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Elisabetta Vesprini, insegnante di Lettere della Scuola secondaria di Monterubbiano

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La giornata si preannuncia calda fin dal mattino. La via centrale di Monterubbiano è assolata e limpido il paesaggio fra monti azzurri e dolci colline: un panorama mozzafiato, a tutto tondo. Ho appuntamento con l’insegnante Elisabetta Vesprini che finalmente incontro dopo vari tentativi nel riuscire a concordare una data e un orario che vada bene ad entrambe. Vorrei conoscere più da vicino il lavoro di ricerca storica che è stato realizzato e presentato in un libro di cui Rai 3 Regione ne ha parlato ai primi di giugno. Si intitola “Un magico viaggio…d’altri tempi. Il ritorno del Picchio tra le dolci colline Picene” ed è stato ideato fin dai primi passi e quindi portato a conclusione, dagli alunni delle classi seconda A e seconda B della Scuola Secondaria di Monterubbiano. Elisabetta mi viene incontro con un solare sorriso. Attraversiamo, chiacchierando, viuzze dalle finestre in fiore e strade silenziose per arrivare alla casa dove abita. Un luogo incantevole, immerso nel verde e circondato da un paesaggio da cartolina. Mi sento a mio agio, come accade con una vecchia conoscenza, parliamo inizialmente di argomenti utili e familiari per me ex docente, e per lei giovane insegnante in servizio, tuttavia il mio interesse si fa esplicito: desidero che mi racconti come sia nata l’idea del libro scritto dai suoi ragazzi e che ha avuto tanto successo.
Gli alunni delle classi 2A e 2B della scuola secondaria “Temistocle Calzecchi Onesti” di Monterubbiano, hanno presentato sabato 3 giugno nella Chiesa di San Francesco la loro prima pubblicazione -“Un magico viaggio … d’altri tempi. Il ritorno del picchio fra le dolci colline picene”.- L’evento ha aperto i festeggiamenti dell’Armata di Pentecoste con la lettura straordinaria del bando della Festa.
In costumi cinquecenteschi i ragazzi hanno letto alcune pagine dl libro, calandosi ciascuno nel ruolo che avrebbe ricoperto l’indomani “dì solemne di festa”.
Tra storia e fantasia, al suono dei tamburi e delle chiarine, in una cornice insolita quanto suggestiva c’è stata l’incursione dei “guazzarò” gli antichi Sabini divenuti Piceni. Con la loro veste bianca, zappa e canne in mano, hanno “benedetto” il pubblico sbruffando vino sorseggiato dal trufo, secondo l’antica consuetudine delle Saturnalia romane.
Un’esperienza del tutto nuova, che a scuola non pensavamo di poter vivere. Certo è stata una bella “fatica”, ma ne siamo contenti. Ognuno ha lavorato per quello che sa fare: dal gruppo dei pensatori ai disegnatori ai grafici. Abbiamo voluto raccontare le origini della nostra regione: le Marche, pensando al giovane popolo dei Sabini, che seguendo un picchio trovarono questa terra e divennero Piceni. Narriamo la vicenda di quattro ragazzi giunti, grazie ad un magico portale, nel 1500 alle prese con cavalieri e dame, capitano d’armata e guazzarò. Si trovavano infatti nel giorno della Pentecoste a Monterubbiano, al tempo una nobile Terra. Il Picchio sarà la loro guida, ma troveranno di volta in volta mentori importanti, che li aiuteranno in una caccia alla “parola” tra le corporazioni, nei luoghi più importanti del paese. Ritorneranno nel presente, ma… Davvero “ Un magico viaggio … d’altri tempi”.
Il lavoro ha avvicinato necessariamente i ragazzi alla ricerca storica, un approccio non cattedratico, ma quasi ludico, teso a coniugare l’analisi e la valutazione storica con immaginazione preadolescenziale. Di ogni documento consultato si è scelto quello che poteva suscitare stupore ed interesse: dalla lingua alle leggi, dalle consuetudini ai giochi. La scrittura ha favorito la coscienza e conoscenza storica anche se non a tutti nota, rendendoli consapevoli della ricchezza del territorio in cui si vive.
Conoscere il territorio ed essere in grado di leggere l’imago urbis significa riscoprire la realtà che ci circonda e che spesso scivola via dalla nostra attenzione, in un rapporto più profondo e significativo. Sviluppare la consapevolezza in tal senso, porta anche ad acquisire la capacità di relazionarsi col patrimonio da tutelare. Conservare risulta di fondamentale importanza alfine di custodire le radici storiche e culturali che sussistono ancora nel nostro quotidiano. Assumono particolare rilievo, le possibili forme di lettura e di osservazione del territorio a disposizione in rapporto alle tracce lasciate dall’attività umana che con la sua azione ha costruito nel tempo e costruisce tuttora, ciò che la circonda. In fondo, l’immagine di Monterubbiano storica di cui si parla nel libro è proprio quella che i suoi stessi abitanti hanno modellato e plasmato nel corso dei secoli. Una continua opera di sovrapposizione, di stratificazione influenzata dalle vicende della storia socio-economica, politica e religiosa. Il tentativo di preservare, di mantenere le tracce distintive di questa realtà storico-territoriale, siano esse chiaramente visibili o costrette a una progressiva trasformazione ed eliminazione, non è vano.
Cosa rappresentano le pagine scritte dai ragazzi dell’imago urbis e del territorio?
In primis possiamo fare riferimento allo stile letterario scelto, alla descrizione particolareggiata di un ambiente di media collina, con gli elementi caratterizzanti e peculiari; ma gli autori portano anche l’attenzione del lettore all’ambito più urbanistico o architettonico andando quindi a riscoprirne le diverse tappe dello sviluppo. Emergono due “concetti”, l’immagine del paese del tempo e nel tempo e della zona di appartenenza, rappresentati in chiave geomorfologica, antropica, socio-economica.
