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Il cielo di Smerillo: uno spazio ri-velatore di scenari celesti (nella foto: Maestà di Duccio di Buoninsegna a Siena)

Se la terra trema, noi… (seconda parte)

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Una visione profetica che annuncia il movimento della terra e il significato per annunciare la misericordia non solo dentro un tempio fatto di mattoni

Ante Diem XII Kal. Dec. AD MMXVI Die Dominica (Domenica 20 novembre 2016). Smerilli, hora nona, Sybillinos Montes respiciens.
Smerillo, circa le ore quindici, balcone prospiciente i Sibillini: mentre meditavo, assorto nella più completa solitudine, sono stato sorpreso da qualcosa d’inaspettato e sconvolgente, da un fulgore d’ἀποκάλυψις (apokálypsis). Un lampo mai avvertito prima, e poi un turbine e un vortice luminoso sullo sfondo di un dilagare di luce, di una luce mai vista. E una scritta a coprire l’orizzonte: ΕΓΩ ΣΟΥ ΦΥΛΑΞ ΕΙΜΙ (egò soû phýlax eimí).
“Sei, dunque, il mio custos terribilis. Ma perché mi ti manifesti in lingua greca?”
“È la lingua in cui la PAROLA risuona con migliore energia”.
“E nella latina?”
“Con migliore stabilità”.
“Κατανοέω (‘comprehendo’), ma che cosa vuoi, qui e ora, da me?”
“Guarda, ascolta e annota”.

Quella luce non era la luce alla quale sono abituato, anzi alla quale non sono abituato, perché io non ho mai visto la luce, bensì solo oggetti luminosi o illuminati.
Quella luce era la luce nella sua essenza, indefinibile, indescrivibile, indecifrabile, inenarrabile, inaccessibile; era la luce del cielo dei cieli, attraversata da schiere di esseri in forma di solitoni in un oceano lucente.
Quella luce aveva cancellato il mondo circostante, ma non lo aveva annullato: esso vi traspariva in filigrana tenuissima, quasi trina di profili evanescenti.
Quella luce, o meglio una sua onda senza confini, era il trono dell’Altissimo, dell’Adonài tre volte Santo. Lui non ho potuto vederlo – non è concesso –, ma ho contemplato la sua Maestà nella Formositas di ogni formositas, nella Pulchritudo di tutte le pulchritudines, nel Bonum di ogni bonum, nel Verum di ogni veritas, nell’Amor di ogni amor, nella Sapientia di ogni sapientia.

Davanti al trono della sua Gloria (Kabod) ottantuno ἄρχοντες (árchontes, arconti, governanti): gli ἄγοντες καὶ φύλακες (ágontes kaì phýlakes, guide e sorveglianti) del creato, così ordinati:
Nove ἄρχοντες καὶ ἄγοντες καὶ φύλακες (árchontes kaì ágontes kaì phýlakes) del Coro dei Serafini, preposti all’Energia a Matrice Iperlogica (intermediaria tra la Divina Sophìa e il Kósmos), i primi tre; allo Stato Energetico della Materia, i secondi tre; allo Stato di Massa della Materia, gli ultimi tre.
Nove ἄρχοντες καὶ ἄγοντες καὶ φύλακες (árchontes kaì ágontes kaì phýlakes) del Coro dei Cherubini, preposti agli Infiniti Pluriversi e Multiversi esistenti.
Nove ἄρχοντες καὶ ἄγοντες καὶ φύλακες (árchontes kaì ágontes kaì phýlakes) del Coro dei Troni, preposti all’Universo di cui siamo abitanti.
Nove ἄρχοντες καὶ ἄγοντες καὶ φύλακες (árchontes kaì ágontes kaì phýlakes) del Coro delle Dominazioni, preposti al governo della nostra Galassia.
Nove ἄρχοντες καὶ ἄγοντες καὶ φύλακες (árchontes kaì ágontes kaì phýlakes) del Coro delle Virtù, preposti al governo del Sistema Solare.
Nove ἄρχοντες καὶ ἄγοντες καὶ φύλακες (árchontes kaì ágontes kaì phýlakes) del Coro delle Potestà, preposti al governo del Sole.
Nove ἄρχοντες καὶ ἄγοντες καὶ φύλακες (árchontes kaì ágontes kaì phýlakes) del Coro dei Principati, preposti al governo della Fisica Terrestre.
Nove ἄρχοντες καὶ ἄγοντες καὶ φύλακες (árchontes kaì ágontes kaì phýlakes) del Coro degli Arcangeli, preposti al governo della Biosfera.
Nove ἄρχοντες καὶ ἄγοντες καὶ φύλακες (árchontes kaì ágontes kaì phýlakes) del Coro degli Angeli, preposti al governo del Mondo Umano.

