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Una storia che cambia

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La Voce delle Marche di Fermo, è nata per animare la società con il Vangelo. Leone XIII diceva per la salvezza delle anime: “Conta molto che si vada largamente diffondendo la buona stampa”. I vescovi delle Marche, riuniti a Fermo dal 16 al 21 novembre 1891 con l’arcivescovo Amilcare Malagola, avevano proclamato la necessità dei cattolici di unire spiritualmente le loro forze per creare, nello spirito cristiano, il presente e il futuro. Nella loro lettera pastorale dichiaravano necessario di fronteggiare le forme di vita anticristiane che entravano nelle menti dei fedeli da libri, opuscoli, giornali, scuole, svaghi, istituti di beneficenza, feste, spettacoli, banchetti, sette. Nel 1892 nacquero due periodici: La Patria giornale cattolico della diocesi di Ancona e La Voce delle Marche di Fermo. ll numero il 15 maggio 1892 conteneva un articolo di Romolo Murri che dichiarava che la miseria, l’emigrazione, il dispendio militaristico erano disordine economico derivante dal disordine morale. Diceva che i diritti delle persone erano sacrificati agli interessi dei gruppi dominanti in nome dell’individuo borghese proprietario. L’attenzione cristiana era rivolta alla cultura, alla scuola, ai giovani, al lavoro, alla povertà e all’economia.

Il cardinale Malagola, convinto della buona indole del popolo, usava modi garbati, invitava gli amministratori e i magistrati scrivendo: “Abbiate ognuno somma affabilità, somma larghezza di consiglio, di aiuto, di difesa verso i sudditi”. La Voce delle Marche esprimeva l’impegno di aiutare le persone per costruire una società misura della dignità umana.

Tra i collaboratori c’era anche don Domenico Svampa, futuro arcivescovo di Bologna che nel 1896 diede avvio a L’Avvenire quotidiano di ispirazione cristiana. La Voce delle Marche considerava le situazioni con un giornalismo efficace nell’evangelizzare e preoccupava gli avversari. Già esisteva a Fermo il giornale anticlericale “l Piceno. Nel 1892 aggiunsero la pubblicazione del nuovo giornale Il risveglio.

Il giornalismo de La Voce delle Marche era uno strumento di animazione cristiana del territorio. All’informazione, univa la trasmissione dei valori con approfondimenti e commenti utili al vissuto quotidiano. Il Murri scriveva sulla solidarietà cristiana interclassista, non demagogica: “Chiesa e popolo sono fatti per intendersi fra loro e andare mirabilmente d’accordo (29.10. 1893)”. Il settimanale diocesano dava notizie su agricoltura, Casse rurali, Cooperative di consumo, Mutuo soccorso, gruppi giovanili.

Dava rilievo al ruolo fondamentale della famiglia nella società, all’insegnamento della religione nella scuola, alla libertà di educazione. Pubblicava i suggerimenti per i Segretariati del popolo e per le scuole di arti tra cui quella fermana degli ‘Artigianelli’. L’arcivescovo mons. Papiri, successore del Malagola, istituì in Seminario una cattedra di Economia sociale e una cattedra di Agricoltura pratica e di Chimica agraria per rendere i futuri sacerdoti competenti nel migliorare non solo la vita morale, anche la vita materiale del popolo.

Il settimanale Fermano faceva intendere come l’esperienza cristiana tocca il cuore delle persone con cose che si comprendono e danno un senso alla vita.

 LA VOCE DELLE MARCHE ISPIRATA AD UN PENSIERO ATTUALIZZATO NEI MOMENTI STORICI

Nell’inaugurare il Comitato Diocesano Fermano l’arcivescovo Roberto Papiri nel 1906 chiamava i credenti a vivere con consapevolezza la loro ora presente. Alle confraternite diceva che la loro azione era generalmente sorpassata, ristretta nell’ambito delle chiese e vi era bisogno di uscirne fuori perché molti non le frequentavano più. L’esperienza del periodico Fermano La Voce delle Marche maturava attraverso le vicende storiche che restano ancora significative per noi e per il futuro. Il periodo fascista segnò la fase di persecuzione per cui il giornale fu ostracizzato da Fermo per effetto della dittatura ideologica vigente. La guerra fece decadere quel totalitarismo militarista.

Nel frattempo il giornale profilava una società dal volto nuovo di democrazia, di autocoscienza civica, di partecipazione diretta e attiva alla vita pubblica. Il referendum istituzionale del 2 giugno 1946 portò l’Italia ad essere una Repubblica democratica. Il giornale diocesano trattava della presenza operosa dei lettori nell’animare la società con un cristianesimo civile a fronte di altri movimenti che erano avversi alla religione. Dopo le selvagge e tragiche vicende della guerra la direzione de La Voce delle Marche ricominciò ad essere edita a Fermo e fu affidata tra il ‘46 e il ‘48 alla direzione del professor Luigi Marconi il quale proponeva la dottrina e l’insegnamento sociale adatti a creare una civiltà umana partecipativa. Egli propagandava per mezzo del settimanale la tesi dell’unità imprescindibile dei cattolici nella vita politica ed illustrava il volto comunista come totalitarismo riflesso di quello di Hitler. Gli articoli del periodico favorivano la consapevolezza del contesto storico e sociale di quei momenti in cui si viveva e favorivano la ricerca della libertà, nell’avversione agli integralismi non libertari. La presenza del periodico fermano nella vita culturale e sociale e politica aveva una progettualità concreta. I cristiani erano invitati ad ispirarsi ad un pensiero attuale. Dopo il decadere dei contrapposti blocchi tra i regimi liberisti e quelli comunisti, le informazioni del giornale si aprivano al confronto con le posizioni culturali contemporanee, anche non cattoliche. Il nuovo metodo del dialogo portato avanti con senso critico, proponeva ai lettori di affrontare e risolvere i problemi della vita civile del Paese assieme ai non cristiani allo scopo di voler agire tutti per far trionfare la giustizia, il rispetto delle persone e la pace. •

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