Sono passati molti anni dall’ultimo presepe che ho allestito in casa. Sarà che da bambini, io e i miei fratelli, trovavamo fare il presepe uno spasso. Decidere che forma dare alle montagne con la carta marrone, fare i contorsionisti per incastrarsi sotto il camino e appendere il cielo, scegliere le postazioni della donna con le galline rispetto al pastore con la pecora in spalla. E cosa non meno importante come fare delle uscite in campagna per cercare il muschio. Perchè quello comprato non è la stessa cosa. Non so in quale Natale abbiamo smesso di farlo. Probabilmente dopo esser cresciuti, con due fratelli sposati che vivono le loro vite altrove e con la mamma che preferisce l’albero al presepe perchè “alomeno non fa lo sporco”. Quest’anno però mi ci sono messa d’impegno e l’ho rifatto. Sempre sotto al camino. Sempre col muschio fresco. Sempre con le stesse statuine. Sempre facendo mille acrobazie per attaccare la carta stellata che proprio non vuole star su. Questa volta ad ammirarlo con me a lavoro terminato non c’erano i miei fratelli, ma i miei nipoti. Inutile dire che le pecorelle non sono più le stesse dopo l’incontro con loro. E che Maria ha preso il posto di Gesù, Giuseppe quello del bue e il bue sta fuori la stalla per essere ammirato meglio. I Re Magi sono già arrivati, qualcuno dorme sdraiato sull’erba , qualcuno sta vicino alla signora del pane. Insomma, tutti sono in fermento per la nascita di questo Bambino, tutti si muovono. Ed è proprio quello che volevo per il mio presepe. Questa dinamicità rappresenta un po’ quella forza che noi tutti dovremmo avere dentro. Quel camminare lungo una strada lunga e tortuosa, quel dare, portare doni come fa ogni statuetta, come fanno i Magi. Quel meravigliarsi dei bambini per le piccole cose come le luci che cambiano colore ed illuminano anche le casine più lontane. Inoltre, rispondere ad ogni loro domanda, porta a raccontare una storia. La storia di Maria e Giuseppe che hanno avuto un bambino in una mangiatoia e di quanti gli hanno fatto visita omaggiandoli con alcuni doni. Ma anche la storia di quando ero piccola, di come io e i miei fratelli (loro madre) ci divertivamo ad essere dei creatori di un mondo che era nella nostra testa. Di come eravamo dei bravi architetti creativi. Di come sapevamo creare corsi d’acqua e strade.
E se i racconti saranno piaciuti allora saprò che ho trasmesso una tradizione anche a loro, un piccolo pezzo di me che viaggia attraverso questo piccolo villaggio ospitato nel mio camino. •

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