Prosternati, ma non in umiliazione, sebbene in esaltazione, molti santi, la cui fisionomia di solitoni lucenti si rischiarava e diventava leggibile mediante l’assunzione dei tratti iconici delle immagini che li rappresentano: Benedetto da Norcia, Rita da Cascia, Francesco, Agostino, Domenico e tanti altri.
“Diem lege! Diem lege! (leggi la data)”, mi sollecitava il vortice luminoso del mio custos: ANTE DIEM SEPT. KAL. NOV. AD MMXVI (26 ottobre 2016)!
I santi imploravano da Dio Misericordia per le popolazioni che di lì a poco sarebbero state investite da un terremoto di immani proporzioni.

La voce della Gloria di Dio era come il fragore di mille tuoni e il mormorio di un ruscello di montagna, il tintinno di un arpa, il suono di cento violini, il vibrare delle corde di una cetra.

A un cenno della Maestà i nove Principati si erano fatti avanti, e il Signore, con mia somma consolante sorpresa, ma anche con sublime valore di rivelazione, aveva chiesto loro indicia atque consultationes (notizie e suggerimenti). Non benevola condiscendenza, tuttavia, ma esigenza di condivisione e partecipazione, esigenza di Caritas, quia Deus Caritas est!
“O Santo, Santo, Santo! I monti stanno per scuotersi dalle fondamenta, l’urto più potente distruggerà intere città e molti villaggi, insieme a innumeri vite umane. I santi Ti chiedono di risparmiare la vita degli uomini”.

La voce veniva alla mia mente come uno scrosio di mille acque e un coro di voci di cattedrale.

“Signum mirabile ergo invocate (un miracolo strepitoso e inaudito invocate)! Un segno tale da sospendere le leggi di natura atque motus telluris (e i moti tellurici) che sono i motori della vita sul pianeta che tanto ho amato e amo?”
“Non è necessario, o Santissimo Iddio! Satis est (è sufficiente) agire sui numeri della frequenza aleatoria dei fenomeni, e così invertire la sequenza dei sussulti della terra: avvisati dalle prime scosse, forti ma non devastanti, i popoli staranno in allarme, e così, all’arrivo della scossa più temibile saranno già in salvo. La scossa medesima, inoltre, risulterà attenuata dalle precedenti e sarà meno dirompente”.
“Necesse autem est (è necessario però) che non si avverta sine dubio la manipolazione degli eventi da parte Nostra, ché nessuno deve essere forzato a credere in Me al di là della sua sincera volontà”.
“Non adest periculum (non v’è questo rischio), o tre volte Santo! Gli uomini, sempre sedotti dal materialismo dell’inutile “caso”, troveranno expedite (facilmente) la spiegazione scientifica del succedersi delle ondate sismiche et incolumitatis (e della salvaguardia) delle vite umane, quod erit supra modum mirabile factum. Chi invece vorrà aprire la mente e il cuore al Tuo Amore capirà anche tra i bagliori del crepuscolo”.
“A costoro che hanno orecchie per intendere voglio inviare anche un secondo grande segno. Alzatevi, o santi che siete prosternati davanti a Me. Siete voi parati (pronti) a rinunciare alla massima parte dei luoghi del vostro culto affinché si estenda la Mia intera Misericordia sulle vite e faccia parziale grazia alle dimore dei popoli che il flagello percuoterà?”
“I luoghi di culto per noi sono nulla di fronte ai “consigli” della Tua Misericordia. E la distruzione di tanti templi indurrà molti a riconsiderare la propria fede, a rimettersi in moto per cercare un luogo in cui onorarTi; e anche i sacerdoti si sentiranno più fratelli. Inizierà a realizzarsi, inoltre, quella la profezia che sogna che i popoli Ti adorino in Spirito e Verità, trasformando in tempio i loro cuori e non erigendo per Te recinti di pietra. Sia fatta, dunque, la Tua Santissima Volontà, ora e in eterno!”
“Ite ergo (allora andate), figli dilettissimi, a consolare le genti che patiranno, e ispirate la certezza che la disgrazia può essere grazia; che il cammino deve ripartire più fiducioso e operante di prima. Andate, e tutto avvenga secondo la vostra graditissima preghiera e volontà”.

A conclusione, gli ottantuno esseri ἄρχοντες καὶ ἄγοντες καὶ φύλακες intonavano un “Osanna!” alle cui note rispondeva tutto il Paradiso. Nel canto la visione si dissolveva, e tutto ciò che era prima ridotto in filigrana ritornava alla sua realtà: una realtà ancora molto dolorosa, ma non più disperatamente desolata. •

Leggi la prima parte QUI

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