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Non si tratta di un cadavere rianimato

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Non ho bisogno di prove: so che è vivo e questo mi basta

L’esperienza del Risorto che è vivente in eterno mi è divenuta consapevole a quarant’anni nell’ascoltare la Parola e nel pregare in parrocchia durante la veglia pasquale.
Prima pensavo solo al fatto che egli è morto per noi. Lui è anche risorto per noi, per me. Non pretendo avere un atteggiamento ideologico per ragionare sulle prove che il Crocifisso sia tornato a vivere. Il risorgere da morte non rientra nella nostra esperienza e non riusciamo a capacitarcene. Papa Ratzinger nel libro su Gesù di Nazareth scrive che se si trattasse di un cadavere rianimato non ci interesserebbe, come altre persone rianimate, restando mortali. Invece la vita del Risorto non è soggetta a morte: un fatto paradossale per il nostro mondo. Per di più egli ne rende partecipe tutta la famiglia umana, la storia e l’intero universo. Egli è pegno di nuova speranza per ogni persona, chiamandola a vivere in modo nuovo la propria piena identità, per sempre, eternamente. La domanda pungente del dover procurare le prove della sua resurrezione mi si placa e trova risposta nel considerare come il Risorto è presente, non è lontano, ma vive in mezzo a noi e accompagna ogni persona, non abbandona nessuno e guida la Chiesa.
Diceva Don Silvio Ciambechini belmontese che a distruggere la Chiesa non ci sono riusciti i cardinali, i vescovi, i preti, i religiosi e i cristiani con le loro malefatte. La Chiesa è indistruttibile perché vive nel Risorto. A momenti posso sentirmi estraneo al fatto della risurrezione, senza voler mettere il dito sulle piaghe sue come ha fatto l’apostolo Tommaso che subito dopo ha proclamato vivo il Signore. Si può essere increduli per scetticismo dato che non basta vedere per credere.
La fede al mistero del Risorto nasce dall’ascolto della parola liturgica. È necessario capire il compimento reale e totale delle parole scritte nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi. Il Risorto è il compimento della promessa divina di riscattare l’umanità dalla morte spirituale e corporale. Dalla veglia pasquale provengono anche l’invito e l’invio a testimoniare la gioia del Vivente il quale condivide totalmente la nostra esistenza e ci assicura di far risorgere anche le nostre spoglie mortali.
È un gioioso invio missionario annunciante la speranza nella risurrezione. Le feste della Pasqua ci aiutano ad approfondire il senso dell’incontro con Colui che è risorto per noi e che ci risana e ci santifica con il suo Spirito. Il Risorto dona vita perché ama, libera dal male, fa emergere un mondo nuovo che trasforma il nostro mondo. •

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