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Valanga Gran Sasso: lo sguardo di un soccorritore nella tragedia

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C’è un volto ripreso sulle prime pagine dei giornali che raccontano le operazioni di salvataggio tra le macerie dell’albergo di Rigopiano alle pendici del Gran Sasso che colpisce per la straordinaria espressività.
È quello di un uomo robusto con una folta capigliatura, leggeri occhiali da vista che consentono di ben vedere due occhi pieni di gioia e di angoscia.
Tiene avvolta in una coperta la bimba appena tratta in salvo e che gli poggia la piccola mano sulla spalla mentre lui, con il pollice alzato, dice che almeno per lei tutto è andato bene.
Ma per gli altri?
Gli occhi dell’uomo lasciano intravvedere un sentimento in bilico tra il sorriso e il pianto.
Sembrano annunciare un’esplosione di commozione e, nello stesso tempo, un sussulto del cuore perché molti sono ancora sotto la neve e non c’è tempo da perdere.
L’immagine è ferma e lascia a chi la guarda il compio d’immaginarne il cambiamento a consegna avvenuta della bimba ai suoi genitori.
Nel volto di quell’uomo, di cui probabilmente non si saprà il nome, c’è una vibrazione di umanità che scuote la coltre di domande e di smarrimento che da giorni pesa sul cuore.
Non è l’unica immagine a trasmettere il messaggio della solidarietà ma più di altre riesce a fare sintesi di testimonianze umili e stupende.
Lo sguardo di quell’uomo, nella foto in prima pagina, è lo sguardo di un popolo che nonostante tutto riesce a esprimere la profondità, la bellezza, la concretezza di un umanesimo quotidiano.
Quell’espressione del volto, in bilico tra la gioia e l’angoscia, segna la perenne fragilità di fronte alla tragedia ma anche segna una perenne forza interiore.
E allora, di fronte a questo volto d’uomo, nascono le domande più profonde e più vere sul senso della vita, della sofferenza, della morte.
Ognuno risponderà appellandosi al destino oppure richiamandosi a un mistero ai cui confini la ragione accompagna per lasciare poi alla fede il compito di proseguire il cammino.
Forse nel volto di quell’uomo robusto, dalla folta capigliatura corvina, dai leggeri occhiali appoggiati sul naso, con una bimba in braccio, c’è un accenno di risposta.
In quella voglia di sorridere, che si mescola con la voglia di piangere, c’è qualcosa da scoprire o da ritrovare, c’è una traccia da seguire. Occorre prima chiedersi chi ha posto quella traccia, perché l’ha posta, dove vuol portare una traccia come questa. Non è facile, forse non è possibile, rispondere mentre la tragedia si sta consumando. Per ora c’è uno sguardo d’uomo in bilico tra il pianto e il sorriso.•
Paolo Bustaffa

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