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Tenda tra le tende

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Fin dagli anni ’50 i vecchi documenti parlavano di una “assoluta necessità di costruire una chiesa coadiutorale” (P. Torbidoni, Ministro Provinciale o.f.m.conv. 21/9/56) in appoggio alla Parrocchia e Chiesa di San Francesco dentro le mura.
All’Ing. Lino Fagioli fu affidato il compito di progettare una chiesa che incarnasse: “La Tenda di Dio in mezzo alle tende degli uomini in attesa”, come egli ricorda in una lettera alla Commissione edilizia l’8 maggio 1961.
Furono presi in visione vari progetti allora famosi, tra i quali spiccano quelli di una Chiesa in costruzione nel New England (Arch. Hugh Stubbins), della Cattedrale “Madonna delle Lacrime” di Siracusa (Arch.tti M. Andrauld e P. Parat), della Cappella “Alla Natura” (Arch. Frank Lloyd Wright), della Cattedrale di Brasilia (Arch Oscar Niemayer), della Chiesa “De la Milagrosa” Messico (Arch. F. Candela)…
Decisive, nella riflessione comune e nella scelta definitiva, furono sia la saggezza illuminata dell’Ing. Fagioli, sia la sapiente opera della Commissione Diocesana di Arte Sacra, all’interno della quale ebbero ruolo determinante l’equilibrio, il senso del bello e i “preziosi consigli” di quella grande figura che fu Mons. Marcello Manfroni. A detta di tutti il progetto convinse la Commissione per aver raggiunto, dopo una serie di proposte progressive, quella “serena armonia” che ancor oggi la nostra chiesa conserva. La scelta fu guidata quindi dall’innato senso del bello che caratterizzava i membri della Commissione Diocesana.
Ci raccontano i documenti che le dimensioni e la struttura furono stabiliti “su un modellino dopo che altri piccoli modelli, tutti costruiti in scala, furono scartati perché non appagavano l’occhio”.
“Sul modello scelto fu ricavato il disegno” dal quale furono desunti elementi strutturali, angolature e artifici vari che poi avrebbero “classificato questo edificio come conforme ai principi di coloro che sono tuttora riconosciuti come interpreti e autori dello stile gotico”. “E invero la chiesa, così come concepita, può considerarsi di stile gotico, sia pur modernamente sentito”. Il Fagioli, citando lo Hoffstadt nell’opera “principi fondamentali dello stile gotico” del 1858, non esita ad attribuire alla nostra chiesa la sua preziosa osservazione: “Come può non dare l’impressione di un edificio sacro quello che con le sue forme acuminate, elevandosi, sembra invitare l’uomo puranco ad elevarsi con lo spirito al Cielo? Ecco perché i templi costruiti nell’Evo-Medio presentano il carattere cristiano; ché gli altri, murati con le norme greche e romane, rivelano piuttosto forme e riti di religione pagana”.
Raccontava poi, con malcelate tristezza ed ironia, le osservazioni di un ragioniere e di un medico (!!!) membri della Commissione Edilizia di Fermo che temevano si potesse in futuro criticare la guglia perché simile ad un missile: “A quale altro che non sia sacro quest’edificio potrebbe essere confrontato? Se qualcuno paragona la cuspide a qualcosa di diverso (es: un missile) evidentemente non pensa che migliaia di guglie, o missili, si trovano in tutte le chiese gotiche fino ad ora costruite” (Ing. Fagioli, Lettera alla Commissione Diocesana di Arte Sacra, 3 luglio 1961).
Il Fagioli aggiungeva che “i templi sacri debbono esser fatti in modo che colui il quale vi entra possa sentire subito la maestà della religione”. E, facendo proprie le parole dell’ingegner Pier Luigi Nervi, in una conferenza tenuta a Milano nel gennaio dello stesso anno 1961, asseriva con convinzione che “non esiste un’architettura moderna ma semplicemente un’architettura sincera, fatta bene. L’architettura fatta male, falsa, appena passata la moda, diventerà irrimediabilmente vecchia e superata”. Il Fagioli concludeva: “a questi criteri e principi mi sono ispirato”.

La Tenda di Dio tra gli uomini
La chiesa è stata quindi concepita come una vera tenda nella più semplice e pura espressione di architettura strutturale. Non vi è nessuna sovrapposizione decorativa, ad eccezione della cuspide che si eleva al cielo alla convergenza delle falde triangolari, quasi a indicare la via di ogni ispirazione religiosa. Non ha pilastri, non ha colonne, archi, volte e cupola. Non ha muri d’ambito, non ha finestre intese nel senso tradizionale.
Tutto questo, anche nel restauro, noi abbiamo rispettato.
Non abbiamo potuto fare altrettanto nei confronti del soffitto che era stato progettato volutamente povero ed essenziale nella naturalità del cemento. Così anche nel tetto esterno, abbiamo dovuto fare un lavoro diverso dal previsto, con zinco-titanio, per ragioni tecniche e strutturali, e cambiare quindi le scelte iniziali.
Speriamo soltanto che la grandiosità che ha assunto oggi la chiesa col chiarore interno e l’acquisita eleganza della livrea esterna e non facciano passare in secondo piano l’impostazione “francescana” del tempio così come era stato fin dall’inizio sognato, ma rendano lode a Dio con tutto il bello che oggi si aggiunge; quel bello che tanto Francesco stesso cercava, contemplava ed amava nella natura e in tutte le creature di Dio. •

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