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Intatta, da restaurare

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Visso: La pittura della Madonna della quercia dopo il terremoto

La memoria del passato è alla base dell’identità di un territorio. E da lì vogliamo ripartire per mantenere vivo il legame con una realtà sbriciolata dall’esplosione spaziale e relazionale innescata dal terremoto. Ecco allora che la fotografia realizzata con occhi e cuore da Emilia Sebastiani nell’ultima settimana di questo strazio tellurico ci informa che l’affresco esterno della Madonna della quercia ha superato indenne la scossa delle scosse, quella del 30 ottobre.
Parliamo di un’immagine vaga e poco afferrabile. Così il visitatore occasionale ha sempre percepito l’affresco raffigurante san Francesco, santa Chiara e la Vergine sopra la quercia, eseguito nel 1575 da Tommaso da Bissone sulla facciata del palazzetto della “Pia casa” in largo Gaola Antinori, che fu sede dell’amministrazione del santuario di Macereto.
L’opera ha ricevuto in passato scarsa attenzione da parte degli studiosi di arte e di storia locale, i quali, forse assuefatti alla dimensione dell’ovvio e del ragionevole, hanno tralasciato di esplorare il retroterra storico-culturale che ha in qualche modo ispirato l’artista e soprattutto non hanno cercato di identificare la significazione simbolica della quercia che trova analoghi esempi a Norcia (affresco staccato nel museo della Castellina), a Savelli vicino Norcia, a Montefortino e ad Amandola, tanto per citare solo alcune località dei monti Sibillini dove si riscontra analoghe rappresentazioni allegoriche. Albero sacro a Giove e agli antichi druidi la quercia è un simbolo che ricorre spesso anche nella religione cristiana. Ad esempio il vescovo che tiene il piede sopra una quercia abbattuta assurge a simbolo della conversione dei pagani (cfr. James Hall, Dizionario dei soggetti e dei simboli nell’arte, Milano 1983).
La quercia compare anche nell’emblema di Sisto IV e Giulio II e viene spesso rappresentata sotto forma di foglie e ghiande negli elementi architettonici o nei manufatti lignei degli antichi maestri artigiani. La comprensione del linguaggio affidato alla pittura richiede nel nostro caso una certa capacità valutativa degli accostamenti, ma ancor più, forse, una guida capace di un’affascinante lezione di storia dell’arte. Da Montefortino viene opportunamente incontro a queste esigenze l’associazione “La quercia sacra” che con due lettere indirizzate al comune di Visso, di cui una all’attenzione dello scrivente, segnalò in passato non solo l’importanza dell’affresco e la necessità di un suo urgente restauro, ma comunicò anche le risultanze di puntuali ricerche dell’associazione stessa che, pur nelle loro finalità documentarie, rappresentano brani di studi mitologici fatti di calendimaggio, di fate sibilline, di detti popolari, di nomi come Appennino (località vicino Visso) tutti di chiara derivazione celtica, nonché di primavere sacre e di libertà sessuali di quell’antico popolo, i Celti, venuto in contrasto con la nuova religione cristiana.
Storie che riaffiorano in un dipinto affine a quello di Visso nella chiesa della Madonna della Vensa a Cerreto d’Esi o in reperti ritenuti celtici come il supporto dell’acquasantiera e il foro dell’altare nel santuario di Sant’Eutizio a Preci. Si ha l’impressione, da sempre, di essere di fronte a un importante dettaglio dell’architettura vissana dove l’immagine ci riporta indietro nel tempo, nei luoghi cioè dove in secoli remoti sono passati o hanno stazionato i Celti e dove puntualmente si trovano i dipinti e le chiese della Madonna della quercia che diventano utilissimi indicatori per la ricerca storica sibillina e più in generale italiana. Sono le zone sacre che i druidi riservavano alle querce, piante portatrici di quel prezioso vischio ritenuto incarnazione dello spirito vitale e talismano protettivo, secondo la lezione che ci viene dallo stesso James Hall, già citato.
Non per niente ancor oggi si regala il vischio in segno augurale e di buon auspicio per il nuovo anno.
L’autore delle presenti note si pone a piè di pagina per affermare con l’associazione di Montefortino che l’affresco di Visso “dovrà essere conservato per i posteri”, in quanto irripetibile manifestazione dell’uomo. Su un piano sistematico di ricerca di storia locale lo scrivente non ritiene invece di aderire all’affermazione dell’associazione di Montefortino secondo cui “a Visso c’è qualcosa di celtico”, in quanto non viene presa in considerazione l’ipotesi molto probabile che la simbologia della quercia sia giunta nella nostra città seguendo le vie della transumanza percorse dall’uomo-pastore dei monti Sibillini, come confermerebbero la data tarda di esecuzione della pittura e l’antica devozione verso altre immagini religiose, come da esempio la Madonna dell’archetto, di sicura provenienza laziale. Ciò non toglie comunque l’importanza che deve essere attribuita alla segnalazione dell’associazione “La quercia sacra” ove tra l’altro sono contenute notizie di certo ignote al visitatore occasionale ma anche agli studiosi di storia locale; perciò si è voluto riportarle alla luce. Con una postilla: la Madonna della quercia, rimasta pressoché intatta dopo la distruzione sismica, sembra ammonire tutti per non aver mai provveduto, in passato, a un suo radicale restauro. •

Valerio Franconi

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