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Antonio Malavolta: Conversando con il giovane baritono basso

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All’Accademia Musicale internazionale “Maria Malibran” di Rossella Marcantoni, una sera calda d’estate, il baritono basso Antonio Malavolta da Grottammare, strappa gli applausi del folto pubblico amante del bel canto. Ed è in occasione di un Masterclass dell’Accademia che ho avuto l’opportunità di conoscere questo nuovo talento. I giovani che attualmente si avvicinano al canto lirico, grazie a Dio, non sono una specie in via di estinzione.
Resta viva una tradizione di tecnica e passione che continua sulla scena nazionale ed internazionale.
Oggi per formarsi in Italia ci sono ben 56 Conservatori, 20 Istituti Musicali pareggiati, 14 Istituzioni Concertistico Orchestrali, 14 Fondazioni lirico sinfoniche dalla Scala di Milano al Massimo di Palermo, 29 teatri di tradizione come lo Sferisterio Macerata, il Donizetti Bergamo o il Regio di Parma. A cui vanno aggiunte scuole ovunque, premi prestigiosi e Masterclass più o meno esclusive. In tanti vogliono studiare seriamente musica classica e canto lirico nonostante la politica, i buchi di bilancio degli Enti Lirici, l’illusione della via “breve” del successo in TV.
Ho chiesto ad Antonio Malavolta chi sia oggi il cantante d’opera.
Mi ha risposto che dev’essere naturalmente aperto a spazi anche internazionali, deve potersi spostare, viaggiare, parlare lingue diverse, studiare continuamente soprattutto. Attualmente, grazie a queste qualità indispensabili, le voci italiane sono nei più importanti cartelloni mondiali.
Ma chi è Antonio Malavolta? Originario di San Benedetto del Tronto ha soltanto 27 anni e tanta voglia di crescere e migliorarsi nel canto lirico di cui è appassionato. Inizia a cantare nel coro della Parrocchia di San Filippo Neri e a 14 anni circa, oltre che corista, si esibisce da voce solista.
Si perfeziona grazie alla guida del basso Andrea Concetti che gli ha consigliato di intraprendere gli studi di canto raccomandandogli vivamente la Professoressa e soprano di fama internazionale Rossella Marcantoni. Il consiglio viene da una persona autorevole, Andrea Concetti si è diplomato in canto al Conservatorio “Rossini” di Pesaro con debutto ufficiale nel 1992. Fondamentale la sua interpretazione di “Don Alfonso” in “Così fan tutte” di Mozart, a Ferrara. La direzione è del grande Maestro Claudio Abbado che ha segnato l’avvio della sua carriera internazionale sui più importanti palcoscenici della lirica mondiale.
Significativo per Antonio Malavolta è anche il perfezionamento scenico teatrale intrapreso con Fabio di Cocco.
La voce di questo giovane talento è duttile, spazia dal canto lirico, al canto corale, al rock al folk e tra l’altro adora il genere Musical.
I buoni risultati ad ora ottenuti in varie esibizioni, gli sorridono, ma per questo giovane artista il successo non è altro che impegno costante e saper restare sempre sé stessi. La famiglia lo sostiene e lo incoraggia tuttavia ciò che lo distingue da chi può dedicare il massimo del tempo allo studio è il fatto che Antonio lavora in Fabbrica in turni che lo costringono a rocamboleschi orari per poter frequentare le necessarie lezioni di canto, tenute come già detto, dalla Signora Rossella Marcantoni presso l’Accademia Musicale Internazionale “Maria Malibran” di Altidona.
Più di una lezione a settimana non gli è possibile seguire, il resto lo svolge a casa in ritagli di orari consentiti. Antonio Malavolta mi parla con gli occhi che gli brillano di riconoscenza per la sua insegnante Rossella, per la dedizione nei suoi confronti e soprattutto per l’impegno costante verso la sua crescita personale e professionale mostratagli fin dal primo ingresso in Accademia.
