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RITRATTI: Don Mauro Antolini

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Cura l’animazione missionaria in diocesi

Alto, sereno, sorridente. Se non fosse un titolo da film, aggiungerei anche GGG: grande gigante gentile. Dalle mani forti. D’altronde, Mauro Antolini, oggi don Mauro, sino a 26 anni ha lavorato la terra a Santa Vittoria in Matenano, nel podere di casa. Aiutando suo padre Secondo e sua madre Rosa. Poi, ha scelto di farsi sacerdote. Come si dice: vocazione adulta, vocazione matura. Di quelle più convinte. Ma anche in seminario, studiando latino e greco, filosofia e teologia, trovava il tempo per tornarsene in campagna. Il suo direttore mons. Angelo Fagiani era un uomo che capiva e gli concedeva il giovedì e il sabato per andare a zappare, guidare il trattore, e tutto ciò che si fa nei campi. C’è da dire che l’anelito religioso era nato già prima. Un po’ per l’esempio di suo fratello Angelo: frate cappuccino; un po’ per l’esperienza scout fatta a 22 anni con don Silvio Paternesi; un po’, ancora, per l’appartenenza al Cammino Neo Catecumenale e alla comunità di Piane di Falerone guidata da don Giuseppe Morresi.
Sei anni di studio e poi l’ordinazione da parte dell’arcivescovo Cleto Bellucci. Mauro diventa don. E parte per il Brasile. Per assistere gli ultimi, i poveri, «gli scarti» per dirla con papa Francesco, in quella terra ricchissima e poverissima. Una storia durata 18 anni. Poi, la chiusura della missione e il ritorno nelle Marche, con un impegno sacerdotale a Piane di Montegiorgio. Qui, coincidenza non casuale, viene fatto un gemellaggio con la Prefettura Apostolica di Robe in Etiopia, retta da suo fratello fra Angelo. La missione dunque continua: tre mesi in Italia, tre nel Corno d’Africa. Sempre al servizio dei più indifesi.
Oggi don Mauro è parroco di Servigliano e Monteverde. Ha la sua gente da servire. Ma il legame con l’Etiopia non cessa.
Madre Teresa di Calcutta ha lasciato le sue suore nella zona del Bale, nella città di Goba. Svolgono un servizio di accoglienza agli indigenti e ai malati mentali. Serve però un passo in più. Serve un ospedale neuro-psichiatrico dove curare quelli che gli africani pensano siano indemoniati. Un ospedale anche per la povera gente in genere. La Conferenza episcopale italiana mette a disposizione una cifra consistente. Ma il resto (360 mila euro) dovrà trovarli la Prefettura Apostolica di fra Angelo. Don Mauro non si sottrae, chiama amici, coinvolge la diocesi. E nasce l’associazione Araara (di cui è presidente), che in lingua Oromo significa Riconciliazione. L’associazione ha racimolato già 100 mila euro. L’ospedale è in costruzione. Disporrà di 60 posti letto e di ambulatorio con capacità di visite di oltre 100 persone al giorno.
Che farai in pensione, don Mauro? «Il mio sogno è andare laggiù a lavorare in ospedale, anzi a servire in ospedale come semplice operaio». •

Don Mauro Antolini è nato a Santa Vittoria in Matenano il primo gennaio del 1955. È stato ordinato sacerdote il 3 maggio del 1987.
Oggi è parroco di Servigliano e Monteverde. Dirige da qualche anno l’Ufficio Missionario dell’Arcidiocesi di Fermo. In Brasile per 18 anni, ha condiviso l’esperienza missionaria con mons. Francesco Leonardi e don Ubaldo Ripa.
Il progetto dell’ospedale nella Prefettura apostolica di Robe prevede anche la realizzazione di una Comunità protetta per i disabili mentali: un luogo dove vivere insieme e lavorare. Il governo etiopico ha promesso 100 ettari di terra. •

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