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La nuova parrocchia

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NOTA PASTORALE NUMERO 6

Una profonda riflessione e ripensamento intorno alla capacità evangelizzatrice e missionaria della parrocchia nei tempi moderni, quello richiesto da monsignor Luigi Conti con la Nota pastorale n. 6 del 2011 esposta durante il convegno diocesano del 2 ottobre del 2011. Il documento accende una spia rossa permanete sulla necessità di una inversione di rotta affinché il ruolo di questa ‘istituzione’ continui ad essere quello di rifugio indispensabile per la comunità e venga riformata per evitarne il collasso attraverso una serie di interventi correttivi, ed una pastorale adeguata alla realtà contemporanea e meno radicata negli spazi e nei tempi passati. Una fotografia ingiallita quella scattata con il documento nel 2011 e che pian piano riacquista colore nella successione dei vari interventi suggeriti da mons. Conti sulla necessità di parrocchie interconnesse e meno autoreferenziali ripiegate su sé stesse, o sulla necessità di una revisione del ruolo dei laici, sull’importanza della famiglia come primaria agenzia educativa, alla necessità di educare ad una fede più motivata, capace di dialogare anche con chi si avvicina alla Chiesa solo occasionalmente, con i credenti di altre religioni e con i non credenti. Sono solo alcune delle tonalità con cui si dipinge questo quadro.
“La parrocchia sta franando forse, ed è l’insidia più grave, perché si scopre che sotto la sua costruzione c’è un certo vuoto evangelico. – Afferma l’arcivescovo nelle prime pagine della nota pastorale. – Sembra che la parrocchia abbia perso il suo necessario radicamento nella comunione ecclesiale, e si chiuda nell’insularità, nel particolarismo, nell’autoreferenzialità appunto. Ma così non è possibile che ci sia neppure la missione. La preghiera di Gesù nel capitolo 17 di Giovanni ci ricorda che il mondo crederà solo se i discepoli saranno uniti. Ma di quale unità si tratta? È sufficiente l’unità interna della parrocchia? (quando c’è) o non bisogna invece pensare all’unità grande dell’intera Chiesa? All’unità che unisce le singole chiese?”.
La Nota pastorale prosegue ponendo l’accento sul monito dei Vescovi che domandano un profondo ripensamento della parrocchia, evidenziando “il pericolo di autoreferenzialità, di particolarismo, di ripiegamento su se stessa”.
Mons. Conti prosegue la dettagliata riflessione scrivendo: “Un grazie immenso alla figura del parroco, che fino a ieri è apparso efficacemente unico responsabile della comunità cristiana, – ma è ora di ripensare il ruolo dei laici. Ripensarlo in un disegno complessivo”. I vescovi dicono: “si tratterebbe di concepire la parrocchia come un tessuto di relazioni stabili”. È necessario introdurre “una logica integrativa” cioè ‘Un modo di pensare e di procedere capace di integrare le diversità’”. La Nota pastorale continua la disamina sulle misure da intraprendere affinché la parrocchia non rischi il collasso.
“I compiti della parrocchia: legittimi nel passato, inadeguati oggi. La parrocchia continua oggi a esprimere istituzionalmente compiti legittimi nel recente passato, ma inadeguati oggi: non è più punto di riferimento religioso unico e abituale per la gente del territorio”.
“Continua a offrire quasi soltanto servizi religiosi ‘sacramentali’ per tutti quelli che li chiedono garbatamente e dimostrano di essere ‘brave persone’; è luogo di riferimento per una vita cristiana che nel passato nasceva e si sviluppava altrove (in famiglia e nel contesto sociale), mentre oggi si è persa ogni trasmissione delle fede cristiana nella sua identità capillare e dunque la parrocchia non è più riferimento di nulla”.
Il primo importante passaggio richiesto perché si vada verso una “nuova parrocchia”, è quello di adottare una “scelta evangelizzatrice” e che sia in grado di “educare alla buona vita del Vangelo”. “Questo è il primo cambiamento istituzionale della parrocchia, – si legge nel documento – richiesto dal tempo in cui viviamo: da struttura che offre rifugio e sacramenti a struttura che evangelizza”. La parrocchia come crocevia delle istanze educative. “Solo una comunità accogliente e dialogante può trovare le vie per instaurare rapporti di amicizia e offrire risposte alla sete di Dio che è presente nel cuore di ogni uomo. – Prosegue Mons. Conti. – Oggi si impone la ricerca di nuovi linguaggi, non autoreferenziali e arricchiti dalle acquisizioni di quanti operano nell’ambito della comunicazione, della cultura e dell’arte”.
Tante le urgenze esaminate per fornire alla comunità diocesana eventuali criteri d’intervento correttivo. Tra queste la necessità di riaprire il cantiere dell’educazione Cristiana attraverso la catechesi come primo atto educativo della Chiesa nell’ambito della sua missione evangelizzatrice, “la liturgia come ‘luogo educativo e rivelativo’ in cui la fede prende forma e viene trasmessa, la carità come agenzia che educa il cuore dei fedeli e svela agli occhi di tutti il volto di una comunità che testimonia la comunione, si apre al servizio, si mette alla scuola dei poveri e degli ultimi, impara a riconoscere la presenza di Dio nell’affamato e nell’assetato, nello straniero e nel carcerato, nell’ammalato e in ogni bisognoso”.
Le osservazioni che seguono a questo richiamo, aprono la strada ad un cambiamento radicale della pastorale: non più una pastorale per età, separando ciò che Dio ha unito, ma una pastorale intergenerazionale “in cui i figli si trovino insieme ai genitori per imparare entrambi come si diventa cristiani”.•

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