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Lentius, profundius, suavius

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Quante discussioni sulla sconfitta inferta all’Italia calcistica dalla Svezia! Discussioni da bar, da parlamento e da CONI. Ci rifletto mentre cammino lungo il Parco Alexander Langer di Monte Urano. Parco fluviale.
«È lungo un chilometro e largo 100 metri», come dichiara il pannello all’ingresso.
La vegetazione è ancora fitta e verdissima, nel giorno della mia visita. Il Tenna, gonfio in precedenza essendo pur sempre un torrente, è tornato a scorrere placido.
L’inverno seppur prossimo sembra lontano. Ho conosciuto personalmente Alex quando frequentava il Meeting di Rimini. Era un difensore della pace, della natura, della vita in genere, anche di quella, non cercata, nel grembo di una madre, «l’aborto non va mai banalizzato» ripeteva. Era un «costruttore di ponti».
Fui felice, anni fa, quando gli dedicarono questa terra.
Ho ripreso in mano alcuni sui scritti. Sono di qualche decennio addietro. Eppure sembrano attuali. Attualissimi. Uno soprattutto. Vi si legge: «Sinora si è agito all’insegna del motto olimpico citius, altius, fortius (più veloce, più alto, più forte), che meglio di ogni altra sintesi rappresenta la quintessenza dello spirito della nostra civiltà, dove l’agonismo e la competizione non sono la nobilitazione sportiva di occasioni di festa, bensì la norma quotidiana ed onnipervadente».
Ma ecco il punto, la svolta, la proposta di un cambiamento necessario, non di una toppa alla bisogna: «Se non si radica una concezione alternativa, che potremmo forse sintetizzare, al contrario, in lentius, profundius, suavius (più lento, più profondo, più dolce), e se non si cerca in quella prospettiva il nuovo benessere, nessun singolo provvedimento, per quanto razionale, sarà al riparo dall’essere ostinatamente osteggiato, eluso o semplicemente disatteso».
Un cambio di marcia? Non basterebbe! Una prospettiva totalmente altra, invece sì. Per salvare questo mondo impazzito.
Mi raccontano che spesso, in primavera e autunno, a visitare il Parco arrivano i bambini degli asili e delle elementari. A volte capitano anche studenti delle medie e delle superiori.
Insegnanti sensibili li hanno istruiti sulla flora, fauna, e sul fiume.
Sarebbe bello raccontare la vita e le azioni di questo «apostolo di verità e di giustizia, di libertà e di amore» come scrisse di Langer, nel 2015, Loris Capovilla.
Camminando tra la vegetazione fluviale e attento ad evitare il fango del dopo acquazzone, scorgo una coppietta, mano nella mano. Camminano lenti (lentius), si abbracciano sovente, in modo dolce (suavius), parlottano sommessamente e, forse, profondamente (profundius). All’altezza del simil ponte, si appoggiano al parapetto e restano fermi, contemplando l’acqua che non c’è. Chissà se quella storia avrà un lieto fine, o come diceva Adelchi «Non resta che far torto o patirlo». Chissà.
Me ne vado sommessamente, leggendo un passo della Gaia Scienza. Là dove Nietzsche scrive: «Conosco il cuore di molti uomini. E non so, di me, ch’io sono! Troppo il mio occhio m’è presso, quel che vedo e non vidi non sono».
Prima di risalire in auto, tolgo gli scarponi. Rammento che Alex amava i sandali del tipo francescano, pur apprezzando il monachesimo benedettino. •

Per arrivare al parco:

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