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Pasqua senza chiese

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Ricostruire i cuori per ricostruire le comunità

Arriva Pasqua, ma la novità dov’è? La passione, la tribolazione. la sofferenza di tanta gente sono sempre più acute e gravi. Come vivere il triduo santo nelle zone colpite dal terremoto, tra le macerie delle chiese distrutte? Come annunciare la resurrezione a chi non vede ancora niente dopo essere morto nelle sue speranze e nelle sue attese? La delusione sembre essere la parola chiave della Quaresima. Non si vede niente all’orizzonte, non ci sono certezze. I tempi della ripresa si allungano sempre di più e la rabbia si annida in pianta stabile nel cuore delle persone. Eppure la storia, fatta di eventi, ci mette davanti questa scadenza che Dio sempre scrive nella sua e nella nostra vita. La Pasqua, rispetto al Natale, è sempre più inquieta e destabilizzante. Segna uno iato, mette in crisi proprio perché tiene insieme morte e vita, tristezza e gioia, paura e coraggio, depressione ed euforia. Si fa carico delle incoerenze e del miracolo, delle meschinità e della riconciliazione. Propone la vita in tutte le sue sfumature, scompone come un prisma il bianco della luce e poi lo e ricompone. Gli apostoli, sconvolti e sconcertati, in fuga per la paura, gregge disperso, saranno i messaggeri della salvezza e del riscatto. In un mercoledì di questa Quaresima ho partecipato ad un incontro tra preti di Fermo e di Camerino. L’intento era quello di non lasciare passare i novanta giorni del periodo liturgico più forte dell’anno, Quaresima-Pasqua, cedendo alla tentazione di fare un bel niente. L’alibi, del resto, sarebbe di ferro: le chiese sono chiuse, i locali parrocchiali inagibili, la gente dispersa qua e là. Abbiamo detto di non cedere alla tentazione di restare fermi e abbiamo rilanciato, invece, con la volontà di tentare di proporre qualcosa. Nelle due settimane successive abbiamo vissuto dei momenti di incontro in stile quaresimale guidati dai preti di Camerino presso la sala Convegni del Centro Turistico Holiday di Porto Sant’Elpidio.
Nel primo è arrivato don Nello Tranzocchi, parroco di Pievetorina e Vicario della Diocesi di Camerino. Ha presentato le linee maestre del tempo liturgico che stiamo vivendo nella straordinarietà della sitruazione post-sisma. Con i suoi parrocchiani ma non solo, ha voluto poi confrontarsi sullo stato d’animo e sulla Via Crucis che stanno vivendo da diversi mesi a questa parte. Sono emerse considerazioni molto profonde, testimonianze che a me hanno dato tanto in termini di esemplarità della fede. Ho ascoltato con ammirazione chi diceva di sentire più vicina a sé l’esperienza dei profughi extra-comunitari, chi sentiva maggiormente l’esigenza di nutrirsi della Parola di Dio, chi ha parlato della bellezza di essere Chiesa in ogni angolo della terra, anche al di fuori del proprio territorio e delle parrocchie di origine. Questa è stata per me una grande occasione di conversione, la Quaresima più significativa.
Il secondo incontro è stato tenuto da don Gilberto Spurio, parroco di Visso, che ha preso spunto dalla storia del patriarca Abramo e dall’esperienza della Trasfigurazione per parlare della promessa di Dio che mai viene meno e della necessità di guardare a quanto è capitato con gli occhi di Dio, con uno sguardo capace di trasfigurare la realtà. Commovente è stato l’abbraccio con cui le persone hanno accolto i loro parroci dopo un lungo periodo di distacco, come pure evidente era il senso di appartenenza alle comunità di origine.
Gli incontri proseguiranno in questa settimana con l’arrivo dell’équipe della Caritas camerte, la quale svolgerà un lavoro di mappatura circa la situazione che le persone vivono sia sul piano pastorale sia sul piano sociale. Sarà anche questo un momento ecclesiale molto importante. L’apporto del patrimonio di fede dei nostri territori, delle pietre vive che sono le persone che non hanno dimenticato la vocazione battesimale, non può essere trascurato. Non si tratta di presunzione, ma la sensazione netta è che, ancora una volta, senza il buon senso dei parroci, la carità dei cristiani, non si troverà la strada. La questione, quindi, non è tanto quella delle chiese da ricostruire o non ricostruire, ma dell’annuncio della Pasqua, della proposta di fede, della sapienza sempre antica e nuova che un cristiano riesce ad esprimere.
A volte basta una sana e concreta teologia della nonna e del saggio curato per sconfiggere la burocrazia e per uscire da una situazione di stallo totale. •

 

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