Attualmente Antonio, fa parte della Corale Sisto V di Grottammare diretta da Massimo Rodilossi, Corale che gli ha dato l’opportunità di cantare allo Sferisterio di Macerata e all’Arena di Verona con grande soddisfazione ed emozione. Spesso nelle sue esibizioni è accompagnato al pianoforte dal maestro ed amico Davide Martelli. È piacevole conversare con Antonio, è una persona serena, attenta, intelligente e sebbene sia giovane ha una “sapienza” inusuale. Gli argomenti che affrontiamo e le considerazioni che ne seguono esulano per un momento da quella idea di intervista che desideravo realizzare.
Gli chiedo come vede il futuro in generale. È una domanda complessa che lo porta a dirmi che per lui è qualcosa ancora di incerto e imprevedibile. Chi può prevedere anche solo in modo approssimato cosa lo aspetta e come cambierà il mondo domani. Il futuro fa crescere le aspettative dei giovani: speranza e felicità sono sentimenti ambiti così come delusioni e sofferenza sono stati d’animo con cui imparare a convivere.
Le domande incalzano. Siamo noi gli artefici del nostro destino? Siamo davvero liberi nel prendere le decisioni più importanti e difficili della vita? Per tornare al mondo della lirica, quali sono i limiti e i punti di forza?
Le riflessioni che emergono sono interessanti e non conducono a improbabili soluzioni definite.
Nella società di oggi i giovani, qualunque campo in cui desiderino realizzarsi, sono in seria difficoltà.
Non si fa altro che discutere e analizzare su ciò che li aspetta in un Paese in cui la crisi ha influito negativamente sul loro futuro. Per riportare i giovani all’Opera, alla fin fine e nonostante i tempi di “crisi”, non servano conferenze colte e dibattiti, non serve partire magari scolasticamente parlando dalla storia della musica come unico modo per entrare nella loro sensibilità ma è necessario tornare al racconto e all’ascolto di storie ed esperienze vissute, più vicine alla loro giovinezza per vederli farsi attenti come ho potuto notare con Antonio e se poi le storie sono attualizzate, il discorso è ancora più facile.
Intrattenendoci scopriamo che il sogno di entrambi sarebbe quello di vedere teatri rinnovati con nuovi e numerosi spettatori, con repliche low cost, con semplici conversazioni guida che precedano l’assistere ad una opera intera, come per altro sta già sta avvenendo all’Accademia “Maria Malibran”.
L’opera lirica, perché torni ad avere anche un pubblico giovane deve abbandonare l’aspetto di sacro spazio museale intoccabile.
Questa è un’icona del passato che non le giova, siamo noi allora che dobbiamo trasmettere questo nostro amore e passione alle nuove generazioni in un linguaggio universale che abbracci tutti e sia comprensibile a tutti.

“Non avevo mai visto un’opera lirica, solo qualche brano in un teatro di varietà, e la detestavo. Ma adesso avevo voglia di andarci. Comprai un biglietto e presi posto in seconda galleria. L’opera era in tedesco e non ne capii una parola; non conoscevo nemmeno l’argomento.
Ma quando la defunta regina venne portata in scena alla musica del coro dei pellegrini, piansi amaramente. Mi parve una ricapitolazione di tutte le pene della mia vita. A stento riuscii a dominarmi; non so che cosa dovette pensare la gente che mi sedeva vicino, ma venni via tremante e coi nervi a pezzi, uno straccio.
(pp. 163-164)”(Charlie Chaplin) •

About Stefania Pasquali

Stefania Pasquali nativa di Montefiore dell'Aso, trascorre quasi trent'anni nel Trentino Alto Adige. Ritorna però alla sua terra d'origine fonte e ispirazione di poesia e testi letterari. Inizia a scrivere da giovanissima e molte le pubblicazioni che hanno ottenuto consenso di pubblico e di critica. Docente in pensione, dedica il proprio tempo alla vocazione che da sempre coltiva: la scrittura di testi teatrali, ricerche storiche, poesie.

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