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Fate questo in memoria di me

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Ricordare mons. Clario Pallotta e tanti sacerdoti di Corridonia

Lo scorrere del tempo porta con sé un rischio enorme: dimenticare. Si può perdere la memoria di eventi, di esperienze e anche di personaggi che di questi eventi sono stati artefici o protagonisti più o meno consapevoli. Per questo, ricordare non è solo quell’attitudine tanto cara agli anziani che hanno dalla loro parte un lungo vissuto da raccontare, ma è un bisogno che una comunità deve sentire per non perdere le sue radici, per non smarrire la sua identità e per capire dove proiettare il proprio futuro.
La stessa categoria “memoriale” è un concetto caro alla fede ebraica come anche alla nostra fede cristiana. E se Israele non deve dimenticare l’opera che Dio ha compiuto nel corso della storia della salvezza, così, anche noi cristiani, siamo chiamati a far memoria di quella stessa storia e, sommamente, a far memoria di quel sacrificio di Cristo sulla croce che per Suo comando ripresentiamo ogni volta che celebriamo l’Eucaristia: “Fate questo in memoria di me”.
Da qui nasce il titolo di quest’umile pubblicazione che vuole appunto ricordare, attraverso immagini e qualche nota biografica, tutti coloro che del memoriale di Cristo hanno fatto la loro ragione di vita: i sacerdoti. Primo fra tutti incontreremo monsignor Clario Pallotta, a cinquant’anni dalla sua scomparsa, e quindi i sacerdoti nativi di Corridonia.
Si tratta di un lavoro certosino, curato da Giorgio Quintili e da altri appassionati che vivamente ringrazio e che a qualcuno potrà risultare sicuramente lacunoso e incompleto.
Il suo intento, però, non è una trattazione estesa o un giudizio sull’opera dei presbiteri del passato, ma un tentativo di restituire piccoli spunti per la scrittura di una più ampia storia che ciascuno dei lettori potrà fare con i propri ricordi.
Del resto la nostra città può vantare una vera e propria schiera di vocazioni: se ne contano più di 100! Essa ci testimonia un’incisiva azione pastorale svolta da zelanti parroci che qui avevano il titolo di “preposti”, e da attivi collaboratori.
Tra questi spicca, senza dubbio, la figura di monsignor Clario Pallotta, personalità robusta e vivace, uomo di grande fede e pietà, ricordato da tutti per il suo rigore, per la sua profonda cultura e lungimiranza, punto di riferimento della vita cittadina la cui morte prematura e improvvisa ha favorito, da un lato la nascita di una sorta di “mito”, dall’altro il troncarsi improvviso di un’opera da tutti apprezzata, riconosciuta e da qualche avversario (politico) anche temuta.
Un ultimo mio pensiero va al tempo che stiamo vivendo. Mentre ci si apprestava a iniziare quest’opera, nessuno poteva immaginare che la nostra terra potesse essere interessata dal tragico evento del terremoto che qui in Centro Italia, a più riprese a partire dal 24 agosto 2016, ha mietuto vittime, cancellato paesi, abbattuto importanti chiese e rese inagibili tantissime altre, compresa la nostra amata chiesa parrocchiale dei SS. Pietro, Paolo e Donato, tanto cara allo stesso mons. Pallotta.
Anche questa è storia e va raccontata.
L’augurio che allora sento di fare è che il modesto contributo di questa pubblicazione ci spinga, non solo ad un nostalgico ricordo del passato, ma a scorgere semi di Speranza, nuove energie per guardare con rinnovato slancio e con rinata fiducia al futuro, confidando in Dio e nella sua imperscrutabile Provvidenza.
Lo dobbiamo a coloro che un giorno, speriamo grati, faranno memoria di noi! •

Fabio Moretti

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