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Il nostro primo numero, dicembre 2007

Proposta: trasformare La Voce in un Blog in “presa diretta”

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Dio solo lo sa quanti sono i periodici diocesani pubblicati in Italia da più di un secolo a questa parte. Ce ne sono di tutti i generi, animati da intenti differenti e orientati in varie direzioni. C’è però uno strano privilegio che li accomuna: la loro marginalità rispetto alla stampa “ufficiale”. Non dipendono da committenti che in qualche modo controllano più o meno direttamente l’orientamento dei direttori e dei giornalisti; pertanto godono di una libertà critica che, se ben temperata, finisce talvolta per fare di questi periodici un voce realmente critica. Certo la loro sopravvivenza è sempre in forse, dato che giornali del genere hanno bilanci sicuramente in perdita; ma questo può anche essere un merito. Come potrebbe essere anche un merito avere pochi lettori. Le vicende passate e recenti della Voce delle Marche sono note e non serve ricordarle. Piuttosto si può suggerire qualcosa riguardo al futuro.
Il passaggio dalla carta stampata al web è sicuramente apprezzabile: da tempo la Rete è lo spazio nel quale la comunicazione avviene nella forma più immediata e, per certi aspetti, efficace. Per il futuro c’è però un passo in avanti da compiere: la trasformazione della Voce da rivista online a Blog interattivo. Chi scrive non saprebbe da che parte cominciare per realizzare uno spazio del genere, ma c’è da chiedersi se dalle nostre parti non sia il momento di realizzare un luogo di confronto e dialogo aperto al contributo di tutti, senza preclusioni e pregiudiziali. Proviamo a pensare ad un Blog nel quale, giorno per giorno, i fruitori siano aiutati ad analizzare e a comprendere in “presa diretta” la difficilissima realtà in cui viviamo, senza predeterminazioni ideologiche e soprattutto senza quelle preclusioni riduttive che spesso animano la stampa nazionale e locale, che risponde a committenti spesso intenzionati a creare un’opinione pubblica docile al sistema tecnocratico. La Voce delle Marche potrebbe diventare un luogo di libero confronto animato da un preciso convincimento: dovrebbe ormai essere una persuasione condivisa che la realtà del Fermano è deturpata dai mali e dalle contraddizioni dei nostri tempi, che pertanto vanno nominati e denunciati nella loro realtà profonda e complessa. Un solo esempio: non riesco a trovare nella stampa locale inchieste documentate e di ampio respiro sullo sfruttamento del lavoro (cosa altro è il precariato?) nella nostra regione. Solo quando un laboratorio clandestino stracolmo di cinesi viene scoperto, la stampa si limita a qualche informazione; poi chi si è visto si è visto. Un Blog, come quello che auspico, potrebbe ospitare inchieste prolungate nel tempo, documentate e in grado di suscitare il dibattito pubblico Se la cosa disturberà il manovratore turbocapitalista, pazienza: se ne farà una ragione.
Ancora: dato che la Voce è espressione di una diocesi, non sarà il caso di prendere sul serio e fino in fondo il decadimento culturale nel quale versa da decenni il cattolicesimo italiano? Sarà arrivato il tempo di trascurare notizie come quelle riguardanti la Sagra della pizzetta fritta, organizzata dalla parrocchia di San…, e pensare a come disincagliare l’annuncio cristiano dalle secche di un apparato concettuale obsoleto già un secolo fa? Con la prossima generazione le chiese saranno un deserto (in alcune città già lo sono) e il rimedio non sta certo nel riproporre strategie perdenti e parole d’ordine che nessuno ascolta più.
Ecco un passo in avanti qualitativo che la Voce delle Marche potrebbe compiere. Altrimenti rimarrà un periodico del secolo scorso, a servizio di una chiesa autoreferenziale, che nulla riesce a dire perché nulla riesce a vedere. E magari continuerà a raccontare il buon esito della Feste delle Cove, segno immarcescibile di uno spirito comunitario che resiste alla perversità dei tempi in cui ci tocca vivere. Nessuno si metterà a ridere e il manovratore sarà felice. •
L’eremita degli Appennini

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