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Fermo, chiesa di S. Giovanni Bosco: il sindaco di Fermo e il tavolo dei relatori

Gli appunti di una vita

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Fermo: don Paci presenta la storia della “sua” parrocchia

La notizia è che c’erano cinquecento persone presenti in chiesa; che si presentava un libro e, soprattutto, che a scriverlo è stato un giovane sacerdote di… 92 anni.
Don Giuseppe Paci li compirà tra qualche giorno (è nato a Porto San Giorgio l’otto gennaio del 1925). Negli ultimi dieci mesi ha realizzato il volume dal titolo «Un territorio, due contrade, una Comunità». È la storia di due località fermane alla destra del Tenna: Molini e Girola, e della chiesa e parrocchia di San Giovanni Bosco dove don Don Peppe è stato parroco per decenni: dal 13 ottobre 1963 al 7 ottobre 2001. Un parroco che s’è fatto amare da giovani e adulti. La foltissima presenza domenica scorsa ne è rivelatrice.
«Sono stanco, frastornato ed emozionato» ha esordito il sacerdote, che ora vive in Seminario, dopo i saluti rivoltigli dal nuovo parroco don Luciano Montelpare, dal sindaco di Fermo Paolo Calcinaro e dal vicario generale della diocesi fermana don Pietro Orazi. Accanto a don Peppe sedeva Leonello Alessandrini, parrocchiano, impegnato nella Cavalcata dell’Assunta, socio de Le Grafiche Fioroni che hanno pubblicato il libro. 223 pagine, 300 foto, il racconto di un territorio, della sua gente (facendo nomi e cognomi), di iniziative fatte e di quelle in corso, di piccole imprese e di grande lavoro.
Proprio al lavoro, parlando del Bacologico, della Cartiera, dei Molini, del Linificio, delle centraline elettriche, don Peppe concede ampio spazio. L’anziano sacerdote ha avuto un interesse grande a questo mondo. Perché il lavoro è la stoffa degli uomini, li rende co-creatori: longa manus del Padreterno. D’altronde, una parrocchia che si rifà a San Giovanni Bosco non può essere altrimenti. Il santo torinese ebbe speciale attenzione al lavoro, specie giovanile: una modalità non solo per dare pane ai suoi ragazzi ma anche un modello educativo. E anche l’arcivescovo Perini, quando nel 1963 benedì la posa della prima pietra dell’attuale chiesa, ai salesiani si rifaceva avendo lì studiato da ragazzino.
Non sono mancati approfondimenti sull’ex campo di concentramento – linificio prima e conceria dopo – e sulle iniziative sportive e ludiche.
Prima della conclusione, i giovani della parrocchia hanno dedicato al sacerdote, proiettandolo, un simpaticissimo video. Il ricavato del libro andrà al missionario Antolini per la realizzazione di un ospedale in Africa. •

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