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Seminano paura e incertezza

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Manchester segna un nuovo obbiettivo delle stragi: i giovani

“Un giorno per piangere i morti, pregare con le loro famiglie e con i feriti e per riaffermare la nostra determinazione affinché coloro che uccidono e fanno a pezzi non ci sconfiggano”. Sono forti e incoraggianti le parole usate dal vescovo anglicano di Manchester, David Walker, nel suo comunicato di questa mattina, con il quale condanna l’atrocità di ieri notte nella quale, durante un concerto di Ariana Grande, sono morte 22 persone, tra le quali alcuni bambini, e altre 59 sono state ferite per mano di un kamikaze. Il vescovo lancia anche un appello interreligioso “a tutte le chiese della città perché trovino tempo e spazio per chi vuole un momento per pregare”. “Come altri grandi città Manchester è un obiettivo scontato per i terroristi”, dice ancora il vescovo, “ma quello che rende questa ultima atrocità particolarmente orribile è la scelta deliberata di un concerto nel quale si sapeva che si sarebbero concentrati molti giovani fans”. Il vescovo Walker ricorda anche come “molte vite saranno stravolte per sempre da questa tragedia” e spiega come “la rabbia provata quando capitano fatti così tragici va trasformata in una forza per il bene”. “Ci stringiamo attorno alle vittime e alle loro famiglie, soprattutto attorno a coloro che i terroristi vogliono allontanare da noi e ricostruiremo il danno fatto alla nostra città come non abbiamo mai fatto prima”, conclude il vescovo della Chiesa di Inghilterra.

“Questi episodi hanno come primo grande scopo di generare paura in tutto l’Occidente, in tutto il mondo. Per fare paura si colpiscono coloro i quali sentiamo di dover maggiormente difendere, i figli, i bambini, i minori. Con questo attentato la paura si allarga ancora di più. Non c’è più solo la paura per la mia incolumità, ma soprattutto quella per i nostri bambini. Un gesto drammatico che ha lo scopo di indurre una paura sempre maggiore. E la paura paralizza, demotiva, toglie ambizioni”. Così Vittorino Andreoli, psichiatra e scrittore, commenta al Sir l’attentato di ieri sera a Manchester, durante un concerto di Ariana Grande, che ha provocato 22 morti, tra cui diversi bambini, e 59 feriti. “Si possono fare strategie se si conosce il nemico, ma qui il nemico non ha volto, si mescola a noi. Le alleanze di nazioni, di intelligence, di armi rischiano di essere impotenti davanti a questa strategia del terrore” afferma lo psichiatra, che aggiunge: “L’Occidente, che ha una grande civiltà, non può pianificare la violenza, l’occhio per occhio. Non sappiamo uccidere un bambino. Facciamo delle guerre, nelle quali è successo di tutto, ma con un nemico davanti. Ma qui il nemico non ha volto, sono persone insoddisfatte che vogliono diventare eroi. La soluzione è molto difficile”. “Bisogna andare all’origine di tutto questo: chi è che compra petrolio da queste organizzazioni, chi le finanzia?” conclude Andreoli.

“Con grande tristezza e profondo shock ho appreso del brutale attacco che ha colpito Manchester. Mi si spezza il cuore a pensare che, ancora una volta, il terrorismo ha cercato di infondere paura dove dovrebbe essere la gioia, di creare divisione dove giovani e famiglie dovrebbero trovarsi per una festa”. Il presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, è stato tra i primi a rivolgere un pensiero e parole di vicinanza al popolo e alle autorità britanniche dopo l’attentato di Manchester.
“Vorrei trasmettere la mia più profonda simpatia e vicinanza al primo ministro May e al popolo britannico. Oggi piangiamo con voi”. Per Juncker occorre lavorare “accanto a voi per combattere contro coloro che cercano di distruggere il nostro modo di vivere.
Essi sottovalutano la nostra e la vostra resilienza. Questi attacchi codardi, invece, rafforzeranno solo il nostro impegno a lavorare insieme per sconfiggere gli autori di tali atti vili”. •

Dal Sir

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