Esistono, in realtà, molteplici possibilità di lettura in relazione alle nozioni di imago urbis legate alla diversa prospettiva da cui ci si pone nel guardare al paese.
L’aspetto del discorso educativo concernente la rappresentazione e la fruizione dell’imago urbis è principalmente legato ad una chiave interpretativa di tipo storico. Le immagini del libro ne danno un chiaro riscontro in una visione complessiva articolata e variegata. L’analisi storica è anche multidisciplinare e le numerose argomentazioni potrebbero indurre a “pensare” ad un proseguo del libro stesso.
A seguito di queste considerazioni, risulta evidente che una proposta di educazione al territorio e alla conoscenza del volto di Monterubbiano fra Medioevo e primo Rinascimento è di primaria importanza sia per gli studenti che per una attività scolastica di stile interdisciplinare. Il progetto nasce proprio dal desiderio di solleticare in ogni alunno un’iniziale forma di ‘curiosità’, che si trasformi poi in vero e proprio percorso di ricerca e di lettura dei documenti storici.
L’attualità e la rilevanza che tale argomento riveste, oltre alla possibilità di diversificare le modalità di approccio, hanno consentito di proporlo ad un pubblico adulto al termine dell’anno scolastico 2016/2017. In tal modo, lo studio sull’immagine dei costumi d’epoca e dei luoghi visitati, partendo dai protagonisti, giunge sino agli adulti in un legame generazionale che stimola e avvicina.
Mentre ascolto Elisabetta che mi parla del libro, osservo il suo sguardo, le brillano gli occhi.
Se ci chiedessimo quali siano stati i professori che ci hanno segnato in modo significativo, non esiteremmo a rispondere. Ricorderemmo i loro nomi, il loro stile e per quale motivo ci hanno lasciato il segno. Un bravo insegnante non si dimentica. Credo che Elisabetta Vesprini, insieme alle colleghe Sara Sbattella, Susy Martini ed Elisa Del Sordo che hanno collaborato insieme, abbiano fatto centro nel cuore e nella mente dei propri ragazzi.
La stessa cosa vale anche per chi accompagna i ragazzi al di fuori dell’ambito scolastico, le famiglie, la Parrocchia, ecc… perché chi sa educare in modo valido lascia una traccia indelebile che va oltre la sola conoscenza trasmessa.
Nella nostra vita scorrono attraverso i ricordi i visi di centinaia di persone e la maggior parte di questi sbiadiscono, tuttavia, coloro che dimostrano una speciale abilità nel trasmettere conoscenza, restano indimenticabili. Ritengo fortunati i ragazzi delle seconde A e B.
Fin da bambini si hanno vari eroi che ispirano tutta l’infanzia ed oltre i genitori o altri personaggi, gli insegnanti occupano un posto molto importante nella vita. Saper inculcare il valore dello sforzo, la pronuncia delle parole giuste nel momento adeguato oppure saper utilizzare una tecnica di studio avvincente, fa sì che la conoscenza acquisita resti legata al ricordo dell’elemento che la rendeva tanto singolare e affascinante. Il lavoro letterario e di ricerca da parte dei ragazzi è ben espresso nel libro “Un magico viaggio d’altri tempi” e tutto questo grazie a professori che hanno dimostrato una speciale abilità nel toccare l’anima e sanno incuriosire insegnando ed aiutando a crescere i cittadini di domani che saranno in grado di scegliere con consapevolezza gli orientamenti fondamentali della propria vita. Il lavoro prodotto ha permesso agli alunni di superare i propri limiti, offrendo loro sfide di poco superiori alle proprie possibilità. Guidati alla ricerca hanno potuto trovare il modo migliore affinché interiorizzassero il contenuto che si è voluto trasmettere.
Ho chiesto ad Elisabetta quanto sia stato importante saper affrontare il progetto del libro fin dall’inizio. Mi risponde di aver offerto tutte le proprie conoscenze supportata anche dall’argomento di storia della propria tesi di Laurea ed aiutando gli alunni ad affrontare via via gli inevitabili ostacoli. Si tratta di un affiancamento prezioso dato dall’esperienza nel settore ed io aggiungo di un dono speciale per l’insegnamento che sa trasmettere saggezza.
«Scrivere è un grande privilegio; una possibilità miracolosa saper esprimere la propria opinione per una circolazione potenzialmente infinita». Così descrive la scrittura Nicola Gardini, professore a Oxford e autore di “Viva il latino. Storie e bellezza di una lingua inutile” (Garzanti).
Per invogliare i ragazzi alla scrittura, si deve capire il valore sociale dello scrivere: «La scrittura è un modo di “rispondere” al mondo, di parlare idealmente con tutti – sottolinea ancora Nicola Gardini –.
Chi scrive sta parlando al mondo e a proposito di docenti in gamba Carl Gustav Jung afferma: “Si guarda indietro apprezzando gli insegnanti brillanti, ma la gratitudine va a coloro che hanno toccato la nostra sensibilità umana”.
L’anno scolastico non poteva terminare in modo migliore. •

About Stefania Pasquali

Stefania Pasquali nativa di Montefiore dell’Aso, trascorre quasi trent’anni nel Trentino Alto Adige. Ritorna però alla sua terra d’origine fonte e ispirazione di poesia e testi letterari. Inizia a scrivere da giovanissima e molte le pubblicazioni che hanno ottenuto consenso di pubblico e di critica. Docente in pensione, dedica il proprio tempo alla vocazione che da sempre coltiva: la scrittura di testi teatrali, ricerche storiche, poesie.

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