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RITRATTI: Benito Ricci, mago dei funghi

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Scrivere di un amico è cosa semplice e difficile insieme.
L’ultima volta che l’ho visto è stato in spiaggia, sembrava un gamberetto, rosso dal sole cui s’era esposto senza criterio. Qualche giorno di riposo dal suo ristorante omonimo di Magliano di Tenna. Oggi è già al lavoro. Re dei tartufi e dei funghi, lo chiamavano così quando gestiva un piccolo locale a Montefortino. La cucina è la sua passione. Credo che gli piaccia essere chiamato cuoco e non chef. Benito non bada alla forma. Diventa subito sostanza. Una vita piena, vissuta, la sua. Anche spericolatamente. L’eco di Vasco influenza le parole.
Suo padre Ottavio era muratore, sua madre Maria Cesetti casalinga e, in campagna, partecipava a quella solidarietà più tardi definita lu rrejutu.
Nella sua grande cucina, il sig. Ricci è dominus incontrastato e il suo piatto tipico sono gli gnocchi della fata, fatti in casa conditi con broccoletti e tartufo nero pregiato. La fata porta ai suoi Sibillini. Che conosce a menadito. Talmente tanto che
dal 1982 al 2003 è stato membro attivo del Soccorso Alpino e dal
1987 al 1992 capo stazione, responsabile, sempre per il Soccorso Alpino, delle operazioni in montagna.
La montagna non l’ha mai abbandonata. Quando il ristorante è chiuso prende scarponi e cane e via per sentieri impervi. Ha una predilezione: la cascata ormai asciutta del vecchio corso del fiume Ambro, un anfiteatro naturale, sconosciuto ai più. C’è poi un’altra passione: la fotografia. Ha immortalato con buona mano e occhio la vita di paese, le arti rurali, la flora.
Ma torniamo alla sua professione vera. Con una premessa. Prima di mettersi ai fornelli e farsi scoprire cuoco sopraffino, Benito ha frequentato le Professionali di Sarnano diventando saldatore e tornitore, è stato anche aiuto muratore. Ma la vocazione era un’altra.
Dopo aver frequentato le scuole alberghiere di Ascoli Piceno e Tolentino si butta. Barista prima a Col Martese di Montefortino, poi l’avventura. Insieme al fratello Gino gestisce, su invito del parroco don Giuseppe Coccia, la pensione-ristorante Il Girone a Montefortino. Il colpo di fulmine per Franca Lupi (oggi sua moglie) porta entrambi all’apertura del Ristorante Da Benito, sul bivio della strada per il Santuario della Madonna dell’Ambro e Infernaccio. Tappa obbligata. È il 1988. Vi si gustano « funghi, tartufi, carne selvatica, agnello, cinghiale, stagionali, e tutto a chilometro zero».
Nel 2005, la scelta di scendere a Magliano di Tenna rilevando un importante ristorante.
Cose buffe e cose belle? «La buffa – ci racconta – quando un mio cameriere “capotò” il sugo sulla maglia di Joyce Lussu che doveva tenere un convegno. Non se la prese, si rise, indossò un mio maglioncino. La bella: il rapporto con padre Pietro, il muratore di Dio. Io diavolo lui l’acquasanta». •

Benito Ricci nasce il 4 settembre 1960 a Sant’Angelo in Pontano. A nove anni si trasferisce con la famiglia a Montefortino.
Dopo le Scuole alberghiere, si sposta a Milano, al Caffè Risorgimento, in piazza Duomo, più tardi sarà a Lugano, in ristorantino tipico.
Tornato a Montefortino, nel 1983 si sposa con Franca Lupi.
Nel 1988 l’apertura del Ristorante da Benito, sempre a Montefortino. Nel 2005, per motivi di studio delle figlie (Arianna e Manuela) e possibilità di ulteriore sviluppo, si trasferisce a Magliano di Tenna.
Il suo menù è molto attento alla Dieta mediterranea.

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