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L’ingresso di Mons. Pennacchio è per noi motivo di gioia

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“L’ingresso di mons. Rocco Pennacchio è per tutti noi motivo di gioia. Il sentimento che mi sento di testimoniare è quello del ringraziamento a Dio ed alla Chiesa di Matera che ci dona questo parroco”.
Parole che invitano alla riflessione quelle del vicario generale dell’arcidiocesi monsignor Pietro Orazi di ritorno da Matera sul bus dei cittadini fermani che hanno assistito all’ordinazione episcopale di monsignor Rocco Pennacchio.
“Apprezzo la sua semplicità e quella sorta di racconto della sua vita di cui ha parlato nel corso della celebrazione a Matera. Dipinge il quadro di una persona capace di stare accanto alla gente. L’idea di andare il 3 dicembre tra i terremotati come primo atto del suo percorso nell’arcidiocesi, dà il senso ed il significato del suo impegno”.
È proprio sull’argomento terremoto che monsignor Orazi fa una ampia riflessione sulla situazione del Fermano dopo il sisma che ha colpito direttamente ed indirettamente il territorio e le tante iniziative da portare avanti per la vicinanza alle persone che ancora oggi sono in difficoltà. Troppi gli sfollati ancora in situazioni precarie, la paura e l’incertezza sul futuro, la ricostruzione che non parte, le casette che ancora non arrivano. “In tutto questo – prosegue mons. Orazi – serve una forte vicinanza della Chiesa”. Monsignor Pietro Orazi è anche direttore della Caritas diocesana, realtà che consente oltretutto di avere un osservatorio privilegiato nel dipingere il quadro del disagio e delle povertà su vasta scala territoriale.
“A Fermo abbiamo ancora circa 800 sfollati provenienti dalla diocesi di Camerino presenti ancora oggi nelle strutture ricettive – conferma il Vicario generale dell’arcidiocesi –. Tra loro ci sono le categorie più deboli come gli anziani. Per questo abbiamo assunto due persone di cui una operatrice della Caritas ed uno con il servizio civile nazionale. In più sei ragazzi che collaborano con il servizio per il supporto a chi è temporaneamente ospite nelle strutture ricettive magari giocando a carte o trascorrendo con loro momenti di preghiera per recitare anche il rosario”. La parola terremoto sembra stia scomparendo pian piano dai resoconti nazionali ma ci sono ancora in piedi tante attività di supporto alle popolazioni colpite dal sisma. “C’è stata una bellissima esperienza – afferma – con i gruppi provenienti dall’Emilia Romagna per i ragazzi di Amandola e Montefortino che con il loro entusiasmo hanno contribuito a rianimare il territorio”. La riflessione di monsignor Pietro Orazi si sofferma anche sul ruolo dei parroci che hanno contribuito fortemente ad aiutare le popolazioni dal 24 agosto prima e successivamente in tutte le fasi di emergenza. “C’è da ammirare i parroci rimasti sul posto con tanto impegno si sono adoperati per le popolazioni – ha evidenziato il vicario generale – Ci sono stati parroci partiti con le ciaspole in mezzo alla neve per aiutare i cittadini nel corso della nevicata del 18 gennaio, altri che si sono fatti carico delle situazioni più difficili, chi ha organizzato uffici parrocchiali sotto ad un tendone e ancora oggi continua ad operare in situazioni precarie”. Ad Amandola nel frattempo è stato inaugurato anche il centro di Comunità donato dalla Caritas nazionale. In tutto questo contesto il vicario generale parla di quanto sia fondamentale la vicinanza del vescovo ai sacerdoti che vivono ancora oggi in situazioni di difficoltà a causa del terremoto. L’auspicio per il post sisma è quello di una accelerazione nelle procedure burocratiche affinché ci sia qualche segnale positivo per la ricostruzione. “Il pericolo è quello della disaffezione ai luoghi. Una persona costretta a vivere altrove con il passare del tempo non torna più con una accelerazione nello spopolamento delle zone montane”. •

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