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Marco Monaldi: La pratica meditativa tra libertà e creatività

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Ripatransone, sabato 12 agosto  alle 21,30, Marco Monaldi presso lo studio/ galleria del grande artista Mario Vespasiani, ha condotto una serata interessante dal titolo: La pratica meditativa tra libertà e creatività.
Ma chi è Marco Monaldi?
Parallelamente al suo percorso artistico, intraprende più di 15 anni fa la sua personale ricerca interiore. La curiosità, virtù della conoscenza, lo spinge a sperimentare pratiche e filosofie principalmente di stampo orientale. Dalle arti marziali, discipline energetiche, lo yoga e il buddhismo di tradizione tibetana. Negli ultimi anni, sposa la pranoterapia di Master Choa Kok Sui, e la pratica della meditazione di base buddhista e induista, ma senza definirsi o appartenere ad alcuna religione e scuola.
Che si intende per meditazione? Qualcuno ha definito la meditazione come l’Arte Interiore della Disciplina. L’evento ha fatto cogliere l’importanza della meditazione come strumento fondamentale per migliorarci.
Il mondo ha bisogno della meditazione. Come dice il Dalai Lama “Se ad ogni bambino di otto anni venisse insegnata la meditazione, riusciremmo ad eliminare la violenza nel mondo entro una generazione”.
È sempre più necessario e fattibile, imparare a gestire le difficoltà del quotidiano per fortificarci come “guerrieri della non violenza” e per essere in grado di trovare le risposte adeguate, conducendo la nostra vita verso ciò che desideriamo profondamente.
Nel corso della serata, Marco Monaldi ha spiegato gli elementi fondanti della meditazione attraverso suggestive ed utili metafore per poter comprendere al meglio i diversi livelli di profondità a cui si può giungere con la pratica meditativa.
Una full immersion per conoscere il nostro mondo interiore, citando anche brani del Vangelo, sottolineando la potenza della preghiera del Padre nostro che Mario Vespasiani ha recitato a memoria in lingua aramaica. Un evento denso di emozioni, di contenuti, esperienze per apprendere cosa sia la meditazione, come praticarla quotidianamente e perché è considerata oramai indispensabile.
A Marco Monaldi ho posto alcune domande:

Si definisce insegnante di meditazione?
Quando mi chiedono cosa faccio, rispondo dicendo che insegno la meditazione, anche se io mi definirei più un “Ponte di trasmissione”, della conoscenza di alcune pratiche meditative che ho appreso negli anni. Quindi se insegnare mi definisce come un ponte, una strada di passaggio attraverso la quale le persone possono apprendere qualcosa, per poi continuare il proprio percorso di conoscenza e consapevolezza, allora direi di si.

Cosa fa l’insegnante di meditazione?
Condivide la propria esperienza con gli altri, cercando di stimolare riflessioni ed esperienze ma senza dare soluzioni.  Condivide la conoscenza tecnica appresa, il proprio vissuto e cammino intrapreso verso il proprio mondo interiore, le proprie intuizioni e per ultimo, ma non per questo meno importante, le esperienze e le intuizioni dei maestri che ci sono stati prima di noi, per mantenere il legame con loro e la storia.  Significa donarsi senza remore, senza nascondere nulla della nostra esperienza, proponendoci in modo umile e umano. Solo parlando di sé e dei propri problemi, limiti e frustrazioni affrontati nel cammino della pratica, che ci avvicina all’altro, non proponendogli vette irraggiungibili ed evitando idealizzazioni sciocche.

Essendo molte le modalità e i metodi di meditazione, lei si  avvale di strumenti musicali per la meditazione sonora, della musica registrata che ha precisi effetti sul corpo e la psiche, della voce come ad esempio del canto vedico e la recitazione di mantra. Ed ancora, utilizza visualizzazioni espresse per via verbale?
Le pratiche meditative possono essere varie e ogni individuo può sentirsi più a suo agio con alcune e meno con altre.
A volte utilizzo tecniche di visualizzazione, per indurre un maggiore rilassamento del corpo, in altre occasioni, propongo nel mio Centro tracce audio, come la Meditazione Planetaria per la Pace, con la voce di Master Choa Kok Sui, Maestro e fondatore della scuola di pranoterapia (Pranic Energy Healing), in cui la visualizzazione è alla base di questa pratica.  Io fondamentalmente ho sposato la tecnica di meditazione buddhista di tradizione tibetana che si chiama Samatha-Vipassana, in cui il respiro è il supporto della pratica. Di base molte sono le tecniche, ma poi l’esperienza pura della meditazione è uguale per tutti. Che si sia da sdraiati, in piedi, a fiore di loto o qualsiasi altra posizione, la meditazione serve a creare uno spazio intatto dentro di sé, con cui mettersi in comunicazione in ogni istante.

