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Dio non è Dio senza l’uomo

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Dedicata alla paternità di Dio, come sorgente della nostra speranza, l’udienza del Papa, pronunciata davanti a 15mila persone. Alla fine, un appello a pregare per la pace: cristiani, ebrei e musulmani
“Il Signore pregava”, e c’era qualcosa di affascinante nel suo immergersi in preghiera, specialmente la mattina e la sera. Così, quando i suoi discepoli gli chiedono il suo segreto, Gesù risponde con una preghiera al cui centro c’è una parola: “Abbà”, Padre, anzi di più, “papà, babbo”. Nella catechesi di oggi, pronunciata davanti a 15mila persone, Papa Francesco si è soffermato sulla preghiera cristiana per eccellenza, il Padre nostro, recitandolo alla fine insieme con tutta la piazza. Prima dei saluti in lingua italiana, un appello a pregare insieme – cristiani, ebrei, musulmani – per la pace, con l’iniziativa “Un minuto per la pace”, che celebra l’incontro di tre anni fa in Vaticano tra il Papa, Peres e Abbas.

“Tutto il mistero della preghiera cristiana si riassume qui, in questa parola: avere il coraggio di chiamare Dio con il nome di Padre”,
esordisce Francesco. Quando i suoi discepoli gli chiedono come pregare, Gesù consegna loro quella che è diventata la preghiera cristiana per eccellenza: il Padre nostro.

Chiamare Dio col nome di “Padre” non è per nulla un fatto scontato. Vorremmo usare, magari, dei titoli più elevati, più rispettosi della sua trascendenza. Invocarlo come “Padre”, invece, ci pone in una relazione di confidenza con lui: come un bambino che si rivolge al suo papà, sapendo di essere amato e curato da lui.

“Questa è la grande rivoluzione che il cristianesimo imprime nella psicologia religiosa dell’uomo”, esclama il Papa: “Il mistero di Dio, che sempre ci affascina e ci fa sentire piccoli, però non fa più paura, non ci schiaccia, non ci angoscia”.

E’ una rivoluzione difficile da accogliere per noi, tanto che perfino nei racconti della Risurrezione si dice che le donne, dopo aver visto la tomba vuota e l’angelo, fuggirono via, piene di spavento e di stupore. Ma Gesù ci rivela che Dio è Padre buono, e ci dice: “Non abbiate paura!”.

“Dio è Padre alla sua maniera: buono, indifeso davanti al libero arbitrio dell’uomo, capace solo di coniugare il verbo amare”.

La parte centrale della catechesi è dedicata ancora una volta alla parabola del padre misericordioso, narrata da Luca nel suo Vangelo: “Racconta di un padre che sa essere solo amore per i suoi figli. Un padre che non punisce il figlio per la sua arroganza e che è capace perfino di affidargli la sua parte di eredità e lasciarlo andar via di casa”.
E quando il figlio ribelle, dopo aver sperperato tutto, ritorna finalmente alla casa natale, quel padre non applica criteri di giustizia umana, ma sente anzitutto il bisogno di perdonare, e con il suo abbraccio fa capire al figlio che in tutto quel lungo tempo di assenza gli è mancato. Dio è Padre, dice Gesù, ma non alla maniera umana, perché non c’è nessun padre in questo mondo che si comporterebbe come il protagonista di questa parabola. Il mistero di questo amore si può riassumere in una sola parola: “Abbà”, termine ebraico intraducibile nella sua pregnanza – tanto che nemmeno San Paolo si cimenta con la traduzione – ma che ha il sapore della parola “papà, babbo”, termine ancora più intimo rispetto a “Padre”.

“Dio non può essere Dio senza l’uomo”: non può stare senza di noi, e noi non siamo mai soli, neanche quando siamo lontani, ostili, o ci professiamo senza Dio. Questa certezza è la sorgente della nostra speranza, che troviamo custodita in tutte le invocazioni del Padre nostro: quando abbiamo bisogno di aiuto, Gesù non ci dice di rassegnarci e chiuderci in noi stessi, ma di rivolgerci al Padre e chiedere a lui con fiducia.

“Tutte le nostre necessità, da quelle più evidenti e quotidiane, come il cibo, la salute, il lavoro, fino a quella di essere perdonati e sostenuti nelle tentazioni, non sono lo specchio della nostra solitudine”: c’è un Padre che ci guarda sempre con amore, e che sicuramente non ci abbandona. Alla fine della catechesi, la recita del Padre nostro insieme ai 15mila fedeli. •

M. Michela Nicolais

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