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Patrimonio dell’umanità

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Proposta ad effetto: la Sibilla e i Sibillini

Da ambienti giornalistici romani arriva l’allarme: vi stanno dimenticando.
Destinatari sono i sindaci del sisma e gli sfollati lungo la costa adriatica.
A dimenticare sarebbe la politica alta: le istituzioni di vertice.
Le comunità locali raccolgono la segnalazione. I primi cittadini si sbracciano. C’è chi lo fa in proprio e chi cerca aggregazioni.
In 17 del «cratere fermano» si sono uniti. Stilato un progetto insieme ad una associazione, lo hanno presentato al Presidente della Regione Ceriscioli. Che ha commentato: «È il primo che mi arriva». Lasciando intravedere la possibilità di un qualche finanziamento. Che aiuterà sicuramente.
Un progetto invece che sfonda la Regione e supera i confini nazionali, è quello risuonato all’interno del Teatro dell’Aquila, in Sala Rollina, a Tipicità in the City.
Un progetto ambizioso, ma con tutti i crismi della possibilità.
Lo ha lanciato il dottor Lando Siliquini, medico, studioso di antropologia sociale, scrittore, già sindaco di Montefortino. Riguarda la richiesta all’Unesco di rendere la Sibilla, i Sibillini patrimonio dell’Umanità.
Il progetto non nasce oggi. Un primo comitato si era formato tre anni fa a Montemonaco. Riunito più volte, ha trovato adesioni e simpatia. Tre anni fa, però, le cose erano diverse. Si lanciava la proposta più per una rivendicazione che per una effettiva necessità.
Il terremoto continuo, le case distrutte, i borghi abbandonati, i lutti, gli sfollati, l’economia a pezzi reclamano ora un’attenzione particolare del mondo grazie a una proposta di rilancio su base solida e brand potente. Molto potente e già conosciuto. La Sibilla, i Sibillini lo sono.
Va detto inoltre che, se è vero che i danni sono stati notevoli, non tutti i comuni, non tutte le bellezze paesaggistiche, artistiche, architettoniche sono state piegate. Non tutte le aziende hanno avuto danni irreparabili. Purtroppo una certa lamentosità sindacale mischiata all’effetto emozione di alcuni media ha veicolato l’immagine di una Marca sud montana stravolta. Così non è. Ci sono stati paesi devastati ma ce ne sono altri quasi intatti. Ci sono Cammini chiusi, ma altri sono tuttora praticabili.
Sibilla-Sibillini patrimonio dell’umanità. Questa è la risposta possente e di attrazione. Che ha bisogno però di vedere insieme associazioni, movimenti, sindaci, imprenditori, istituzioni pubbliche. Una scommessa di «Bene comune» effettivo e non solo dichiarato a parole. Il punto è: ci crederemo sufficientemente? Avremo una classe dirigente provinciale e regionale senza gelosie e capace di cogliere l’occasione senza un retro pensiero?
Sul primo punto dovremmo ricordare che nel 2014 l’Unesco ha proclamato patrimonio materiale i Paesaggi vitivinicoli del Piemonte: Langhe – Roero e Monferrato. Nello stesso periodo si è proceduto con le Dolomiti. Nelle Marche c’è solo il centro storico di Urbino. La Sibilla e i Sibillini sono da meno? Proprio no!
E se al fascino della montagna, delle bio-diversità, delle storie, del paesaggio, della religiosità, dell’architettura addizioniamo vigneti, formaggi, legumi, carni, cappelli, calzature, il mix non può essere che vincente. Basta crederci. Con lealtà. •

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