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Per un giornalismo di qualità

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“Nel tempo delle ‘parole armate’ abbiamo bisogno di un giornalismo di pace”. Si racchiude in questa frase del direttore di Avvenire, Marco Tarquinio, il senso del primo ciclo di incontri che celebra La Voce delle Marche per il decennale della sua nuova vesta grafica, della nuova direzione e del nuovo gruppo redazionale.
Non poteva che meritare un compleanno speciale questo periodico che, nato nel 1892, come in una macchina del tempo ha attraversato 125 anni di storia. Un doppio appuntamento nato spontaneamente da una riunione di redazione con il nostro direttore don Nicola Del Gobbo e alimentato, giorno dopo giorno, dall’entusiasmo delle idee, dall’incoraggiamento di autorevoli colleghi che hanno sposato il titolo quasi provocatorio, scelto con l’intenzione di far riflettere approfondendolo per gli eventi in programma: Informazione 4.0, alla sorgente della verità in un’epoca di fake news.
In un’epoca in cui l’innovazione tecnologica e le future prospettive sembra stiano condizionando sempre più il mondo dell’informazione, il modo di comunicare e di informarci, è necessaria una sosta per riflettere sul profondo cambiamento in atto.  Con autorevoli personalità del mondo del giornalismo e della cultura abbiamo voluto scattare una fotografia sul presente e aprire un varco sulle future prospettive del mondo dell’informazione e della comunicazione che ormai sembra sempre più dipendente dall’innovazione oltre che dai contenuti. In una conversazione condivisa con il professore e sociologo Boccia Artieri dell’Università di Urbino, abbiamo voluto sciogliere un dubbio comprendendo che l’accostamento della parola “informazione”, al  “4.0”, non risulta ormai più arbitrario ed eccessivo, viste le prospettive tecnologiche in grado di condizionare profondamente anche il mondo del giornalismo. Il robot protagonista nella locandina della serata si chiama Heliograf ed è una realtà oggi al Washington Post dove dallo scorso anno ad oggi ha prodotto  850 articoli, di cui 500 sulle elezioni statunitensi che hanno generato più di 500 mila visite online.
In Francia, L’Equipe, un quotidiano sportivo francese, sta mettendo a punto una serie di dispositivi e di robot, per fare la cronaca social delle partite di rugby e calcio, mentre alcuni grandi canali tv stanno guardando a software di produzione automatizzata di video per avere servizi in tempo reale e a basso costo.  Se in Italia l’avvento del colore nella tv in bianco e nero impiegò più di dieci anni per arrivare come novità dall’estero che l’aveva applicata già nel 1967 e quella innovazione fu accolta come un evento quasi epocale solo nel 1977, oggi al contrario basta un’applicazione o un semplice aggiornamento del nostro telefonino perché nel giro di poche settimane, se non giorni, venga stravolto il nostro modo di condividere esperienze, di comunicare ma anche di informarci con una pluralità infinita di fonti.  Da qui, la seconda parte del titolo, quello che accende una luce  sulla necessità di risalire alla sorgente della verità.
Viviamo in un’era digitale ed interconnessa. In vari ambiti si affacciano dibattiti sull’intelligenza artificiale. Vasta è la gamma di strumenti della comunicazione accessibili a tutti. Infinita, veloce e spesso superficiale, la produzione di notizie  che giungono da fonti non attendibili.
Quanto arduo e difficile è per i lettori e per i produttori dell’informazione risalire “alla sorgente della verità nel dilagare delle fake news” in questo nuovo gigantesco ‘supermarket dell’informazione on line’.
Inseguire la velocità della notizia per stare al passo con l’immediatezza dei social diventa spesso una trappola capace di minare la verità.
In questo contesto ci siamo posti tante domande partendo da un quesito principale: dove è finita l’autorevolezza dei media tradizionali? Autorevolezza significa evitare di inseguire la velocità a discapito della verifica? Significa informazione gridata che dell’immediatezza fa il suo baluardo? I nostri strumenti hanno un raggio di azione locale, sono diocesani. Allora forse, anzichè rincorrere la notizia serve intercettare il futuro, prevedere ed intuire gli scenari di domani, raccontando la quotidianità di tante storie che hanno diritto di cittadinanza solo attraverso i nostri media.
Al nostro appello hanno risposto con entusiasmo e non comune umiltà quattro relatori importanti che ci hanno aiutato ad indossare le lenti del vangelo della buona notizia per scattare una migliore fotografia della realtà. •

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