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Chiesa di Santa Maria Apparente addobbata per la liturgia in rito ortodosso

La Chiesa Ortodossa in diocesi

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Civitanova Marche: la chiesa di S. Maria Apparente diventa la seconda casa delle comunità orientali

È una mattinata fredda quella di domenica 8 gennaio. Non mi scoraggio. Prendo la macchina per Santa Maria Apparente. Ho un appuntamento con padre Oleg Bonari. Mi aspetta al santuario alle 9,15 prima della messa. Arrivo e trovo in fondo alla chiesa una signora russa. Sta preparando una piccola bancarella, assieme ad una sua amica. Chiedo di padre Oleg e lo vedo uscire dal locale posto dietro l’altare. Sta preparando tutto ciò che serve per la celebrazione. Mi siedo in prima fila e aspetto. Dopo aver sistemato i libri liturgici e aver incensato, mi fa cenno di avvicinarmi. Lo seguo in sacrestia. Mi sembra di conoscerlo da sempre, tanto è affabile e disponibile. Inizia la conversazione.
Padre Oleg Bonari ha quarantasei anni, è nato nella Repubblica Moldova. Quest’anno compie ventidue anni di sacerdozio, di cui tredici trascorsi qui in Italia come sacerdote missionario. Fa parte del Patriarcato di Bucarest, Metropolia Occidentale e Meridionale, con sede a Parigi, Diocesi Ortodossa Romena d’Italia, con sede a Roma. È padre per ben due motivi, primo perchè è sposato, con due figli, di cui uno all’Università di Medicina, l’altro più piccolo frequenta le superiori. L’altro motivo della sua paternità è dovuto al fatto che è padre spirituale della comunità di fedeli che lo seguono con passione da quando è arrivato in Italia dal 2003. Proprio in quest’anno, insieme con un altro sacerdote, inizia a interessarsi dei cristiani ortodossi presenti in Ancona, Pesaro, Fano, Macerata, Fermo e Ascoli Piceno. Celebravano la Santa Liturgia in rito Ortodosso ad Ancona e una volta al mese a Pesaro, Macerata e poi a Fermo. I preti della Chiesa Ortodossa possono scegliere di sposarsi o di rimanere celibi. Padre Oleg e la moglie, per mantenere la propria famiglia, lavorano entrambi in fabbrica.

