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Lo Spirito è libertà

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A questo punto della storia non è semplice scrivere qualcosa sul nostro nuovo Vescovo Mons. Rocco Pennacchio. Dire le attese su di Lui e sul Suo ministero, mi sembra di scrivergli i compiti da fare. Come diceva Mons Conti “vuoi dire al vescovo come fare il vescovo?”. Dire le impressioni sui primi momenti di incontro con lui, nei contesti ufficiali della Sua ordinazione e della Sua prima messa in Duomo domenica 3 dicembre 2017, non mi sembra cosa altrettanto giusta, perché come dice il mio amico Francesco “le impressioni è bene che non diventino espressioni”.
Posso, però, dire che mi è molto piaciuta la Sua città di origine, Matera. È bellissima e unica. Non ci ero mai stata e adesso comprendo perché abbia così tanti riconoscimenti nel mondo. Mi è piaciuta la scelta di celebrare la Sua ordinazione in un palazzetto dello sport, perché, pur non bellissimo come la Cattedrale, ha significato avere a cuore la possibilità delle persone di partecipare e condividere un momento significativo della Sua vita, ma anche della vita della Chiesa. Mi è piaciuto il clima semplice e festoso della celebrazione. In esso ho respirato autentici sentimenti di affetto e stima. Mi sono piaciuti l’atteggiamento non formale e caldo, le parole importanti e la Parola spezzata dal Vescovo di Matera Mons. Caiazzo. Mi è piaciuto come Mons. Rocco ha costruito il Suo intervento. Raccontare con serietà, ma anche con qualche aneddoto, la Sua storia personale, tralasciando formalismi ecclesiali e celebrativi, in un percorso ed intreccio di persone, storie e fatti, è stata una mano tesa a ciascuno di noi, un invito a camminare insieme dentro la nostra complessa storia e la nostra debole umanità. Nelle Sue parole ho sentito poi la fierezza per la Sua famiglia, la Sua chiesa, la Sua parrocchia e tutte le persone ed i servizi a cui è stato chiamato, da laico e da prete. Riconoscere in ogni persona, in ogni realtà e in ogni esperienza il bene che contribuisce alla vita e alla crescita, penso mostri una personalità ricca ed equilibrata. Mi sono piaciute molte delle parole dette: “Da quel momento la mia vita è stata un intreccio di storie quotidiane, di volti che il Signore ha messo sulla mia strada per farmi decidere di ascoltare la sua voce. Nelle pieghe delle esperienze vissute, nei chiaroscuri di tante vicende ho sperimentato nella mia umanità talvolta molto debole e in tante vicende all’apparenza negative, l’intervento potente della sua Grazia che ho voluto inserire nel motto proprio perché l’ho sempre sentita viva e presente”; […] “L’esperienza della presidenza diocesana di Azione cattolica fu indimenticabile sotto tanti punti di vista: il contatto vivo e frequente con le realtà parrocchiali, con i laici e i parroci, con lo sforzo di rendere effettiva la promozione del laicato sollecitata dal Concilio… Tutto ciò mi spinse a curare la mia formazione e mi inserì nel contesto ecclesiale diocesano. Da allora ho imparato cosa significhi avere la Chiesa come madre l’Associazione mi offrì innumerevoli occasioni di spiritualità per rinnovare il vigore apostolico. In quegli anni ho conosciuto persone fantastiche (padri e madri di famiglia, consacrate, lavoratori) che ancora oggi sono per me riferimenti di Vangelo vissuto”; […] “L’insegnamento all’ITIS e al Liceo Classico mi hanno aiutato ad entrare nel vivo della realtà dei giovani e delle loro famiglie; tramite il servizio all’Istituto Secolare delle Missionarie della Regalità ho conosciuto donne forti e autentiche testimoni silenziose del Vangelo. I cinque anni alla CEI mi hanno aiutato ad amare ancora di più la Chiesa, servendola in quell’ambito delicato che è l’amministrazione dei beni”; […] “Il saluto [a Papa Giovanni Paolo II] fece molto scalpore per la chiarezza, forse eccessiva, con cui prospettavo le situazioni relative al lavoro, alle raccomandazioni, al sottobosco delle clientele politiche. In quella occasione capii che la libertà di spirito era il bene più prezioso che il Signore mi chiedeva di mantenere e che nulla poteva trattenermi dal seguire la strada che Egli aveva tracciato”. Posso infine dire il mio grazie allo Spirito Santo che lo ha suggerito al Santo Padre, a Papa Francesco che lo ha scelto per noi, a don Rocco per aver detto sì e soprattutto per averci detto: “vi chiedo fin d’ora di accogliermi con semplicità e amicizia, perché anch’io mi inserisca nel bel cammino ecclesiale che già percorrete; e di sostenermi con la preghiera perché impari a diventare sempre di più il vostro Padre, Pastore, amico. Insieme testimonieremo la gioia del Vangelo nella terra che il Signore ci ha donato”. •

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