Home » terremoto Marche » Salutato il nuovo anno

Salutato il nuovo anno

Stampa l articolo

P.S.Elpidio, “La risacca”: attendere il 2017 è stato un piacere

Per tutte le età, per tutte le evenienze, per tutti i gusti. Dal turista, al campeggiatore, all’amante del mare. Ha davvero tante facce e tutte sorridenti, questo centro vacanze “La risacca” di Porto Sant’Elpidio, annegato fra siepi, fiori, alberi di ogni varietà, che il 31 dicembre ha celebrato l’arrivo del nuovo anno e ha dato l’addio al vecchio, con particolare attenzione verso gli ospiti. E se l’intitolazione del centro vacanze non rivela il nome di chi l’ha fondato – Noemi Monelli, una figura energica di donna che l’ha voluto per una sua esigenza interiore e l’ha realizzato nel terreno messo a disposizione dalla sorella Margherita, – preciso è invece il progetto che già dal primo anno di apertura dà senso compiuto alla parola accoglienza, complice la bellezza del complesso, che dà direttamente sul mare e nello stesso tempo è facilmente raggiungibile dal lungomare Europa.
Grazie al multiforme ingegno del signor Alberto Monelli – nipote della fondatrice nonché continuatore della sua opera – e alla cogestione dei figli Iacopo e Chiara subentrati nella proprietà, due linee corrono sui binari paralleli di tradizione e ospitalità e spesso riescono nell’impresa di incrociarsi senza scontrarsi. Questo anche per merito di tre imperativi e un denominatore comune: la qualità e la familiarità dell’accoglienza, nella bellezza dell’insieme, nella rispondenza a tutte le esigenze di un camping e nella professionalità degli addetti ai lavori: Fabiola, Romina, Katia, Matteo, Francesco, Novella, Raffaele, Carlo, Maicol, Ivan, Mia, Patricia adibiti al bar-ristorante, e Roberta, Adelina, Chiara (comproprietaria), Milena, Laura preposte alla reception e infine, ma non ultimo, Iacopo (comproprietario) preposto all’amministrazione.

Fine d’anno a La Risacca. La pastorale del turismo attiva anche in pieno inverno

Il significato più intimo della struttura turistica ci è schiuso davanti dalle parole degli abitanti di Porto Sant’Elpidio, che lo individuano nella lucente riga d’amore verso l’ordine, l’iniziativa e il rispetto per l’essere umano che è il lascito più evidente recuperato in Noemi Monelli: rendere lieti gli altri per far bene durante il tempo della vita il proprio lavoro che, per chi possiede il dono della fede, è il presepio stesso della vita cristiana.
E così si può partire dall’elogio della struttura turistica per ribadire che le parole devono essere il paragone delle opere, anche per dare una risposta a chi arriva sul territorio, nonché continuità e significato alla memoria del passato che evoca immagini, fatti, colori, luci, volti, specie quando al pensiero si accompagnano sentimenti e impulsi di quanti – abitanti di Porto Sant’Elpidio – sono stati qui a giocare da bambini, accolti con affetto dalla signora Noemi, che con fare materno seppe allietare la loro infanzia. Simpatie che le parole degli abitanti mettono in evidenza, sia pure con differenti accenti di approccio alla struttura, offrendo una considerazione: ai sogni bisogna crederci ed essere disposti ad affidare la propria fiducia e il proprio lavoro ad un progetto dichiaratamente impegnativo, sospendendo, se occorre, anche l’esercizio della razionalità.
Se è vero che, stando all’insegnamento di Aristotile, le storie si capiscono dalla fine o forse dal fine, il “telos”, allora la lunga parabola de “La risacca” al servizio dell’accoglienza si comprende anche da una giornata come quella di fine anno che il signor Alberto Monelli ha costruito con l’attenzione e la partecipazione del testimone diretto.
Un ritratto completo e dal vero che lega alle fasi del lavoro del proprietario e del personale, sempre intenti a dissodare la zona grigia dell’accoglienza, quella in cui si riducono le distanze, si compensano le difficoltà, si superano i problemi. Diceva Ennio Flaiano che nella vita di una persona le giornate che contano, quelle indimenticabili, sono quattro o cinque. Il resto serve a fare volume. Lo stesso ragionamento vale, oltre che per la vita di una persona, anche per la vita di una comunità, di un paese, di una popolazione? Me lo chiedo guardando le foto di questo servizio che racconta, in parte, un giorno nella vita delle persone-ospiti de “La risacca”, il 31 dicembre 2016, un sabato.
È stata una giornata indimenticabile o è servìta solo a far volume? Sicuramente è stata una giornata indimenticabile e nello stesso tempo ha contribuito a far volume, un grosso volume per i terremotati che proprio due mesi prima, la domenica mattina del 30 ottobre, furono colpiti da quella terribile scossa di terremoto che li ha portati fin qui, sulla costa.
Direte: quel ricordo non è certo piacevole. Sì, vero, ma viene il sospetto che siano i terremotati stesso a cercare di confrontare quella mattina caotica con il finale godurioso del 31 dicembre, assicurato da una serie di prelibatezze raffinate e mai banali, approntate dalla casa e offerte nella sala delle conferenze, che grazie anche al lume delle candele e ai tanti sorrisi e suoni, metteva a proprio agio, così da far cedere alla tentazione di un brindisi finale a tutto pasto in onore del proprietario e della struttura. Prosit. •

Valerio Franconi, collaboratore de La Voce Camerte, ospitato da “La Risacca” di Porto Sant’Elpidio a seguito del terremoto di ottobre 2016

 

Ricordo di Roberto Galletti

Sia lieve la terra a Roberto Galletti che ricordiamo nel trigesimo della sua morte. Tempo fa un amico, parlando di lui, diceva che gli piaceva la Francia perché ha il cimitero al centro dei paesini, all’ombra della chiesa e di fronte al municipio. Per me ogni articolo che commemora un concittadino è un paesino e mi coinvolge in prima persona. La scomparsa di Roberto Galletti a soli 53 anni di età ci fa riflettere su quello che Edgar Lee Masters definì la “fine del tempo”, l’attimo decisivo che chiude un destino. Una riflessione profonda sul modo di pensare la vita e la morte. Il destino di Roberto Galletti si chiama miocardite. Il trapianto di cuore eseguito al Riguarda di Milano nel 2002 non ha potuto impedire il danneggiamento dei reni dovuto alla malattia. Il ricordo di questo nostro concittadino si specchia ora nei sentimenti di affetto dei genitori Bruno ed Elena, del figlio Leonardo, dei fratelli Marco, Luca e Monica. •
Va. Fra.

About la redazione

Vedi anche

Cucina, tradizione, territorio

Ristorante chilometri zero. Ma nel senso di pappardelle al sugo di lepre, calcioni con ricotta …

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: