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Ti basta la mia grazia

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Inizia un tempo forte, l’Avvento. Inizia un nuovo Anno liturgico. Inizia un nuovo cammino per la nostra Chiesa locale con l’Arcivescovo Rocco. Forse ciò che siamo chiamati a cogliere in questo frangente della nostra vita di credenti e della storia della nostra Chiesa locale è proprio l’opera di Dio che fa nuove tutte le cose: crediamo realmente in questa novità e abbiamo un motivo in più per accogliere l’invito di Papa Francesco a morire alla tentazione del “si è sempre fatto così”, a livello personale e comunitario, perché ognuno di noi e la stessa nostra Chiesa locale sono la missione che il Signore ci affida.
Il nuovo Arcivescovo viene in mezzo a noi con le parole dell’apostolo: Sufficit gratia mea. A partire dalla sua esperienza di uomo e di credente, da ciò che lo ha spinto a dire sì a quest’ultima chiamata, ci invita a non temere, a non avere paura della nostra debolezza e fragilità, a credere che lo Spirito Santo manifesta la sua potenza proprio investendo e scommettendo su di esse, cosa che il mondo o noi stessi, mossi dal paradigma dell’efficienza, non faremmo mai.
La sua storia di vita e il modo in cui si sta ponendo ci ricordano che la grazia di Dio non è magia, ma è la sua tenerezza che ci tocca e ci plasma in un intreccio di incontri e di volti, nel momento in cui ogni giorno viviamo nel mondo e collaboriamo con la continua opera creatrice di Dio e redentrice di Cristo. La fede è un dono ricevuto non per diventare disumani o straordinari, ma per diventare umani in profondità, fatti da Dio ad immagine e somiglianza del suo Figlio unigenito. La sua serenità e attenzione ci ricordano che, come ha fatto con Maria, anche a Mons. Rocco e a noi Dio chiede l’impossibile, proprio perché “basta la sua grazia” e non dobbiamo abusare delle nostre forze.
Il Vangelo del giorno del suo ingresso ci parlava anche di una casa, del potere lasciato ai servi, di un compito affidato a ciascuno. Ritengo assurdo e “pagano” poter pensare che le cose nuove che Dio vuole fare con noi e per noi siano frutto dell’impegno di “un uomo solo al comando”. Mi piace pensare invece ad una casa, mi piace pensare ad una famiglia corresponsabile con chi la presiede e la guida, in cui ognuno porta avanti il suo compito dando la vita, ed in cui tutti siamo accomunati da un medesimo potere, che si esprime secondo diversi carismi e ministeri, che non è il potere di prevaricare o di emergere, ma quello di servire nella condivisione della vita, del pensare e dell’agire.
Carissimo Vescovo Rocco, buon cammino davanti a noi, in mezzo a noi, quando è necessario in fondo alla fila con chi ha un’andatura più lenta.
E… benvenuto! •

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