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Movimenti e monasteri sono l’anima di questa terra

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Don Rocco Pennacchio è ora mons. Rocco Pennacchio, arcivescovo dell’arcidiocesi di Fermo, eletto da papa Francesco alla sede metropolitana.
Sabato 25 novembre, l’ordinazione episcopale a Matera, alla presenza di una trentina di vescovi; sbato 2 dicembre l’ingresso ufficiale a Fermo, con celebrazione nella Chiesa Cattedrale e, qualche momento prima, saluto alle istituzioni presso il teatro Dell’Aquila.
Lo attendono con trepidazione le popolazioni del fermano-maceratese ed anche ascolano. L’arcidiocesi comprende 58 comuni facenti parte delle tre province.
Lo stemma scelto da mons. Pennacchio è uno scudo sannitico semplificato, con la scritta “Ti basta la mia grazia”.
Lo abbiamo raggiunto per porgli alcune domande.

D’ora in poi la chiameranno “Eccellenza”. Che effetto le fa? Cosa ha provato quando le è stata comunicata la nomina a vescovo?
Sinceramente, sentirmi chiamare “Eccellenza” non mi fa un effetto particolare, se non per il rispetto alla mia persona che il titolo esprime, rispetto che spero di non deludere.
Alla notizia della nomina ho provato trepidazione e senso di inadeguatezza, unite a un po’ di dispiacere per la necessità di lasciare la mia terra. Rapidamente ho recuperato la pace interiore pensando da un lato ai fedeli di Fermo che attendevano un pastore, dall’altro alle tante persone (studenti, padri e madri di famiglia) che per necessità vanno a studiare o a lavorare lontano dalle loro case, persone con le quali mi sento solidale.

Il 4 ottobre – tra l’altro festività di San Francesco – lei è venuto a Fermo compiendo due gesti significativi: la visita al Duomo (la Chiesa madre, quella che si scorge da tutti i comuni dell’arcidiocesi), e la visita ai sacerdoti anziani (anch’essi potrebbero essere «scarti» come dice papa Francesco). Scelte casuali?
Il 4 ottobre, scelta casuale, ero arrivato in anticipo e con mia sorella siamo rimasti incuriositi dalla Cattedrale che mai avevo visto e che mi è parsa subito bellissima. Mi hanno parlato poi di quindici sacerdoti anziani ed è scaturito il desiderio di conoscerli; i sofferenti, specie se presbiteri, sono un monastero invisibile che sostiene la Chiesa con la preghiera e l’offerta di sé.

Verrà in una grande arcidiocesi che comprende mare colline montagne, che si stende su tre province. Cosa la impressiona?
Immagino che da un lato ci sia un’identità di popolo, anche religiosa, ben definita; dall’altro situazioni sociali, culturali, ecclesiali diversificate. Cercherò di conoscere l’ordinarietà della vita delle persone e accogliere le loro speranze, senza creare aspettative che potrebbero andare deluse. Mi impressiona un po’ il tempo necessario per compiere questo percorso.

Molti giovani, specie quelli della costa, risentono della cultura contemporanea: società liquida e sballo. Altri sono distratti se non lontani. Come recuperare un dialogo, attraverso quali modalità ed anche mezzi?
Valorizzerò tutte le risorse che la diocesi già da anni ha attivato nell’ambito della pastorale giovanile. L’annuncio di Cristo alle persone giovani mira innanzitutto a far riscoprire quanto sia bella l’esperienza autenticamente umana. Penso che se i giovani, a partire dall’esperienza scolastica, incontrano riferimenti sani, umanamente maturi, capaci di mettersi in ascolto e di camminare con loro, comprendano nel loro cuore e sappiano discernere il bene e il male. La Chiesa ha questo compito, propedeutico all’annuncio esplicito del Signore Gesù.

La nostra terra ha risentito sino a qualche decennio fa della tradizione monastico benedettina (preghiera, senso del lavoro, ospitalità) e di quella conventuale francescana (amore per il creato, parsimonia, non spreco, carità). Come mantenere e rilanciare questo spirito anche in presenza di numerosi monasteri e conventi, alcuni anche molto fiorenti (Monte San Martino, Amandola, Montegiorgio, Santa Vittoria in Matenano)?
I religiosi, e tra essi, l’esperienza contemplativa, arricchiscono la Chiesa semplicemente con la loro presenza. So che diversi monasteri sono punti di riferimento spirituale anche per tanti sacerdoti e io stesso penso di diventarne un “cliente” abituale. Farò tutto il possibile perché le tante persone consacrate presenti in diocesi rimangano fedeli al carisma dei fondatori e che risplenda sempre più.

L’arcidiocesi è ricca di Movimenti ecclesiali: dal Cammino Neocatecumenale ai Focolari, da CL a Rinnovamento nello Spirito. Come intende avvalersene?
Le aggregazioni ecclesiali sono una ricchezza per tutti, anche perché spesso riescono ad attrarre tanti che abitualmente non frequentano i luoghi tradizionali della fede. La fedeltà alle idee forza da cui sono nati i movimenti va sempre coniugata con il discernimento ecclesiale che accompagna lettura della realtà e le attese degli uomini, per questo la comunione intorno al vescovo è indispensabile perché la missione sia più efficace. L’ecclesialità non va semplicemente declamata ma vissuta nel quotidiano; penso, in tal senso, al lavoro ordinario delle tante parrocchie e dell’Azione Cattolica.

La nostra terra ha un punto di debolezza nella sua disomogeneità (montagna, collina, mare). Le popolazioni hanno sempre visto nella Chiesa un momento unificante. Che tipo di rapporto vorrà instaurare con le istituzioni pubbliche e le comunità?
Siamo tutti, in modo diverso, al servizio della comunità, perciò è necessario lavorare insieme, nel rispetto dei ruoli. La profezia della Chiesa dev’essere limpida e libera nel rapporto con le istituzioni e, per evitare di scadere nella demagogia o nel qualunquismo, dovrà sforzarsi di comprendere la complessità delle situazioni. Se si ha a cuore il bene comune, che viene prima di quello individuale, si ritrova inevitabilmente l’unità.

Lei è il primo Vescovo di Fermo preveniente dal Sud…
L’incontro tra esperienze distanti geograficamente non può che arricchire. Mi permetta uno spot per la mia città, Matera, proclamata capitale europea della cultura per il 2019. Quando si è onorati da tale riconoscimento è segno che i valori, anche religiosi, e la cultura alla base della mia formazione, possono incontrare e fecondare nuove esperienze. Spero di essere all’altezza… •

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