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Enrica a Parigi e Anna a Malmö in Svezia

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Hanno lasciato l’Italia non solo per cercare lavoro ma anche spinte dalla ricerca di qualcos’altro

Fuga di cervelli o avventure dell’anima? Cerchiamo di capirci qualcosa.
Enrica, un’abruzzese ora a Parigi e Anna una marchigiana a Malmö, Svezia, si scambiano opinioni sulla loro avventura all’estero. Lo fanno faccia a faccia, a 1300Km di distanza; non è un ossimoro ma il potere di internet, il migliore amico di tutti gli espatriati. Amiche dal 2005, da quando hanno iniziato a lavorare per la stessa multinazionale, lasciano l’Italia non per cercare lavoro ma alla ricerca di qualcos’altro.

Perché la voglia di fare esperienze fuori dall’Italia?

Enrica: Ci sono delle spinte interne in ciascuno di noi, che guidano le nostre scelte. La curiosità, tanto verso me stessa quanto verso gli altri, è la mia spinta. Ero curiosa di vedermi fuori dalla mia zona di comfort e di imparare così qualcosa in più su di me. Curiosa di scoprire una cultura diversa. E poi volevo approfittare al massimo del millennio in cui vivo, insomma la mia personale versione di Siddharta.
Anna: Ho sempre sognato di vivere e lavorare all’estero fin da quando studiavo Lingue all’Università; a questo sogno si è presto aggiunta la volontà di offrire ai miei figli un’opportunità e un’esperienza di vita fuori dalla normalità del piccolo centro abitativo in cui sono cresciuti. Non è stato difficile decidere di partire.

Quando è iniziata quest’avventura?

Enrica: Ormai due anni e quattro mesi fa. Li conto perchè vanno cosi veloci che non voglio rischiare di perderne la misura. Se dovessi calcolare anche il tempo impiegato a decidere di lanciarsi, probabilmente dovrei aggiungere un altro anno.
Anna: quattro anni e tre mesi per me, ma il tempo è passato velocissimo; lo vedo da mio figlio, il più grande, ormai adolescente, quasi diciassette anni e con la consapevolezza di volerci spostare di nuovo ormai senza dubbi e perplessità, perché affrontata l’esperienza la prima volta, si è sicuri e certi di come gestirla una seconda, una terza e via…
Come ci si è preparati?

Enrica: Non ci si prepara mai abbastanza, ma l’ho capito solo, una volta qui. Si cerca su internet il costo della vita, il prezzo delle case, i quartieri dove vivere, si guardano i video di expat partiti prima di te. Il ministero degli esteri ha una sezione dedicata. Insomma ci si prepara a gestire la situazione ma non si prepara se stessi, non ci si prepara ai momenti di solitudine, ai sensi di colpa quando manchi un evento di famiglia, ai mal di testa quando le 3 o 4 lingue si confondono nel cervello. Si vive e si impara a gestire anche questo, voilà.
Anna: In realtà non ci siamo preparati molto io e mio marito, siamo partiti senza farci tante domande, proviamo, ci siamo detti, si può sempre tornare indietro se non ci troviamo bene. Il nostro motto era: ce la possiamo fare, ce la faremo e ce l’abbiamo fatta!
Per quanto riguarda la lingua, in Svezia si sopravvive benissimo anche senza sapere lo svedese. Il livello di conoscenza dell’inglese è altissimo ovunque: uffici, scuole. Anche perché di sicuro lo svedese è una lingua molto difficile da studiare per noi latini. Comunque, si ha sempre il cervello in allenamento nel passare da una lingua all’altra.
Sicuro, non ci si abitua mai alla lontananza da casa, e dagli affetti più cari e dagli amici lasciati indietro, che però si ritrovano sempre quando si torna per Natale e in estate.

Qual è stato l’impatto iniziale?

Enrica: emozionante, guardavo Parigi come attraverso gli occhi di un neonato, tutto mi è sembrato bellissimo, dal profumo del pane per le strade alle vecchie insegne stile liberty. Poi mi è sembrata meno bella quando ho iniziato ad avere a che fare con la burocrazia, dover proporre un dettagliato dossier sulla mia persona, per affittare una casa o alla trafila di carte da fare per la denuncia dei redditi. S’impara cosi a fare anche un po’ i commercialisti, voilà. Ma più di tutto mi ha colpito la realtà multiculturale; solo nel mio reparto siamo di nove nazionalità diverse, in tutto l’ufficio più di trenta. Trovare cosi tanti expat mi ha permesso di adattarmi velocemente.
Anna: stimolante e difficile allo stesso tempo. Ero già stata in Svezia da sola, ma trasferirsi con tutta la famiglia è un’altra realtà. Se si pensa al settaggio, tra scuola, lavoro, burocrazia, attività extra scolastiche, aprire un conto in banca, pagare le bollette ma soprattutto trovare la casa idonea a tutte le esigenze familiari (siamo in cinque con il cane) e, dover usare google traslate per tradurre tutta la posta ricevuta in una lingua così sconosciuta, è stato un impegno che ha richiesto un anno!

Qual è l’obiettivo raggiunto di cui sei più fiera?

Enrica: Quello lavorativo. La posizione che ricopro ora, non avrei potuto ottenerla con la stessa velocità se fossi restata nello stagnante sistema lavorativo italiano.
Sotto il profilo umano ho scoperto una Enrica estremamente tollerante, flessibile al cambiamento e soprattutto libera dagli stereotipi; ogni individuo è cosi splendidamente unico.
Anna: Sia lavorativo che personale. Lavorare in un team, che progetta soluzioni per negozi in tutto il mondo, non ha prezzo. Vivere e pensare senza incomprensioni razziali, rispettare il prossimo, regole e ambiente, favoriscono un profondo arricchimento individuale.

Rimpianti?

Enrica: C’è stato un momento, quando Parigi è stata toccata dal terrorismo, in cui ho rimpianto di aver lasciato l’Italia. Ma in realtà l’Italia non l’ho lasciata, la porto con me quando preparo il tiramisù per i colleghi, quando cerco di tradurre i detti dialettali di mia nonna o agito le mani quando parlo.
Anna: onestamente lo rifarei di nuovo, perché si rimane sempre italiani dentro, anche se si è lontani dal proprio paese nel modo di essere, parlare, vivere, cucinare e mangiare e socializzare anche se proprio cibo e vita sociale sono due degli aspetti più difficili nell’adattarsi a vivere in un paese scandinavo.

Che cosa hai da suggerire ad altri/ e ragazzi/ e che volessero espatriare per lavoro?

Enrica: La diversità di ognuno rende impossibile un consiglio univoco, qualunque sia la vostra spinta, ascoltatela. Partite, arricchitevi e realizzate i vostri sogni. Non siamo isole, condividete voi stessi con gli altri.
Anna: Credete sempre in voi stessi e nelle vostre capacità, cercate di realizzare i sogni anche se questo comporta dei sacrifici e ricordate: non è una fuga ma un arricchimento! •

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