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Servire gli ideali di don Bosco

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Vasto: convention dei cooperatori di Marche/Umbria/Abruzzo

Domenica 12 novembre 2017 si è tenuta, presso l’istituto salesiano di Vasto, l’annuale giornata del salesiano cooperatore. Cento trenta i Salesiani Cooperatori provenienti dalle diverse case salesiane di Marche (Ancona, Porto Recanati, Macerata, Civitanova Marche), Umbria (Terni, Perugia), Abruzzo (Sulmona, L’Aquila, Ortona, Vasto). Dopo gli arrivi previsti per le 9,00, tutto ha avuto inizio alle 10,00 con un momento di preghiera alla quale hanno fatto seguito due relazioni centrate sul tema “Ti dono il mio servizio”. La giornata è stata preceduta, sabato 11 novembre, da un incontro di tutti i giovani del Movimento Giovanile Salesiano (MGS), aspiranti e simpatizzanti della Famiglia Salesiana di Abruzzo, Marche e Umbria. La prima testimonianza nella giornata del 12 novembre è stata portata da suor Elena Cavaliere.
Suor Elena Cavaliere è delegata regionale per l’associazione Salesiani Cooperatori. Nata a Varese, è diventata FMA (Figlia di Maria Ausiliatrice) il 6 agosto 1992 e ha conseguito la laurea in Scienze dell’Educazione nel luglio del 1998. Ha avuto il primo incarico nell’Associazione dei Salesiani Cooperatori nel 2004 come delegata locale del centro di Lecco, dove ha conosciuto da vicino le ansie e le attese dei salesiani Cooperatori. Nel 2011 è nominata Delegata Provinciale della Lombardia e nel giugno del 2016 delegata regionale. Attualmente è responsabile del convitto universitario presso la casa FMA di via Timavo a Milano. La sua testimonianza davanti all’Assemblea dei Salesiani Cooperatori di Vasto è servita a riaffermare l’identità del cristiano nel mondo.
Il dono ha la possibilità di innescare una reciprocità tra chi dona e chi riceve, qualsiasi sia l’esito. Donare è un’arte difficile, è dare ciò che si è; richiede una profonda concordia con gli altri; è mettere le proprie mani in quelle di un altro senza avere nulla in cambio. La grandezza di chi dona gratuitamente è tutta nella capacità di eccedere nel dare più di quello che si riceve. La logica del dono permette di crescere nell’umanità. È un gesto eversivo perché scardina la logica del mondo. Quest’ultima è fondata solo nello scambio. Io dono qualcosa a te purché tu mia dia qualcosa in cambio. “Non abbiate nessun debito con gli altri se non quello dell’amore” (S. Paolo ai Romani). Chi è pieno d’amore è simile a una conca che è colma d’acqua fino all’orlo. L’acqua che deborda dall’orlo non può non ricadere a cascata nella conca vicina, quella del vicino.
Il primo dono è quello della parola, sigillo della fiducia, senza fede negli altri non c’è vita nuova. La parola “data” deve diventare promessa, dono della vita, mettere volto contro volto, farsi prossimi come il samaritano della parabola, donare se stessi. I pesi portati diventano più leggeri se portati insieme e da tanti. C’è più gioia nel dare che nel ricevere. Don Tonino Bello amava dire: “Potete anche perdere tutto nel donarvi agli altri ma non perderete mai la vita”. Il dono è sempre asimmetrico, mai simmetrico, ispira il legame sociale se è gratuito: “Non sappia la mano sinistra ciò che fa la mano destra”. L’altro è colui di cui si è responsabili. Se ci si mette in quest’ottica, che non è quella del mondo, Dio ci fa il regalo di una sovrabbondanza di vita.
Carlos De Oliveira Soma ha modulato il secondo intervento su tre direttici: la propria infanzia, gli studi e l’occupazione attuale. Carlos nasce nel 1970 a Luanda, in Angola, allora colonia portoghese. Vive tutto il periodo della guerra civile. Sono anni difficili e tormentati. Conosce i ragazzi di strada e lo diventa anche lui. Nel 1983 incontra suor Elsa, una figlia di Maria Ausiliatrice che lavora nelle periferie di Luanda, la capitale dell’Angola. Suor Elsa lo invita all’oratorio. Inizia così il percorso formativo e spirituale che gli avrebbe cambiato la vita. Attorno alla suora salesiana vede anche altra gente che presta gratuitamente la propria opera educativa senza pretendere nulla in cambio. Rimane affascinato da questo comportamento. L’Angola, allora, è un paese comunista. La religione è bandita dalla vita civile. Nel 2002 arriva in Italia e, grazie a una borsa di studio del VIS (Volontariato Internazionale per lo Sviluppo), frequenta con profitto la Pontificia Università Salesiana, fino alla Laurea Magistrale in Scienze dell’Educazione. Ora, vive a Roma, è sposato, ha due figli, è Salesiano Cooperatore ed è operatore presso la Casa Famiglia del “Borgo Ragazzi don Bosco” della capitale.
Carlos De Oliveira Soma, oggi, è come se avesse due famiglie, quella propria e l’altra che fa capo al “Borgo Ragazzi don Bosco”, dove arrivano tutti i giovani che a Roma non hanno una propria famiglia o se ce l’hanno, questa non si cura affatto di loro. Sono gli adulti la causa dei problemi dei ragazzi. La nostra attenzione deve essere rivolta verso chi ha avuto di meno dalla vita. L’adulto educatore, nei confronti dei ragazzi, deve avere autorevolezza non far sentire la propria autorità. Deve essere capace di dire anche di no. Il lasciar andare non porta da nessuna parte. Dire sempre di sì, per togliersi dagli impicci, non genera nessun rapporto. In una comunità volta a recuperare nei giovani valori e impegno verso la realizzazione di sé, è importante porsi insieme degli obiettivi, usare delle strategie comuni, darsi degli strumenti e fissare bene i compiti tra gli educatori: chi fa che cosa.
La giornata del Salesiano Cooperatore è proseguita nel primo pomeriggio, alle ore 14,00, con lo spettacolo dei “Ragazzi dell’Oratorio di Torre Annunziata” (NA). Il gruppo, attraverso varie forme artistiche (canto, ballo, mimo, musica) cerca di conciliare le realtà presenti nel proprio oratorio, mettendo assieme ragazzi, giovani, adulti, figli e genitori. Ha presentato parte di un recital su don Bosco che il gruppo sta portando in giro nelle diverse case salesiane. Lo spettacolo offerto è stato bello e ha rappresentato la riaffermazione dell’unità della Famiglia Salesiana. Alcune canzoni del repertorio musicale napoletano, da “Tarantella”, “O sole mio, “O surdato ‘nnammurato” ed altri pezzi musicali hanno chiuso la performance del gruppo. La Santa Messa essa prima e la foto di gruppo poi celebrata nella chiesa dedicata a San Giovanni Bosco hanno posto fine alla giornata del Salesiano Cooperatore. Dono, gratuità, autorevolezza nel rapporto educativo con i giovani sono le linee guida che orientano le scelte dei Salesiani Cooperatori nella vita di tutti i giorni. •

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