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M’illumino d’Immenso

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La croce e la resurrezione contro il fascino dei miti della disuguaglianza. È una contrapposizione che durerà fino alla fine del tempo
La gnosi (gr. γνωσις, conoscenza) è un metodo (gr. μεϑοδος) di ricerca e conseguimento di conoscenza per iniziazione e illuminazione che affianca e occupa il pensiero umano da millenni. Il suo profilo storico è ampiamente polimorfo, ma si possono individuarne alcune specifiche tracce che la caratterizzano.
Il mondo, la materia, la carne – sostiene la gnosi – sono realtà cattive. Tutto il cosmo fisico è male, ed è opera di un dio malvagio, di un demiurgo minore e rozzo, che talora viene fatto coincidere con lo stesso YHWH biblico.
Che fare dunque? Non resta che il cupio dissolvi, cioè la voluttà e la volontà di operare per la dissoluzione più rapida possibile di un simile mondo perverso. Nella catastrofe (καταστροϕη, rivolgimento, rovesciamento) la grande massa del genere umano, di bassa lega e di scarsa fattura, è destinata a soccombere.
Si salveranno gli gnostici, gli illuminati, coloro che sono fatti di spirito (πνευματικοι), i pochi che alla fine saranno attratti nel pleroma divino (πληρωμα, der. di πληροω, riempire), l’ambiente della perfezione della vera divinità.
Una tale concezione è palesemente elitaria – oggi la diremmo borghese –, e non è una memoria del passato o della storia, ma in vario modo, e rivestendosi di abiti sempre nuovi, ha condizionato e condiziona il pensiero, la politica, la sociologia, la filosofia, la scienza, l’economia, le forme di credo, le abitudini, i gusti, le opinioni pubbliche.
Le stesse rivoluzioni maggiori che conosciamo sono ottimamente ricalcate nello schema della gnosi: elitarie nella loro ideazione e gestione, sono guidate da individui o gruppi che si definiscono illuminati, producono un sovvertimento dello status quo, e alla fine rigenerano nuove élites che ne determinano il cosiddetto fallimento (ma si tratta in realtà della perfetta riuscita dello scopo di mantenere comunque una stratificazione differenziata della società).
Ma non basta: anche le attuali prevalenti concezioni e prassi geopolitiche, geostrategiche, geoeconomiche e geofinanziarie, e tra esse non si può non citare il governo ristretto e aristocratico dell’Europa, non sono che applicazioni di visioni gnostiche alle società e alle relazioni internazionali. E così pure il tanto perseguito “nuovo ordine mondiale” reca visibilissime in filigrana le linee fondamentali dello schema mentale gnostico.
Forse oggi non si aspira più tanto al conseguimento spirituale (πνευματικος) del divino supremo pleroma, bastando i suoi surrogati più o meno dolcificati e rilassanti. Forse non si attende più che il mondo si sfaldi e si riduca in cenere. Forse non si opta più per un ottimismo escatologico esclusivista, bensì per un pessimismo universale diffuso in modo molto interessato.
Ma si opera costantemente e alacremente perché il mondo sia, comunque, sempre fatto di privilegiati e abietti, di favoriti e reietti, di ricchi e miseri. Lo schema fondamentale è sempre lo stesso, e lo stesso il risultato: ingiustizia, sopraffazione, predominio, sfruttamento.
Abbandoniamo allora questa sopraffina religiosità gnostica – vestita non di rado di irreligiosità e di ateismo – per la quale a gnosticis opprimendum est mundum e rivolgiamoci, invece, al Dio “grezzo e grossolano” del Cristianesimo.
Egli non solo non rifugge la carne e il mondo, ma si fa addirittura carne; non solo non considera il mondo cosa da distruggere, ma lo ama e intende salvarlo; non solo non ritiene che gli uomini siano diversi, ma li vede tutti uguali e fratelli; non solo non propone una salvezza per illuminazione, ma la annuncia nell’impegno a curare le ferite del prossimo.
E se c’è il male, non è perché Dio manchi, ma per due concorrenti ragioni dovute proprio alla sua presenza e azione: lo stato incompiuto della condizione di creaturalità e l’esercizio radicale della libertà da parte di intelligenze e volontà finite.
Dio non crea il mondo cattivo – “vide infatti che era cosa buona”; ma, creandolo limitato e in divenire, vi ha immesso forme di possibilità di libera scelta, affidando ad esse il compito della riuscita della propria stessa opera. Se non avesse agito così, avrebbe creato soltanto automi, incapaci sia di bene sia di male sia di felicità. E se il “male naturale” è più che altro una marca del limite, il male storico è tutto opera nostra. Nessuna rivoluzione o evoluzione di stampo gnostico potrà mai arrivare ad asciugare le lacrime della storia – non se lo propone neppure, e semmai potrà farne sgorgare di nuove fino a convogliarle in sotterranei fiumi infernali.
Così non rimane che affidarci a quel Dio che la storia la condivide e, condividendola, ne asciugherà certo le lacrime. Tutte. Il problema è che a noi non chiede bazzecole o giochi fatui, ma la rinuncia radicale a compiere quel male che discende dalla nostra libertà: ci chiede, in sintesi, di non provocare mai il pianto del prossimo, anzi di consolarne le afflizioni. Tutto qui. Tutto qui? •

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