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“Anche gli scarti sono un valore”

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Nel suo saluto alla fine del rito di ordinazione episcopale ha fatto riferimento ad una stola che gli è stata donata da tre migranti della cooperativa Il Sicomoro, realizzata con scampoli della produzione dei salotti. «Una certa cultura, ci ricorda il Papa – ha affermato il nuovo presule – vorrebbe trasformare queste persone in scarti e loro ci dimostrano che, messi nelle loro mani, anche gli scarti riprendono vita».
In questa riflessione è racchiusa un po’ la cifra umana e spirituale di mons. Rocco Pennacchio che ieri pomeriggio (25 novembre), in un PalaSassi gremito forse più degli eventi sportivi, è stato consacrato, alla vigilia della solennità di Cristo Re, Arcivescovo Metropolita di Fermo nelle Marche. Quello che era il parroco di san Pio X, entra a pieno titolo nella storia della Città. Bisogna risalire, infatti, al lontano 1965 per trovare un materano nominato, don Vito Roberti. nominato vescovo. Mons. Rocco Pennacchio, che si insedierà a Fermo il prossimo 2 dicembre, è il primo sacerdote che ha studiato in un seminario lucano a diventare vescovo. Dopo la lettura della Bolla Pontificia il presbitero ha ricevuto la sacra ordinazione da Mons. Antonio Giuseppe Caiazzo, arcivescovo ordinante principale. Insieme all’arcivescovo della Diocesi di Matera-Irsina c’erano anche gli Ordinanti Mons. Salvatore Ligorio, arcivescovo metropolita di Potenza e mons. Luigi Conti, amministratore apostolico di Fermo che per undici anni ha retto la stessa diocesi. Presente anche mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei. Un fragoroso applauso e l’abbraccio tra mons. Caiazzo e mons. Pennacchio ha sancito il momento culminante della cerimonia religiosa che è stata seguita anche su un maxi schermo nella vicina chiesa della Parrocchia di Maria Santissima Addolorata e in diretta televisiva grazie a Trm H24. Mons. Pennacchio ha poi voluto subito dare la comunione ai malati. Folta la presenza di fedeli marchigiani, presente insieme all’omologo Raffaello De Ruggieri, il sindaco di Fermo Paolo Calcinaro e il delegato della Provincia Pierluigi Malvatani.
«Essere consacrato vescovo – ha detto – mons. Caiazzo che ha invitato mons. Pennacchio a presiedere il solenne pontificale del 2 luglio, giorno della Madonna della Bruna, – è un onore ma di più un onere. Il ministero episcopale ha il carattere di una dignità che accompagna e sostiene un servizio a vantaggio e per il bene dell’intera Chiesa, non è una promozione. Il Vescovo ha a cuore il popolo santo di Dio».
Matera e Fermo accomunate da mons. Pennacchio e dalle due patrone, Maria Santissima della Bruna e la Madonna dell’Assunta. Il prelato originario di Grottole, ieri sull’altare c’era il Crocifisso della Chiesa Madre, ha ripercorso le tappe salienti della sua vita, definite «un intreccio di storie quotidiane che il Signore ha messo sulla mia strada per farmi decidere di ascoltare la sua voce». Dalla frequentazione della Chiesa di San Paolo Apostolo dove c’era il prozio don Nicola Colagrande, all’esperienza lavorativa di ben undici anni al Banco di Napoli, che nella Chiesa ha messo a frutto ricoprendo la carica di economo generale della Cei, alla figura importante di don Angelo Mazzarone, all’impegno nell’Azione Cattolica, al discorso nel 1991 come rappresentante dei giovani davanti a Papa Wojtyla, ai suoi vent’anni di sacerdozio. «La mia più grande ricchezza che porto nel cuore – ha detto mons. Pennacchio che ha ringraziato Papa Francesco – sono i volti incontrati in tutti questi anni». Quindi un ringraziamento speciale a mamma Angela, al papà Giovanni, alla sorella Stefania e agli altri parenti. •
Donato Mastrangelo

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