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Tra Tyche e Ananke

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Riflessioni sulla scomparsa di Giacomo Nicolai

“Demone alato
trasognato fanciullo in traccia di chimere,
al mio deserto limbo sei tornato
per risarcirmi morte primavere”
(S. Raffo)

Chi traccia il discrimen tra vita e morte…? Dio, Tyche, l’uomo arbiter fortunae suae? Domande insondabili, come insondabili sono le ragioni che riposano al fondo dell’agire, o dell’essere agiti. È tutto scritto ab aeterno, o siamo noi a imprimere una svolta al fato?

“Ti passa vicino vicino,
si ferma, decide una sorte,
gentile, sorride persino
non sbaglia una mossa la morte.
Un cenno d’intesa al destino
e il passo di corsa più forte”.

Illuminanti le pagine del grande psichiatra Eugenio Borgna:
“L’attesa e la speranza mi hanno consentito di ripensare da altri punti di vista (da altre angolazioni) i grandi temi senza fine dell’angoscia e della disperazione, della sofferenza e della tristezza, del senso della vita e della morte, del vivere e del morire, della morte volontaria e della libertà inaridita che è in essa, della possibilità come categoria kierkegaardiana della vita così fragile e così precaria.(…)
Ovviamente, non mi sarebbe stato possibile analizzare i molteplici volti dell’attesa (dell’attesa di eventi dolorosi e di eventi lieti, di eventi che giungano sulle ali dell’angoscia così frequente in ogni attesa) senza immergerla negli intrecci che essa ha con il tempo: con il tempo vissuto. La dimensione temporale delle esperienze, e non solo di quelle psicopatologiche, ha contribuito a fare riemergere gli elementi profondi della vita interiore e della vita emozionale che sono presenti in ciascuno di noi: anche se talora nascosti e insondabili.
Quando il tempo vissuto si frantuma, e non sopravvive se non il passato nella dissolvenza del futuro (dell’avvenire), come avviene in ogni profonda condizione depressiva, non ci sono più attese e non ci sono più speranze. L’attesa allora vive nel tempo e vive del futuro; e l’attesa (l’attesa nel dolore e l’attesa nel conoscere i segni del destino vicino e lontano (…) come grande metafora della vita (…).
La speranza nella sua trascendenza senza fine ci rimette in una continua relazione con il mondo delle persone e con il mondo delle cose; mentre le sue eclissi si accompagnano immediatamente al dilagare delle ombre e della notte oscura dell’anima con le loro angosce e le loro lacerazioni. Sono esperienze che sgorgano dagli abissi della vita interiore e che si conoscono solo se si ha il coraggio di scrutare questi abissi senza fondo(…)”.
Quali parole ci rimangono, adesso che la desertitudine del senso sconfina nell’inane?…
Solo il silenzio, che accompagna il viatico di chi resta a vegliare un ricordo, a domandarsi il perché di un gesto (un gesto?…), a crogiolarsi sui “se sapevo… se potevo… non dovevo”…
I Greci la chiamavano Tyche, sorella di Ananke, la Necessità oscura che ha signoreggiato la tua giovane vita comandandone la tragica Dipartita. Erasmus, spiaggia cui approdano ogni anno tanti giovani desiderosi di di conoscere il mondo e misurarsi con se stessi.
Un’alternativa, una sfida per combattere a viso aperto, da raccogliere. Prima che sia tardi, il sorriso sulle labbra e le spalle dritte. Ma cosa si nasconde dietro un sorriso e un abbraccio che ha come confine l’universo?
Chissà – vien fatto, costernati, di domandarsi – quale altro destino poteva immaginarsi per te, virgulto ansioso di gemmare: “non lo sapremo mai: questo soltanto/ sappiamo, che consola il nostro pianto”. Prima o poi una Luce si accenderà a sbaragliare colpe bibliche che giganteggiano sul pianto inerme e senza ritorno. •

Commosso il sindaco Paolo Calcinaro, che parla di “un gesto sconvolgente”, che “ci fa riflettere sulle difficoltà che oggi tanti giovani vivono e che sono incapaci di esternare”, stringendosi ai familiari di Giacomo Nicolai, il ragazzo fermano trovato morto nel suo letto da due coinquilini con cui divideva un appartamento nel centro di Valencia.

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