Chiesa di Santa Maria Apparente: bancarella di articoli religiosi

Nel 2010 padre Oleg è stato invitato dal Vescovo di Loreto, Mons. Giovanni Tonucci, a celebrare la Santa Liturgia ogni terzo sabato del mese nella cappella “San Benedetto Giuseppe Labbre”, all’interno della Santa Casa. Padre Oleg conosce molto bene il vescovo di Fermo mons. Luigi Conti da quando dirigeva la Diocesi di Macerata. Su sua richiesta, celebrava la Liturgia una volta al mese a Macerata, nella chiesa “Santa Maria della Pietà” e a Fermo nella chiesa “Madonna del Ferro”. Dal 2012, la Diocesi di Macerata ha dato alla comunità degli ortodossi, in comodato d’uso, la chiesa “Sant’Ubaldo” a Passo di Treia; in seguito al terremoto del 24 agosto 2016, la chiesa è stata dichiarata inagibile ed è iniziato il pellegrinaggio dei fedeli ortodossi da un posto all’altro finché non sono stati accolti dal parroco di Santa Maria Apparente che ha dato loro in uso il Santuario. Alcuni fedeli compiono 80-90 km per arrivare alla Santa Liturgia. Sono di diverse nazionalità: romeni, moldavi, ucraini, serbi, slovacchi, russi, bulgari. Parlano romeno, russo, italiano.
Dopo il terremoto, molte badanti e famiglie di cristiani ortodossi hanno abbandonato i territori dell’alto maceratese o si sono spostati verso le zone della costa. Uscendo dal santuario, dopo la breve intervista, ho conosciuto alcuni fedeli che stavano arrivando per la celebrazione: un signore proveniente dalla Repubblica Moldova, un altro dalla Romania ma residente a Mogliano.
Nel Santuario di “Santa Maria Apparente”, padre Oleg celebra la Santa Liturgia, Vespro, Mattutino, Confessioni, Comunioni, Battesimi. Gli orari per la liturgia sono: il Sabato sera alle 17.00 e Domenica mattina dalle 8.30 alle 12.30. La Santa Liturgia in rito ortodosso si celebra nel giorno di Domenica e nelle feste, ma solo il mattino ed è accompagnata dai canti. Consiste in tre parti: la liturgia della preparazione, quella dei catecumeni e quella dei fedeli.
La liturgia segue uno schema fisso, sebbene le letture e gli inni varino secondo il calendario liturgico. Nel primo millennio dell’era cristiana la Chiesa intera era essenzialmente “Ortodossa” che dal greco significa opinione conforme a verità. Certamente vi erano importanti differenze tra la Chiesa d’Oriente e la Chiesa d’Occidente, ma per lunghi secoli, furono in comunione. La chiesa ortodossa nasce quando nel 1054 si produsse il Grande Scisma e, le due chiese, quella d’Oriente e quella d’Occidente si dividono. Quella d’Oriente è chiamata Ortodossa.
Le chiese ortodosse più importanti sono quella greca, russa, romena, serba, bulgara.
La comunità ortodossa per la provincia di Macerata è stata accolta molto bene sia nel capoluogo, dove ha avuto la prima chiesa, sia a Passo di Treia, città dalla quale è dovuta andare via a seguito del terremoto. I fedeli ortodossi sono stati accolti molto bene e con tanto amore anche nella parrocchia di “Santa Maria Apparente” da don Emilio Rocchi, carissimo amico e con la benedizione e approvazione di mons. Luigi Conti.
La comunità dei fedeli ortodossi ha però bisogno di avere una chiesa tutta per sé, per poterla addobbare secondo le proprie tradizioni, come ha potuto fare con la chiesa di Sant’Ubaldo a Passo di Treia. Per chi è lontano dai propri paesi d’origine, la chiesa è come una seconda casa, dove incontrarsi per le funzioni religiose con amici, parenti e semplici conoscenti. Una grande famiglia deve avere una casa.
All’interno della chiesa ortodossa, lo spazio che separa la parte destinata ai fedeli da quella destinata al sacerdote si chiama Iconostasi, composto da una fila di icone, generalmente cinque, ogni fila caratterizzata da una precisa tematica. Nell’Iconostasi ci sono tre porte: quella centrale, sulla quale è rappresentata l’Annunciazione, detta anche “reale” o “del Paradiso”. Vi può passare solo il sacerdote e porta direttamente all’altare. A sinistra e a destra ci sono le porte dette “diaconali”, usate dai diaconi. Dietro l’Iconostasi c’è l’altare che deve essere quadrangolare. Sull’altare non si può appoggiare alcun oggetto al di fuori dei libri liturgici e le candele. Su uno dei due tavoli laterali, il sacerdote, prima della messa, prepara le offerte, sull’altro si trovano i libri liturgici e i paramenti per il sacerdote. Il tabernacolo, di solito, sta sull’altare e ha la forma della chiesa.
La chiesa ortodossa usa due calendari: giuliano e gregoriano. Alcuni paesi ortodossi festeggiano il Natale, il 25 Dicembre, altri invece il 7 Gennaio. Non è una divergenza, è solo una differenza di calendario; gli ortodossi che seguono quello giuliano, festeggiano il Natale il 7 gennaio, come per esempio i russi, gli ucraini e una parte di moldavi. I fedeli della chiesa ortodossa, immigrati in Italia, devono avere la possibilità di ritrovarsi per celebrare la liturgia secondo il proprio rito, non devono mai perdere il contatto con la propria chiesa.
La prima cosa che perdevano i nostri immigrati meridionali, catapultati in Lombardia nei primi anni sessanta per motivi di lavoro, era il contatto con la chiesa. Questo mi raccontavano tanti immigrati meridionali che ho conosciuto nel corso del mio lungo soggiorno in Brianza. Ciò non deve avvenire per i nuovi immigrati che vengono dai paesi dell’Est.
È grazie a padre Oleg che questo contatto viene mantenuto. •

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Un commento

  1. Enrico Catalini

    Ho conosciuto Padre Oleg alcuni anni fa a Macerata, siamo diventati da subito amici. È una grande persona e un sacerdote di altissimo livello. Sono fortunato ad averlo conosciuto e orgoglioso di essere suo amico

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