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La carica delle diaconesse

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Gli studi storici e teologici sul diaconato hanno fatto notare la debolezza teologica sul diaconato e forti contraddizioni – anche da un punto di vista giuridico – della collocazione del diaconato nell’ambito del sacramento dell’ordine. Nasce da qui la riflessione sul diaconato delle donne.
Nell’udienza alle Superiore maggiori del 12 Maggio 2016, Papa Bergoglio aveva promesso l’istituzione di una Commissione teologica internazionale che studiasse il problema; commissione istituita il 2 Agosto 2016.

1) Riflettendo sugli scarni riferimenti al diaconato, di cui ci è giunta traccia, dagli scritti biblici e storici, si evidenzia che il diaconato non è stato mai considerato come facente parte, a pieno titolo, della gerarchia. È vero che i diaconi sono nominati, fin dalle Lettere paoline, accanto ai vescovi, ma mai sono stati considerati organici alle funzioni che più tardi saranno definite con il sacramento dell’ordine.
Sostanzialmente avevano tre compiti: assistere il vescovo nella liturgia, gestire i beni della Chiesa, fare opere di carità.

2) Le funzioni diaconali si differenziano tra Oriente e Occidente. Mentre nell’Oriente si sviluppa la dimensione della santa liturgia, in Occidente l’accentuazione è sull’agire del diacono su temi di vita ecclesiastica concreta.
Il Concilio di Trento concepisce il diaconato come gradino necessario all’accesso del sacerdozio e lo rende obbligatorio. In tale prospettiva il Codice del 1917 inserisce tra gli ordini maggiori addirittura il suddiaconato (oggi soppresso).

3) Le diaconesse, dalle testimonianze storiche, non appaiono al medesimo livello dei diaconi.
Anche se sono ordinate, in spazi e tempi limitati, a loro è negata l’amministrazione del battesimo e soprattutto non possono “insegnare”. Aiutano nella liturgia in riferimento al battesimo delle donne adulte. Si occupano dell’assemblea domenicale con particolare
attenzione alle donne; aiutano chi sta in difficoltà, senza per questo essere annoverate nella gerarchia. Hanno un ruolo più significativo nei cerchi ristretti dei monasteri. Probabilmente alcune vedove di alto rango hanno ricevuto il titolo onorifico di diaconessa.

4) La teologia del diaconato è rimasta bloccata per l’eccessiva attenzione alla visione gerarchica, che ha condizionato il modo di concepire la Chiesa. In questa visione le differenze tra il sacramento del battesimo e quello dell’ordine si sono ampliate esageratamente. I ministeri sono stati deprezzati, dotando tutta l’organizzazione ecclesiastica di una impronta gerarchica maschile e celibataria.

5) La vera domanda da porsi è se il diaconato è parte integrante del sacramento dell’ordine, oppure è un ministero. Il diritto pone il diaconato come “grado” dell’ordine, non definendone il significato, se non come condizione di accesso all’ordine, con i conseguenti poteri di ordine e di giurisdizione.
La tesi sostenibile è che il diaconato è un ministero e come tale, può essere concesso alle donne. Nella storia bimillenaria della Chiesa al diacono, pur collaborando con il Vescovo, sono stati concessi poteri caratteristici dei ministeri. Il diaconato alle donne allargherebbe di molto la dimensione sinodale della Chiesa perché i ministeri non fanno distinzione di generi. •

Cfr. V. Albanesi, Il diaconato alle donne? È possibile!, Milano, Ancora Editrice, 2017

Vinicio Albanesi

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