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Sapiente educatore

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Anche a 700 chilometri di distanza, grazie ai video condivisi sui social, ho potuto condividere la gioia di ascoltare le prime parole pronunciate dal nostro caro don Rocco dopo l’annuncio della sua elezione ad arcivescovo.
Mi è parso di trovare nel suo riferimento al vincolo di unità tra i laici, presbiteri i Vescovi ed il Papa – invocata nella preghiera eucaristica quinta – una delle cifre fondamentali degli insegnamenti che egli mi ha trasmesso.
Ho conosciuto Rocco nelle file dell’Azione Cattolica. Ai campi estivi, Rocco era capace organizzatore e sapiente educatore. Pronto a guidare la liturgia con il suono dell’organo ed il canto ben eseguito, non si tirava indietro nei momenti di festa ed allegria. La Parola di Dio, pregata con la Liturgia delle Ore e meditata nei momenti di ritiro insieme a don Filippo, riaffiorava spontanea nei discorsi e orientava l’intera giornata.
Come educatore di AC e cristiano lavoratore, ci ha insegnato la dignità della vocazione laicale e la necessità di impegnarsi nel mondo con preparazione professionale e profonda conoscenza del Magistero della Chiesa. Eravamo studenti delle scuole superiori e lui ci insegnava a studiare sui libri di scuola come sui documenti della Chiesa, in primis gli insegnamenti del Concilio Vaticano II. Coinvolgendoci della vita dell’Associazione, ci spronava ad impegnarci in parrocchia e ad amare la Chiesa diocesana ed il Vescovo. Ci indicava la testimonianza e le parole di grandi figure spirituali come quelle di Papa Woytila e del Card. Martini come la strada per rimanere fedeli alla Chiesa e contribuire a rinnovarla. Durante la visita di Giovanni Paolo Il in Basilicata, Rocco si fece voce di tutti i giovani lucani raccontando al Papa le ansie della disoccupazione e dei diritti che diventavano favori, ma anche l’entusiasmo di voler diventare protagonisti del nostro futuro. Poco dopo, lui entrò in seminario e io avevo da poco iniziato l’università. Ci scrivemmo alcune lettere nelle quali condividevamo il nostro discernimento vocazionale. Lui si preparava al sacerdozio, io alla vita laicale e professionale e in quelle lettere ci scambiavamo reciprocamente i doni delle nostre esperienze, riflessioni e preghiere. Dopo questo tempo di preparazione, l’impegno era di tornare nella nostra terra per servirla ed amarla. Lui divenne sacerdote, io mi sposai e iniziai a lavorare. Lui scelse efficacemente l’economia della salvezza, a me lasciò senza grossi risultati la salvezza dell’economia.
Da sacerdote don Rocco ci ha sempre testimoniato profondo rispetto e capacità di ascolto verso le situazioni della vita familiare e lavorativa. Offrendoci la Parola di Dio e l’insegnamento della Chiesa, ci ha sempre chiesto un contributo di competenza professionale e di esperienza laicale ritenendolo indispensabile per comprendere pienamente le situazioni ed agire di conseguenza. La sua vicinanza non è mai mancata, anche nei momenti più difficili. Ci siamo ritrovati ancora una volta nell’Azione Cattolica diocesana. Don Rocco come assistente ci spronava ad essere presenti nella vita della Chiesa, ad agire in comunione con i sacerdoti e con il Vescovo. Valorizzava la nostra esperienza di sposi, di genitori, di lavoratori chiedendoci di tradurre nella vita di ogni giorno la grazia che riceviamo nei Sacramenti.
Durante il suo servizio presso la Conferenza Episcopale Italiana, chiedendomi amichevolmente dei contributi di tipo tecnico, mi ha sempre sollecitato a riflettere sulle sfide poste alla coscienza cristiana dalle profonde trasformazioni economiche del mondo di oggi, alla luce del Magistero di Papa Francesco.
Oggi il Signore chiama don Rocco come pastore di una diocesi. Sono sicuro che la comunione tra vescovo, sacerdoti e laici sarà ancora una delle cifre più importanti del suo impegno. •
Eustachio Di Simine

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