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“Li scroccafusi de nonna”

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“Oe, farina, mistrà, zucchero. fa’ a occhiu. te reguli”, dice Oliva

Il carnevale non è una festa che amo particolarmente, tuttavia quando si avvicina questa ricorrenza mi torna alla memoria il ricordo di mia nonna Oliva e del dolce che preparavamo insieme: gli “scroccafusi”.
Mi giunge alla mente l’immagine di una piccola ed esile donna con il grembiule e il naso sporco di farina, il rumore dell’olio che friggeva nella pentola e il profumo di zucchero bagnato con l’Alchermes e il mio cuore si riempie di gioia mista a nostalgia.
Nonna, durante la preparazione, mi ripeteva sempre: «Cocca de nonna, che ‘cce vole a fa li scroccafusi. Impasti l’oe, la farina, lo mistrà e lo zucchero. Fai a occhiu, te reguli». Questa frase, a mio avviso, racchiude la semplicità e la dolcezza che si celano dietro la trasmissione orale di una tradizione.
Gli “scroccafusi” sono un dolce di carnevale marchigiano di origine contadina la cui ricetta si tramanda da generazioni con degli aggiustamenti e accorgimenti a seconda della zona. Nel mio caso ho dovuto sistemare nel tempo quel “fai a occhiu”, poiché mia nonna si regolava nel dosaggio degli ingredienti forte della sua esperienza in cucina e io non ho mai saputo con precisione le quantità esatte.
Gli “scroccafusi” derivano il loro nome dal rumore che provocano sotto i denti nel momento dell’assaggio, infatti, il termine indica lo “scricchiolare/scroccare”. Leggenda popolare narra che per la buona riuscita della ricetta non deve entrare nessun estraneo in cucina durante la preparazione, però mia nonna non credeva nelle superstizioni e amava avermi intorno mentre cucinava.
La ricetta di Oliva è la seguente:

Ingredienti:
6 uova
6 cucchiaini di Varnelli
6 cucchiaini di zucchero
1 pizzico di sale
la scorza grattugiata di mezzo limone
400 gr di farina circa (l’impasto non deve essere ne troppo morbido ne troppo duro)
Alchermes e zucchero per decorare

Procedimento:

Impastare tutti gli ingredienti fino a ottenere un composto molto morbido. Far riposare il panetto ottenuto coperto per circa un’ora. Poi formare delle palline della grandezza di un mandarino e lessarle in acqua bollente togliendole dall’acqua quando salgono a galla. Scolarle e appoggiarle sopra un canovaccio per circa trenta minuti.
Con le forbici incidere le palline praticando dei tagli a croce, in modo da conferirgli la classica forma a fiore.
Successivamente friggere lentamente a fuoco medio e in abbondante olio. Infine decorare a piacere con zucchero e Alchermes.

Grazie nonna. •

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