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Consultazione europea

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Commissione UE dichiara guerra alle fake news

Le notizie false contaminano i social e i mass media, suscitando non di rado comportamenti ostili, espressioni di razzismo o xenofobia, atteggiamenti che irridono ai soggetti meno tutelati, alle minoranze oppure alla religione. L’Ue non ha una “ricetta” per constrastare la disinformazione, per questo chiede un parere agli europei e istituisce un gruppo di studio per giungere alle prime conclusioni entro la prossima primavera.
Le notizie false, le informazioni esagerate, distorte o tendenziose, diffuse magari allo scopo di orientare culturalmente o politicamente l’opinione pubblica, costituiscono una vera e propria minaccia alla democrazia, una “ferita” rispetto al diritto del cittadino di ricevere informazioni basate su fonti verificabili. Ci sono poi le notizie che istigano all’odio (verso gli stranieri, le minoranze, le persone disabili), persino alla violenza… I giornalisti possono avere la loro parte di responsabilità, il resto lo fanno i social media, dove chiunque, sostanzialmente senza controllo, può scrivere ciò che vuole senza dover rispondere del proprio operato. Insomma, il problema è serio, non è più un fattore “di costume”. Tanto che lunedì 13 novembre la Commissione europea ha lanciato una consultazione pubblica sulle notizie false e la disinformazione online, avviando inoltre un gruppo di esperti ad alto livello e invitando a farne parte “il mondo accademico, le piattaforme online, i mezzi d’informazione e le organizzazioni della società civile”.

“Per accrescere la fiducia”. Il primo vicepresidente della Commissione, Frans Timmermans, ha spiegato: “La libertà di ricevere e fornire informazioni e il pluralismo dei media sono sanciti nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Viviamo in un’epoca in cui il flusso delle informazioni e della disinformazione è diventato incontenibile. È per questo che dobbiamo dare ai cittadini europei gli strumenti per individuare le notizie false, accrescere la fiducia online e gestire le informazioni che essi ricevono”. Il problema ha già visto mobilitarsi, negli ultimi mesi, sia l’Esecutivo Juncker sia il Parlamento europeo. Ora la Commissione conferma che si tratta di una urgenza, inserita nel suo programma di lavoro per il 2018. La consultazione pubblica on line rimarrà aperta fino al prossimo febbraio; seguirà un report della Commissione, previsto per la primavera inoltrata, cui dovrebbe far seguito una “raccomandazione”, con una sorta di codice di comportamento e, non è da escludere, una qualche forma di verifica dell’attendibilità delle notizie. Ma soprattutto si tratta di escludere che la sacrosanta libertà di parola e di informazione di alcuni vada a detrimento di altri o addirittura della maggioranza dell’opinione pubblica. Gli esempi si sprecherebbero.

Odio, razzismo, dileggio. È chiaro che una tale iniziativa – lanciata nel corso di una conferenza internazionale a Bruxelles (13-14 novembre) – apre a una serie di valutazioni circa il diritto di informare oltre a quello di essere informati, così pure sulla responsabilità di chi utilizza il web. Il solo caso del reclutamento on line dei foreign fighters ha acceso negli ultimi mesi discussioni infinite. Ma si avverte il problema anche per quanto riguardal’istigazione alla violenza (sulle donne, sui minori), la diffusione di sentimenti di odio e razzismo verso gli stranieri, il dileggio verso i sentimenti religiosi… Andrus Ansip, vicepresidente della Commissione, responsabile per il Mercato unico digitale, osserva: “Dobbiamo trovare il giusto equilibrio tra libertà di espressione, pluralismo dei media e diritto dei cittadini a informazioni diverse e affidabili. Tutti i soggetti interessati, come le piattaforme online e i media, dovrebbero partecipare alla ricerca della soluzione”.

Tre priorità. Sono tre, in particolare, gli aspetti che l’Ue intende sondare: anzitutto “la portata del problema, ossia in che modo cittadini e parti interessate percepiscono le notizie false, quanto sono consapevoli della disinformazione online e in che misura si fidano dei diversi media”; secondo punto, “la valutazione delle misure già adottate dalle piattaforme, dai mezzi d’informazione e dalle organizzazioni della società civile per combattere la diffusione di notizie false online”; infine, “le possibili azioni future per migliorare l’accesso a informazioni affidabili e verificate e impedire la diffusione della disinformazione online”. La consultazione riguarda, specifica una nota della Commissione, “solo le notizie false e la disinformazione online caratterizzate da contenuti di per sé non illeciti, e quindi non soggetti a misure legislative e di autoregolamentazione nazionali o dell’Ue”.
La parola ai cittadini. La commissaria responsabile per le società digitali, Mariya Gabriel, dal canto suo commenta: “La difesa del diritto dei cittadini a informazioni di qualità, una pietra angolare delle nostre democrazie, è al centro delle nostre azioni”. “Desideriamo avviare un dibattito ampio sulle fake news per affrontare questo fenomeno complesso e superare le sfide che ci attendono”. La consultazione pubblica on line è aperta a cittadini, social media, organi di stampa (emittenti, testate giornalistiche, agenzie di stampa, media online e verificatori), ricercatori e autorità pubbliche: “Tutti sono invitati a esprimere il loro parere”. La consultazione “intende raccogliere pareri sulle azioni che l’Ue può intraprendere per offrire ai cittadini strumenti efficaci per individuare informazioni affidabili e verificate e adattarsi alle sfide dell’era digitale”.•

Gianni Borsa

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