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La struttura, il telaio e le vetrate: una mappa per orientare il fedele

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Concepita a rappresentare una tenda, la chiesa appare anche come una piramide con una cuspide, una struttura delineata in modo tale da raccogliere in unum la vasta realtà umana per rilanciarla poi verso il cielo. Secondo l’architetto Renato Cristiano, il telaio che segna le vetrate e che fu progettato vario tempo dopo, è una rappresentazione simbolica del mondo: “esso è il più manifesto, il più espressivo ed il più fatale dei simboli”. Il tema sviluppato in ogni vetrata, tema composto dai travi di sostegno, di legamento, di composizione e decomposizione cromatica dell’opera vitrea, vuole esprimere e rappresentare “l’insieme misterioso e fatale delle passioni umane” (così scriveva ancora l’architetto Cristiano) “nei cui meandri l’anima, così ingannevolmente attratta, scende e si immerge nella profondità che l’uomo conosce nella sua umana esperienza”. Alla vita ed alla sua antica trama dunque va legato il simbolo del telaio. L’uomo infatti, secondo l’architetto Cristiano, sembra fatalmente portato ad esprimere la sua originaria insufficienza, frutto dell’originario peccato, inventando e costruendo castelli di potere umano, come fu il primo della torre di Babele. Castelli mentali e fisici, “in un costante e tragico macchinamento che ha l’effetto di incatenarlo ancora più saldamente alla terra e di cristallizzarlo sempre di più nella materia.”

La proposta contenutistica delle immagini
Le immagini delle due vetrate centrali annunciano la proposta che libera l’uomo e lo riconsegna alla storia meravigliosa della salvezza nel piano di Dio. La strada della salvezza è quella della beatitudini vissute nella radicale santità da Francesco e Antonio: “Beati i poveri di spirito perché di essi è il regno dei cieli”. Gesù insegna che la sola libertà dalla schiavitù antica che imprigiona l’anima è la genuina semplicità e povertà evangelica; essa è l’unica possibilità concessa all’anima di spogliarsi di ogni rivestimento mondano. Povertà e semplicità francescane evidenziano la purezza dell’anima più di tutto il resto. Qui risiede, secondo l’Architetto, il centro della vera spiritualità che il francescanesimo propone e quindi questo è il “cuore” della nostra chiesa.
Ogni vetrata rispecchia una fase particolare del progetto che anima l’insieme. Ciascuna delle quattro pareti realizzate è perciò caratterizzata da un proprio colore dominante che esprime un aspetto o mutamento del paesaggio interiore dell’anima nel rapporto tra l’oggi e la storia della salvezza, nello sviluppo artistico di questa spiritualità attraverso l’incontro difficile delle uniche due materie del ferro e del vetro. La storia dell’uomo prima di Cristo, segnato dal peccato “originale” (vetrata est); la santità come proposta liberante e salvifica (vetrate centrali, sud e nord); gli eventi che, iniziando dalla morte di Cristo e dalla sua resurrezione, conducono l’uomo alla sconfitta definitiva del peccato “originale” e alla salvezza eterna (vetrata ovest).
Entrando, la prima vetrata che si incontra e si attraversa (sud) ha come colore di riferimento il verde-azzurro. È la vetrata dedicata alla figura di san Francesco. Essa vuol manifestare la presenza di Dio in cielo ed in terra, ma soprattutto attraverso la figura di questo santo. Il colore verde-azzurro, simbolo della spiritualità, viene attribuito a san Francesco in quanto padre e fondatore di una grande spiritualità, qual’è quella francescana.
La vetrata sullo sfondo, dietro l’altare, a nord, opposta a quella d’entrata ha un colore rosso-carnato. Essa esprime la passione per l’uomo che l’altro Santo francescano, Antonio, è riuscito ad esprimere sui sentieri di Francesco. Come se l’uno, dal colore verde-azzurro, ispirasse l’azione concreta, la missionarietà e l’impegno ardente, apostolico nel secondo. Quello che ispirava l’uno viene incarnato dall’altro.
Sulla destra, la vetrata est, che ha come colori di fondo il giallo e l’ocra, viene ricordata la condizione del peccato originale e la progressiva trasformazione dalla luce del paradiso terrestre nella opacità più densa del peccato. I colori giallo ed ocra sono il simbolo della terra; come anche la base della vetrata stessa, in cui prevale il marrone, sta a significare la terra fin dal momento della creazione.
I personaggi tipici del paradiso terrestre si oppongono ai personaggi della vetrata ovest che sono la Vergine Maria Immacolata ed il Cristo Risorto. Da loro dipendono le sorti dell’uomo nella difficile vita di oggi e della chiesa, rappresentata come barca che attraversa il mare tempestoso della storia. La vetrata ovest, opposta alla vetrata di color giallo-ocra, è caratterizzata da un profondo colore violetto e sta a significare che, alla cacciata dal paradiso terrestre ed al fallimento dell’uomo, si oppone il trionfo della fede e della redenzione che avviene nel tempo della storia che va dalla morte di Cristo fino al giudizio universale.
Se la vetrata est parla dell’inizio, la vetrata ovest parla della fine e, se il serpente vince la prima battaglia viene sconfitto alla fine dei tempi dal Cristo e dalla Vergine che ne schiaccia il seme. Le vetrate dei due santi costituiscono quindi il passaggio dal primo momento della storia all’ultimo. I santi sono coloro che, interpretando la storia, conducono l’uomo verso l’incontro con Dio. Questi colori complessivi formano quella che l’architetto Cristiano chiamava “la terra del simbolico cromatico” ed aiutano, guidandola, la lettura dell’intera composizione, invitandoci a non dimenticare che ogni cosa che noi troviamo rappresentata all’interno di ogni vetrata è caratterizzata dall’impostazione del colore di fondo. •

Francesco Monti

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