Quanto dura una sessione di meditazione?
Io consiglio di partire con 5-10 minuti di pratica quotidiana, per creare la giusta abitudine mentale e fisica alla meditazione, per poi aumentare gradualmente. La meditazione non si accompagna allo sforzo, ma ad un naturale piacere. Certo che all’inizio soprattutto è richiesta un po’ di  disciplina per addestrarsi e sperimentare al meglio. Ci sono maestri poi che possono meditare per ore e giorni interi, ma non è il mio caso. Io reputandomi ancora un neofita di tale pratica, cerco di essere disciplinato, mettendoci tutto l’impegno necessario.

La meditazione fa bene al corpo, quali sono i principali benefici?
C’è molta letteratura  riguardo i benefici che la meditazione ha sulla psiche e di conseguenza sul corpo. Sempre di più si sta dimostrando che la psiche influenza in modo estremamente intimo e profondo lo stato di salute del nostro corpo e viceversa. Abbiamo come esempio la Psicosomatica, e anche la Psiconeuroimmunologia.
I benefici quindi partono da un punto di vista fisico, come il miglioramento del sistema respiratorio, del sistema cardiocircolatorio, dei dolori muscolo-articolari. Si sta cominciando infatti ad usare la meditazione per la terapia del dolore, chiaramente in accompagnamento alla terapia farmacologica, favorendo così il miglioramento del sistema immunitario.
Da un punto di vista mentale, i benefici sono: diminuzione della reattività emotiva anche a lungo termine, accelerazione delle prestazioni cognitive e della concentrazione, miglioramento della creatività e il problem-solving, dello stato di stress ed è un ottimo supporto per le terapie di depressione, ansia e disturbi post traumatici. Questi solo alcuni dei tanti benefici che riguardano questa pratica.

Come funziona la meditazione, ha bisogno di che tipo di spazi e di quali tempi?
Inizialmente consiglio di praticarla in condizioni di comfort, e in momenti specifici visto che è un attività che di dovrebbe fare tutti i giorni. Bisognerebbe creare all’interno della propria casa uno spazio adatto, in cui le distrazioni esterne possano essere ridotte al minimo.
Non serve una stanza intera chiaramente, ma almeno un metro quadro dove poggiarsi a terra per chi vuole, o mettere una sedia per sedersi, o addirittura anche se un po’ sconsigliato ma pratico, il proprio letto, ma sempre evitando di avere una postura orizzontale.
La schiena dovrebbe essere sempre dritta, perché la meditazione certo deve indurre un rilassamento profondo, ma include una presenza vigile e addormentarsi non è proprio il caso. In seguito si deve scegliere un momento adatto e possibilmente ripetere gli esercizi tutti i giorni, perché la mente è abitudinaria e in questo modo si predispone alla pratica. Sono consigliate le ore del tramonto o meglio del sorgere del sole, dove l’attività inizia ma non si entra nel caos mentale della nostra giornata comune. La cosa importante è che si pratichi, ed ogni persona cercherà di autogestirsi. Consiglio sempre di seguire un gruppo di meditazione una volta la settimana, perché è un momento importante di scambio e di condivisione. Il fine è quello di integrare la meditazione in ogni istante della nostra vita quotidiana, in ogni cosa che facciamo. Quando guidiamo, cuciniamo, mangiamo etc… perché è un atto di presenza, consapevolezza e ricettività.

Lei nell’incontro di sabato ha parlato dell’importanza del saper respirare bene, in armonia con sé stessi.
Noi occidentali abbiamo l’abitudine di respirare male e con respirazioni molto corte, prodotto del nostro stile di vita accelerato. La meditazione sul respiro ci esorta a portare l’attenzione consapevole al respiro, un respiro diaframmatico, di pancia, che aiuta al rilassamento e a una migliore ossigenazione dei polmoni. Secondo il Maestro Zen Thich Nhat Hanh, respirare in consapevolezza significa essere sempre padroni di sé stessi e prendersi cura di sé in modo stupendo. La cultura indiana lo aveva capito migliaia di anni fa, e fortunatamente è arrivata fino a noi. Nello yoga le pratiche collegate al respiro si chiamano Pranayama, e sono di fondamentale importanza.

Che significa imparare a respirare profondamente?
Permettere ai nostri polmoni di ossigenarsi completamente, con tutti quegli effetti benefici conseguenti a questa pratica. Ma soprattutto, respirare in modo consapevole, presente, aperto.

Vorrei porre altre domande a Marco Monaldi. Le cose che dice sono davvero interessanti, avrò modo di incontrarlo nel suo Centro Pure Mind a Fermo in C.da Mossa 56/A. e nella nuova sede in Piazza Giovanni Falcone n. 15 a Montegranaro.
Per il momento quanto ho ascoltato mi ha incuriosita tantissimo, mi si è aperto un mondo che in parte conoscevo ma che trovo sempre molto affascinante. •

About Stefania Pasquali

Stefania Pasquali nativa di Montefiore dell'Aso, trascorre quasi trent'anni nel Trentino Alto Adige. Ritorna però alla sua terra d'origine fonte e ispirazione di poesia e testi letterari. Inizia a scrivere da giovanissima e molte le pubblicazioni che hanno ottenuto consenso di pubblico e di critica. Docente in pensione, dedica il proprio tempo alla vocazione che da sempre coltiva: la scrittura di testi teatrali, ricerche storiche, poesie.

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