Home » voce ecclesiale » Il Servo sofferente

Il Servo sofferente

Stampa l articolo

Il laicato domenicano agli esercizi spirituali a Verona

Non è semplice sintetizzare in poche righe l’esperienza vissuta da laici domenicani, dal 31 marzo al 2 aprile 2017, presso la fondazione C.U.M. di Verona. Ci ha accolti una bellissima struttura, immersa nella quiete di una campagna verdeggiante, presso la quale si sono svolti gli Esercizi spirituali che hanno interessato il laicato domenicano della provincia San Domenico in Italia, condividendo fraternamente il tempo dell’ascolto, della meditazione, della preghiera individuale e comunitaria.
Fin dalle prime ore dell’arrivo, siamo stati avvolti dal ritmo gioioso della liturgia delle ore vissuto con i laici confratelli, le consorelle e i padri domenicani provenienti da varie regioni del nord Italia fino a comprenderne le Marche. Vorrei citarne alcuni: Fra. Fausto Arici che ha guidato gli esercizi dal tema: Il Servo sofferente (Isaia 52,12ss), Fra Daniele Mazzoleni promotore del laicato domenicano che ha animato le varie liturgie e il Dottor Giuseppe Aceti, Presidente della Provincia S. Domenico in Italia coordinatore delle varie attività, i quali quotidianamente hanno cercato il contatto e la relazione con gli oltre cento partecipanti.
Il tema impegnativo di per sé ha toccato vari aspetti tra questi ha avuto particolare risalto il rapporto del cristiano nei confronti della sofferenza partendo proprio dalla figura misteriosa del “servo sofferente” di Isaia. Molte le riflessioni e le domande che ne sono derivate, ascoltando anche i vari commenti dei partecipanti, quali: è possibile vivere in modo tale da saper accogliere la sofferenza? Ed ancora: è possibile vivere la sofferenza nella fede senza rifiutarla a motivo della propria esperienza? Guardando al “servo sofferente” la risposta è che è possibile dire di sì alla nostra esistenza così come ci si presenta, senza porre condizioni. Questo assenso consapevole alla vita, se supportato da una scelta di fede profonda e riconfermata nel tempo, è capace di diventare un atto grande di speranza e di amore per sé stessi e per “i cercatori di Dio”. In un’ottica umana, la sofferenza sembrerebbe contraddire l’amore di Dio, ma proprio la conoscenza profonda del dolore accolto, sa rendere la fede più autentica. È l’esperienza del dolore che si è compiuta sulla croce di Gesù e ne assume similmente i lineamenti di un amore portato al dono totale e incondizionato di sé. Un amore apparentemente sconfitto ma che si apre, per vocazione propria ed intrinseca, alla speranza della vita e della risurrezione. Significativo è stato vivere i momenti di “contemplazione” che ci hanno consentito di assaporare la relazione con il Signore e con i fratelli nella gioia e nella conoscenza. Ancor più si comprende che il cammino con gli altri che incontriamo nella nostra vita come dono di Dio, è l’andare più intenso e vero che sa condurci al Signore paradossalmente nell’intimità della preghiera in comunione profonda con sé stessi. Il tempo degli Esercizi spirituali ha consentito inoltre che si maturasse la conoscenza di una umanità che sa accogliere e che si riconcilia col Padre che in Gesù ha scelto di essere presente nella nostra vita e in quella dei fratelli. Gioia piena alla Sua presenza nell’amore, nell’amicizia e nella vicinanza spirituale con tutti i fratelli.
Lo stupore di questo breve tempo trascorso a Verona è stato quello di sentirci “attirati” dalla preghiera, dalla confidenza più stretta e voluta con il Signore, tramite la parola spezzata e la liturgia delle ore che utilizza con sapienza i salmi per descrivere l’uomo nei suoi bisogni fondamentali: amore infinito, desiderio di accoglienza e appartenenza a Lui, paura di non trovarLo accanto nelle fatiche, gioia e lode per sentirsi amati dall’Eterno.
Ognuno si è sentito accolto con affetto e molta “carità”. Ci è stato dato di riconoscere nella straordinarietà della vocazione e della vita domenicana gli stessi bisogni, le stesse fatiche, la stessa ricerca e questo nella quotidianità dei giorni è cosa rara e preziosa. I padri con la loro esperienza ci hanno indicato una strada che per loro stessi e per ogni laico domenicano si declina nella scelta fedele e quotidiana alla regola, senza forzature pur attraversando percorsi diversi. La direzione è la medesima: insieme uniti nell’abbraccio infinito di Dio che ci accoglie in Gesù incarnato nei fratelli.
Quest’intensità è stata resa possibile anche dal clima di gruppo, creatosi grazie all’incontro festoso delle numerose persone partecipanti, diverse per età ed esperienze di vita che hanno condiviso con entusiasmo questi giorni. Il Signore ci ha accompagnati con la Sua Parola attraverso i padri domenicani e il contributo prezioso di ciascun partecipante che ha reso possibile e proficuo il tempo trascorso insieme. Ringraziamo il Signore per ciò che ci ha donato, a cominciare dal dono del servizio di chi ci ha guidati e sorretti fino a sperimentare fattivamente quell’abbraccio della vita e della regola domenicana di cui si parla negli incontri di Fraternità. Costoro, sono stati come volto di Dio, quello a noi più vicino e amato. •

 

About Stefania Pasquali

Stefania Pasquali nativa di Montefiore dell'Aso, trascorre quasi trent'anni nel Trentino Alto Adige. Ritorna però alla sua terra d'origine fonte e ispirazione di poesia e testi letterari. Inizia a scrivere da giovanissima e molte le pubblicazioni che hanno ottenuto consenso di pubblico e di critica. Docente in pensione, dedica il proprio tempo alla vocazione che da sempre coltiva: la scrittura di testi teatrali, ricerche storiche, poesie.

Vedi anche

Turismo di relazione

Monte Vidon Corrado, Falerone, Belmonte Piceno, Servigliano Fa effetto sentire 35 senesi affacciati al balcone …

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: