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“Abbiamo avuto la fortuna di nascere in Italia”

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Circa 1500  persone giunte da tutta la Regione alla manifestazione “Fermi contro il razzismo” organizzata in concomitanza con l’anniversario della morte del migrante nigeriano  Emmanuel Chidi Nnamdi. Alle 19 del 5 luglio, l’appuntamento da piazza Dante, all’ingresso della città, con l’inizio del composto corteo di cori, bandiere e decine di associazioni che hanno dato la propria adesione all’evento insieme alle principale sigle sindacali di Cgil e Cisl. In prima fila i richiedenti asilo accanto agli esponenti delle varie rappresentanze per non dimenticare i fatti del 2016 e per continuare a far riflettere su argomenti come integrazione, diritti e accoglienza. Letture e riflessioni si sono alternati durante il pellegrinaggio del ricordo  proseguito verso il luogo in cui è morto il nigeriano Emmanuel, la balconata da cui si scorge montagne e colline con un panorama mozzafiato nei pressi del centro di Fermo. Qui nel silenzio è stato sistemato un cartello provvisorio per non dimenticare quel 5 luglio del 2016 che fece clamore a livello nazionale con la morte del ragazzo giunto in Italia con la moglie per fuggire dalle difficoltà del paese d’origine. Il serpente umano è poi giunto in Piazza del Popolo alle ore 20,30 per il momento delle testimonianze che a rotazione si sono alternate. Sul tardi l’intervento di Neri Marcorè che ha voluto lanciare un messaggio ai tanti che erano presenti. “Abbiamo avuto la fortuna di nascere in Italia –  ha detto Marcorè – una terra benedetta. Non è un merito. E non possiamo fare una colpa a chi nasce in altri luoghi e prova a trovare la propria strada  in luoghi diversi dalla terra d’origine”.  Marcorè ha portato l’esempio dei nostri antenati emigrati andati in cerca di fortuna. “La storia dell’umanità – ha proseguito – è fatta di persone che si muovono e si spostano per cercare condizioni migliori”. Il riferimento anche a suo nonno partito per l’America Latina. “Tanto vale – ha detto – abituarci all’idea che questa terra non è nostra ma fa parte dell’Umanità”. Una lunga carrellata di ospiti tra gli esponenti delle associazioni che hanno aderito all’evento. Ma com’è nata l’idea di questa manifestazione? Lo abbiamo chiesto a Giuseppe Buondonno, una delle voci del Comitato 5 luglio e segretario regionale di Sinistra Italiana.  “Questa manifestazione è nata già dallo scorso anno quando abbiamo deciso che sarebbe nato il comitato 5 luglio perché non riteniamo insensato che una città civile, che ha tradizioni democratiche come questa, volti la faccia dall’altra parte rispetto a quello che è accaduto che tra l’altro non è accaduto solo in quella occasione. In realtà sono stati tanti gli episodi che avrebbero dovuto preoccupare, l’aggressione nei confronti di alcuni ragazzi eritrei, le scritte razziste alla mensa della Caritas e alla sede del Ponte e poi altri”. “Il nostro problema – aggiunge – è che in futuro non ci siano ragazzi giovani che pensino sia legittimo aggredire o insultare un’altra persona per il colore della sua pelle”. “Non esistono città razziste, – prosegue  Buondonno – ma anche in una città che ha forti tradizioni rischiamo che sottopelle si diffonda una cultura di odio, di rabbia, di xenofobia e ci sembra importante tenere alta la guardia soprattutto per i più giovani”.
In molti non si sentono rappresentati dal fatto che possa emergere l’idea di un quadro razzista del fermano. Cosa dice a queste persone? “Dico che hanno ragione – ci tiene a precisare. – Infatti nessuno ha mai sostenuto che Fermo né il Fermano siano razzisti. Il problema è che il razzismo si sta diffondendo nella società italiana e in Europa. Non vorremmo svegliarci un giorno qui come in altri posti e accorgerci che è troppo tardi. Le democrazie stanno vivendo una crisi enorme di rappresentanza, di capacità di dare voce al disagio delle persone. Il pericolo in questi casi è che la società non se ne accorga. La democrazia si difende praticandola e questa manifestazione è un esercizio di democrazia”.
Il 4 luglio la salma di Emmanuel Chidi Namdi è partita per Roma per raggiungere la Nigeria dove arriverà nella giornata odierna secondo la volontà della moglie Chinery. Sabato scorso, ad un anno dalla morte del giovane, è stata celebrata presso il  seminario arcivescovile di Fermo una messa di suffragio, a un anno dalla morte del giovane profugo nigeriano. Nell’omelia il ricordo commosso di don Vinicio Albanesi, presidente della Comunità di Capodarco e della Fondazione Caritas in veritate che aveva accolto Emmanuel e la sua compagna.
Nell’omelia le parole di Don Vinicio. “Ti abbiamo accolto come un fratello, perché ogni creatura, anche se viene da lontano, possa trovare futuro. Ero in viaggio per Roma quando Suor Rita mi comunicò che era avvenuto qualcosa di grave; solo verso mezzanotte ebbi la notizia che eri in coma irreversibile per morire il giorno dopo. Abbiamo cercato di dare dignità alla tua vita e alla tua morte. Abbiamo vissuto la tua scomparsa come una sconfitta per tutti noi”. •

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