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Dio e/è il prossimo

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L’evangelista Matteo ci propone, nella liturgia di questa trentesima domenica del tempo ordinario, il terzo episodio della discussione tra Gesù e i suoi oppositori, coloro cioè che cercavano di metterlo in difficoltà. Messi a tacere i sadducei, il Vangelo di domenica scorsa, è la volta dei farisei a porre la domanda, nel tentativo di coglierlo in fallo e poterlo così denunciare. Un esperto della Torah si rivolge a Gesù con una domanda che esprime una preoccupazione molto frequente nella tradizione rabbinica del tempo: qual è il comandamento più grande? Va ricordato che se è vero che i comandamenti sono dieci, la Torah contiene un numero assai maggiore di precetti, oltre 600, che andavano rispettati. La domanda allora è una vera e propria trappola, nella quale però Gesù non cade. Anzi li prende in contropiede mettendo in primo piano la professione di fede che ogni credente ebreo pronuncia almeno due volte al giorno, quello Shema Israel che chiede di amare Dio “con tutto il cuore, con tutta la vita, con tutta la mente”. Gesù “non ha alcuna esitazione” a rispondere alla “domanda insidiosa”, dice Papa Francesco all’Angelus. Risposta “non scontata”, aggiunge ancora il Papa, “perché, tra i molteplici precetti della legge ebraica, i più importanti erano i dieci Comandamenti, comunicati direttamente da Dio a Mosè, come condizioni del patto di alleanza con il popolo. Ma Gesù vuole far capire che senza l’amore per Dio e per il prossimo non c’è vera fedeltà a questa alleanza con il Signore. Tu puoi fare tante cose buone, compiere tanti precetti, tante cose buone, ma se tu non hai amore, questo non serve”.
Ma cosa significa questo comando di amare Dio, al quale va la totalità dell’amore. Cosa significa ancora quell’“amerai il prossimo tuo come te stesso”? I due comandamenti sono legati tra loro, perché l’amore per il prossimo è come uno specchio del nostro amore verso Dio.
“Lo conferma un altro testo del libro dell’Esodo, detto ‘codice dell’alleanza’, dove si dice – ricorda Francesco – che non si può stare nell’Alleanza con il Signore e maltrattare quelli che godono della sua protezione. E chi sono questi che godono della sua protezione? Dice la Bibbia: la vedova, l’orfano e lo straniero, il migrante, cioè le persone più sole e indifese”. In sostanza Gesù ci dice che bisogna amare il prossimo perché è come un altro “te stesso”.
Nei dialoghi santa Caterina da Siena riporta queste parole del Signore: “Una sola cosa sono l’amore per me e l’amore per il prossimo, e l’anima tanto ama il prossimo quanto ama me, dal momento che l’amore del prossimo scaturisce dall’amore di Dio”.
Parole che ci devono far riflettere in un tempo e in un mondo in cui l’altro, soprattutto se appartiene ad un altro popolo, ad un’altra razza, ad un’altra religione, viene rifiutato, emarginato; e si costruiscono muri per impedire che bambini, uomini e donne che fuggono da povertà, miseria, guerre e violenze, possano trovare un luogo di accoglienza nelle nostre latitudini. “Non molesterai il forestiero – si legge ancora nel libro dell’Esodo – né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto”.
Gesù, afferma ancora il Papa all’Angelus, rispondendo ai farisei che lo avevano interrogato, “cerca anche di aiutarli a mettere ordine nella loro religiosità, a ristabilire ciò che veramente conta e ciò che è meno importante”. Dice Gesù: “Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti”. Sono i più importanti, e gli altri dipendono da questi due. “Gesù ha vissuto proprio così la sua vita: predicando e operando ciò che veramente conta ed è essenziale, cioè l’amore.
L’amore dà slancio e fecondità alla vita e al cammino di fede: senza l’amore, sia la vita sia la fede rimangono sterili”. Le parole di Gesù, dice Papa Francesco, sono “un ideale stupendo, che corrisponde al desiderio più autentico del nostro cuore. Infatti, noi siamo stati creati per amare ed essere amati. Dio, che è amore, ci ha creati per renderci partecipi della sua vita, per essere amati da lui e per amarlo, e per amare con lui tutte le altre persone. Questo è il ‘sogno’ di Dio per l’uomo”. •

Fabio Zavattaro

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