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Un dio da Ragioniere

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Le Religioni non religiose del ragionier Ugo Fantozzi
In occasione degli auguri di Natale i figli degli impiegati dell’azienda di Fantozzi porgono devotamente le loro poesie – ingenuità fanciullesca come lavacro del servilismo impiegatizio dei genitori – ai direttori, nell’ambientazione olimpica del 18° piano. Prima di Mariangela Fantozzi figlia del rag. Ugo, un bimbo recita: “Gioite tutti, Gesù è nato e tanti auguri al consigliere delegato”. Una antica preghiera cristiana, litanica, traslitterata dal greco, invoca Kyrie eleison, Christi eleison: “Signore, pietà. Cristo pietà.” È la preghiera che accompagna il fatale sorteggio in sala mensa per la scelta dell’impiegato che seguirà il Mega Direttore Clamoroso, Duca Conte Ingegner Semenzara, a giocare al Casinò di Montecarlo. In caso di vincita del Duca per l’impiegato-valletto si sarebbe avverata una autentica benedizione perché la carriera avrebbe avuto la garanzia di una progressione inarrestabile (ufficio con doppia pianta di ficus …). La falange di impiegati si immerge in un animoso brusio di sottofondo, infarcito di maldestre invocazioni ed interessate preghiere che innervosì non poco il Duca Conte. Nella mega-ditta si vive una dimensione di potere soprannaturale, di panico misticheggiante, specie se ci si avventura verso la chiara configurazione psicotica e l’estasi narcisistica: siamo all’ufficio semi-monacale del Megadirettore Galattico. Si tratta di un’entità di comando a-manageriale, financo a-economica; un mutante sociale che traghetta dentro i modelli organizzativi dell’economia di mercato una dimensione auratica, apparentemente benevola, ma insidiosamente camaleontica.
Il santo apparente è un simbionte del crudele semidio in doppiopetto in lui abilmente camuffato, che gode scontatamente di poltrone in pelle umana e specchia la sua potenza ideal-tipica negli acquari per impiegati. Il Geometra Filini aveva fama di grande organizzatore di eventi ricreativi e trascinò più volte i colleghi in sfide ciclistiche o calcistiche tra scapoli e ammogliati in disastrati campi di periferia dove l’inconsistenza dell’investimento personale sul tempo e lo sport dovevano far risaltare l’esclusività dell’impiego del corpo-ruolo a favore della mega-ditta. In una delle partite di calcio più efferate per i suoi effetti, a metà strada tra un corso di sopravvivenza nella giungla ed uno spettacolo circense, appare San Pietro sulla traversa della porta.
La Contessa Pia Serbelloni Mazzanti Vien dal Mare è una attempata nobildonna tra le maggiori azioniste della mega-ditta. Temuta madrina di vari di turbonavi aziendali, in una di queste occorrenze e dopo ripetuti tentativi, ci si accorge che non riesce a dirigere la beneaugurante bottiglia di champagne contro lo scafo. Si tenta di semplificare l’operazione invitandola a tagliare una cordicella distesa su un cippo; la facilità dell’operazione fa risaltare la maldestra versatilità della contessa che teneva col fiato sospeso autorità civili, militari e religiose ostinatamente negando il loro generale sollievo. Sappiamo come un “porporato” pagò ingiustamente le conseguenze del distratto entusiasmo della Serbelloni. I manager della mega-ditta sono arroganti e feroci predatori aziendali. C’è una favolistica gerarchia dell’inessenziale dove la patente di mediocrità garantisce un più elevato livello gerarchico. La sottolineatura iperbolica che Paolo Villaggio fa del mondo economico e dei rapporti di lavoro negli anni ’70-’80, opera una analisi rovesciata che mette l’accento sui processi di disumanizzazione del lavoro, con i processi organizzativi che hanno chiaramente la meglio sul fattore umano. In Villaggio risaltava la trasformazione grottesca di persone in maschere sullo sfondo dell’alienazione produttiva costruita sulla serialità dell’indifferenza e l’esacerbata ricerca di un tornaconto “per sopravvivenza”. Si tratta di una lettura ispirata da un Darwinismo Sociale a base occupazionale. E allora abbiamo un “Direttore Onorevole Cavaliere” Conte Diego Catellani ed un Ispettore degli ispettori, Direttore Conte Corrado Maria Lobbiam. Avvicinandoci al vertice supremo, incontriamo un assurdo funzionalistico, il c.d. “Consiglio dei Dieci Assenti”: perché assurdo? Se il proprio criterio operativo un sistema sociale se lo fornisce da sé, non può esistere un consiglio che opera in quanto assente.
L’assurdità messa a nudo da Fantozzi consiste esattamente in questa denuncia: come dei sistemi sociali costruiti da persone possono determinare una realtà contraria alle esigenze umane? Però dentro l’iperbolico fantozziano, delude molto la residualità stereotipa del fatto religioso. L’ostinata inessenzialità della Religione manifestata nei film di Fantozzi, regola l’ambito semantico Fede-Religione ad una automatica marginalizzazione narrativa che la riduce a lettura ininfluente degli effetti sociali che si producevano nella cultura di quegli anni.
Si tratta di un grave errore dato che la Religione sa essere sempre veicolo di una potente interrogazione sul reale. Ci sarebbe piaciuto vedere Fantozzi all’opera anche con una religiosità non “messa in latenza”, tenuta a distanza da sistemi sociali operativamente più forti. Sappiamo quanto sono forti, ragionier Ugo e vediamo anche quanto la gente soffra – insieme a Lei – al loro interno. •

Rossano Buccioni

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